UNA MESSA DI NATALE IN PRIMA LINEA SUL FRONTE DEL DON

tratto da “Centomila gavette di ghiaccio” di Giulio Bedeschi – Mursia editore, Milano
La notte di Natale calò sulla distesa bianca; era patetica e struggente come solo i soldati in trincea la sentono, lontani da ogni bene, dispersi nel silenzio, prossimi alle stelle.
A mezzanotte, dalle gelide tane disperse fra la neve, ombre lente sortirono sulla pianura e s’avviarono silenziose verso un punto un poco luminoso. Convenivano dagli esigui tuguri ricavati fra neve e terra, pazientemente divisi con pidocchi e topi; andavano a processione e giungevano alla piccola luce, alla baracchetta del Comando di battaglione a salutare Gesù, poiché il cappellano Lo chiamava tra gli alpini, in quella notte: diceva la messa di Natale in prima linea e Lo pregava di scendere a trovare gli alpini, che Lo attendevano con puro cuore.
Pochi avevano trovato posto nella baracchetta, i più stavano nella neve, si erano inginocchiati nella neve e dalla porticina aperta vedevano le due candele accese e il cappellano che pregava per chiamare Gesù.
Il cappellano pregava con fervore ma un poco in fretta, perché gli alpini tremavano di freddo, quarantadue feroci gradi sotto zero, ma era venuti da Lui.
Stavano fermi e buoni nella neve, le ginocchia sprofondate nel bianco parevano di ghiaccio; tenevano la testa bassa a dire le loro semplici preghiere e ogni tanto l’alzavano a guadare il chiarore delle due candele.
Il cappellano leggeva in fretta e a bassa voce le parole della Messa di Natale.
- Vedi, Bambino Gesù - forse diceva il suo cuore mentre gli occhi scorrevano sulle righe del messale – questi sono gli alpini che fanno la guerra. Ma non ne hanno colpa. Tu lo sai. Sono stati mandati, e devono ubbidire. Preferirebbero lavorare tranquilli nelle loro case, per i loro figli e per le mogli che sono rimaste sole, e per i vecchi. A loro non manca la buona volontà di servirTi in pace proprio come vorresti Tu, Pax hominibus, bonae voluntatis. Vedi invece dove sono finiti e come soffrono, che vita fanno! Guardali come sono ridotti, quasi peggio di Te quando nascesti: hanno solo un po’ di fradicia paglia per sdraiarsi; Tu almeno avevi, scusa, il bue e l’asinello a riscaldarTi col fiato. Loro, no. Il loro fiato esce dalla bocca e diventa brina, ricade sul bavero e sul petto del cappotto, anche quando dormono; si svegliano così, poveretti, col ghiaccio sugli abiti. E sopportano, perché sono mansueti ed umili di cuore, come Tu vuoi. Quando mi sono voltato verso di loro per annunciare Gloria in excelsis Deo, ho visto che sono inginocchiati nella neve rivolti al Tuo altare: me l’aspettavo, li conosco bene. E stanno a testa china, Ti pregano, se li ascolti sentirai che Ti chiedono soprattutto di farli tornare presto a casa, alle loro montagne; da soli non possono andarci, sono capaci di morire qui, per ubbidire. Tu stesso li hai fatti così; ma se li restituisci alla casa sentirai che felicità, che bontà d’intenti e d’opere vive nel loro cuore…
Press’a poco così doveva pregare il cappellano, perché era un alpino anche lui.
Ormai la Messa ai Natale stava per finire; con quei quarantadue sotto zero non era possibile, in linea, fare altre cerimonie. Nella baracchetta, vicino all'altare, il campanello del telefono da campo trillò.
- Pronto - disse a bassissima voce, per non disturbare, il maggiore Letti che comandava il battaglione Tolmezzo. Ascoltò, rispose brevemente e tolse la comunicazione scambiando con il celebrante un gesto di rammarico.
- Immediatamente ai posti di combattimento! - ordinò ad alta voce; - i russi stanno venendo all'attacco davanti al nostro battaglione. Capitano Reitani, qui per favore.
La ventisei, che operava in diretto appoggio del battaglione, aveva la linea pezzi schierata fra le postazioni degli alpini.
- Mi raccomando il collegamento fra noi - disse il maggiore; - sarà dura, dagli osservatori avvertono che i russi stanno per attaccare con almeno tre battaglioni il mio reparto. Dovremo compiere uno sforzo enorme.
Il cappellano aveva terminato la Messa e stava riponendo gli arredi sacri, s'udì il frullare e lo schianto d'alcuni colpi di mortaio che esplosero nelle vicinanze.
- Non rispettano neppure la notte del Signore... - sospirò il cappellano spegnendo le due candele.