Notiziario: Vincenzo Mascia, il partigiano che costruì la rete delle scuole materne di Rimini

Vincenzo Mascia, il partigiano che costruì la rete delle scuole materne di Rimini

Vincenzo Mascia nacque a Rotello in provincia di Campobasso l’1 gennaio 1920.
Arruolato nel giugno 1943, dopo l’8 settembre rifiutò di servire i tedeschi e nel maggio 1944 entrò a far parte di quei contingenti della Divisione paracadutisti Nembo che mantennero la fedeltà al Re e si affiancarono ai reparti dell’esercito che cooperarono con gli Alleati per la Liberazione d’Italia. Qui rimase fino al 30 settembre 1944 quando i reparti della Nembo passarono con il Gruppo di combattimento Folgore e, sfondata la Linea Gotica, nella primavera del 1945 avanzarono su Bologna e proseguirono sino al Brennero. Nel corso dell’avanzata guadagnò i galloni di sergente ed ebbe la Croce al Merito di guerra (consegnata nel settembre 1946).

Prima della guerra, nel 1939, Mascia aveva ottenuto l’abilitazione magistrale a Campobasso. Terminato il servizio militare, divenne insegnante precario nelle scuole elementari di vari comuni del Molise. Nel 1950 si sposò e si trasferì in Romagna. Dal 1950 al 1957 fu insegnante elementare a Canonica di Santarcangelo di Romagna. Il 24 novembre 1956 si laureò in pedagogia con 110 e lode a Urbino.

Nel febbraio 1958 si trasferì a Rimini e qui insegnò sino al 1961 a San Salvatore, poi nel 1961-62 a Bellariva, nel 1962-63 a Cattolica. Nel 1962 fu abolita la scuola di avviamento professionale e, di conseguenza, la scuola media rimase l’unica scuola a cui si poteva accedere dopo le elementari. Da allora si parla di scuola media unificata. E Mascia nel 1963 passò ad insegnare nelle scuole medie di Rimini.

Nel 1973 andò in pensione, ma non cessò la sua attività pedagogica. Dal 18 aprile 1973 al 7 gennaio 1976 fu Direttore delle scuole materne di Riccione. Dal 1970 al 1987 fu collaboratore di diversi corsi universitari a Urbino (in Pedagogia, in Psicologia, al corso di Letteratura per l’infanzia).
Nel 2000, a 80 anni, si “regalò” una seconda Laurea in Psicologia con una tesi difficile: “Maltrattamento all’infanzia: l’abuso sessuale”.

Dal 1960 al 1965 fu membro del Comitato Federale del PCI riminese. Dal 1961 al 1970 fu consigliere comunale a Rimini e dal 1965 al 1970 Assessore alla scuola.
Dal 1981 al 1997 fu Presidente provinciale dell’ANPI riminese, e poi, sino alla morte nel 2003, Presidente dell’ANPPIA.

Autore fra il 1969 e il 1991 di 6 volumi dedicati ai temi dell’educazione. Collaboratore di riviste di educazione (fra cui “Riforma della Scuola”), antifasciste (fra cui “Patria Indipendente”, il periodico dell’ANPI nazionale) e locali (fra cui i periodici comunisti “Rimini Oggi”, “Il Progresso”, e quello dell’ANPI riminese “Noi c’eravamo”).

Un suo intervento su “Rimini Oggi” (in otto puntate, apparse fra il 2 luglio e il 26 novembre 1961) intitolato “Intellettuali e ceti medi nella Resistenza riminese” aprì la prima vera (e dura) discussione sugli anni della guerra, sul ruolo dei comunisti e sull’attività dei partigiani. Alle sue tesi si contrappose in maniera frontale Decio Mercanti, presidente del CLN riminese.

Vincenzo Mascia morì a Modena il 17 maggio 2003.

L’ANPI riminese, con la famiglia Mascia, ha istituito un premio a Lui intitolato per studenti autori di ricerche dedicate alla guerra e alla Resistenza; quest’anno il premio è arrivato alla settima edizione. I premi vengono tradizionalmente consegnati la sera del 16 agosto in occasione delle celebrazioni in ricordo dei tre giovani partigiani riminesei impiccati dai tedeschi nel 1944.
La sua ricchissima biblioteca è stata donata dalla figlia, dott.ssa Maria Teresa, negli anni successivi alla morte di Vincenzo, alle Biblioteche di Coriano e di Rimini.

Scrive l’ANPI riminese, nel bando del Premio Vincenzo Mascia: “per valorizzare e tramandare la memoria del partigiano ed ex Presidente ANPI, Vincenzo Mascia, figura di rilievo per la vita politica e culturale di Rimini. Mascia fu, infatti, insegnante e pedagogo, benemerito per l’impegno profuso nella lotta al nazifascismo e per la dedizione con cui continuò a tramandare alle giovani generazioni la memoria della Resistenza e della lotta partigiana”.

Come si evince da questo breve profilo biografico, la vita di Vincenzo fu assai intensa, impegnata fra politica ed attività didattica. La sua esperienza di pubblico amministratore con il Sindaco Walter Ceccaroni lo colloca fra gli “assessori pragmatici e pratici” che contribuirono a ricostruire Rimini dalle macerie della guerra. E l’impegno di Vincenzo, ad esempio, per costruire la rete delle scuole materne cittadine fu notevole. Anche la sua Presidenza dell’ANPI lo impegnò spesso e volentieri con i giovani: costante il suo impegno nelle scuole e fra gli studenti per non far dimenticare alle giovani generazioni l’impegno per la libertà dalla dittatura fascista. Molto discussa e chiacchierata invece il suo impegno nell’assistenza alla redazione di tesi di laurea dei giovani universitari. Ognuno di noi ha luci ed ombre, ma la vita di Vincenzo fu sicuramente spesa per la crescita della democrazia e della libertà nel nostro Paese. Ed è questo che alla fine deve far pesare la bilancia del giudizio storico sull’attività di una persona come fu Vincenzo Mascia.

Paolo Zaghini