Italo Balbo: il Maresciallo dell’Aria

Il rapporto tra Italo Balbo e Mussolini fu decisamente controverso, caratterizzato da un deterioramento progressivo. Balbo nacque a Quartesana (Ferrara) il 6 giugno 1896. Fu squadrista, aviatore, gerarca, una delle figure più capaci e prestigiose dell’Italia fascista. La sua carriera militare iniziò come volontario, nella Prima guerra mondiale, tra le fila degli alpini, dove ricevette due medaglie di bronzo e una d’argento. Dopo la guerra studiò a Firenze, dove ottenne la laurea in Scienze politiche, per poi tornare a Ferrara per lavorare come impiegato di banca. A Ferrara decise di aderire al Partito Fascista, diventandone presto segretario della sezione locale. Fu uno dei quadrumviri della Marcia su Roma, diventando in seguito comandante generale della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale e sottosegretario all’economia nazionale. Nel 1929 fu nominato ministro dell’Aeronautica, veste in cui promosse e guidò diverse crociere aeree come la crociera aerea transatlantica Italia-Brasile e la crociera aerea del Decennale.

Il 5 novembre del 1933 fu destituito con decisione irrevocabile dalla carica di ministro dell’Aeronautica. Non fu un vero e proprio fulmine a ciel sereno, in quanto il Maresciallo dell’Aria sapeva di non essere ben considerato da Mussolini già da qualche tempo, visto che la sua crescente popolarità stava rischiando di oscurare quella del dittatore. Il gerarca ferrarese, inoltre, aveva mantenuto buoni rapporti con gli Inglesi, tanto da legittimare più di un sospetto su possibili congiure internazionali. Mussolini risolse il “problema” nominandolo governatore della Libia a partire dal gennaio 1934, dando così un duro colpo al prestigio di Balbo, il cui stato d’animo era quello di uno uomo addolorato per la sua improvvisa emarginazione.

Durante il suo esilio libico, il Maresciallo dell’Aria rinsaldò i legami con gli Inglesi, tanto da programmare una visita privata in Kenya, colonia di Sua Maestà, nell’aprile del 1938. Raggiunse Nairobi la mattina di sabato 30 aprile 1938, pilotando personalmente un trimotore Savoia Marchetti 79. La visita del governatore della Libia a Nairobi avvenne pochi giorni prima dello storico viaggio di Hitler a Roma (3-9 maggio 1938), una coincidenza che non sfuggì di certo al Duce. Il governatore del Kenya, Sir Robert Brooke-Popham, era un veterano della Raf, grande ammiratore del Maresciallo. Quest’ultimo si lasciò andare, svelando che i suoi rapporti con Mussolini erano irrimediabilmente compromessi. L’Italia firmò di lì a breve il Patto d’Acciaio con la Germania, e tenere un anglofilo come lui vicino ai centri decisionali si sarebbe potuto rivelare pericoloso. Balbo si stava accreditando agli occhi di Londra sempre più come il vero anti Duce.

Quando le operazioni belliche presero il via con l’invasione tedesca della Polonia (primo settembre 1939), nonostante l’alleanza già stipulata con Berlino, Roma era ancora incerta sul da farsi. Per qualche mese, Mussolini rimase alla finestra, anche perché, all’interno del regime, si contrapponevano ferocemente le fazioni filo-tedesca e filo-britannica. Il Duce, inoltre, voleva una conferma dell’effettiva potenza della macchina bellica nazista. Balbo era convinto che la Germania fosse destinata a perdere la guerra. Sir Andrew Noble, un alto funzionario del ministero degli Esteri, commentò in calce che il Maresciallo apparteneva alla fazione dei moderati, una corrente contraria all’alleanza italo-germanica. Così come il genero del Duce, Galeazzo Ciano.

Il 19 gennaio 1940, Balbo incontrò segretamente a Roma l’ambasciatore britannico Sir Percy Loraine. Il governatore della Libia rivelò i piani tedeschi per un’imminente offensiva militare in Francia, lungo la Linea Maginot. Tuttavia, Balbo “non sembra nemmeno contemplare la possibilità che la Germania vinca la guerra” ed era convinto che se l’Italia fosse entrata nel conflitto a fianco di Hitler, avrebbe commesso “un’assoluta fesseria”. L’idea di un ritorno alla Triplice Intesa fra Gran Bretagna, Francia e Italia come ai tempi delle Grande Guerra, commentò l’ambasciatore nel suo rapporto, sembrava non esser solo fantasia nella mente di Balbo. Tuttavia, in aprile, si arrivò alla resa dei conti all’interno del regime. Il Duce convocò una riunione a Palazzo Venezia, alla presenza di tutti i gerarchi che contano, compresi gli esponenti del “partito anglofilo”. Il 10 giugno 1940 Mussolini dichiarò guerra a Francia e Gran Bretagna, annunciando di voler marciare al fianco delle armate tedesche.

Balbo, nel frattempo, era tornato in Libia. Da Tripoli continuò a mantenere un contatto segreto con gli Inglesi. Per il Duce, visto che si era aperto anche il fronte in Africa, quel governatore ribelle costituiva una minaccia sempre più insostenibile. Ma ci pensò il fato a risolvere il problema. Il Maresciallo dell’Aria morì il 28 giugno, diciotto giorni dopo l’entrata in guerra dell’Italia. Abbattuto per errore dal “fuoco amico” della contraerea italiana mentre sorvolava il cielo di Tobruk. Questa la versione ufficiale. La scomparsa di Italo Balbo, però, è un capitolo di storia ancora tutto da svelare.