TU SEI LA MIA PATRIA!

La mattina del 24 agosto del 1918, a Villa Dolfin-Boldù, a Rosà, alla presenza del re Vittorio Emanuele III venne eseguita per la prima volta la Canzone del Grappa, canto dedicato al monte sacro alla patria e ai soldati della IV Armata che sul Massiccio combatterono sanguinose battaglia durante la Grande Guerra. Ma quale fu la genesi di quell'inno che, come noto, fu scritto dal generale Emilio De Bono e musicato di getto dal capitano Antonio Meneghetti? Lo spiega lo storico Paolo Volpato, romano d'adozione ma originario di Pianezze, nel numero speciale per il ventennale di «Aquile in guerra», la Rassegna di studi della Società storica per la guerra bianca, sodalizio sorto a Milano nel 1993 allo scopo di perpetuare la memoria della guerra combattuta sulle creste delle Alpi. La Canzone del Grappa non nacque nelle trincee del Massiccio, nè nelle immediate retrovie del fronte ma molto più lontano ed ebbe una sua autonoma pubblicizzazione ben prima della sua composizione. NEL SUO CONTRIBUTO, Volpato cita un intervento a Montecitorio del presidente del Consiglio Vittorio Emanuele Orlando il quale, il 23 febbraio del 1918, rivolgendosi ai deputati, riporta «la voce che ci viene di là dal fronte», ossia dal Feltrino, a nord del Grappa, occupato dagli austriaci. È la voce della «popolazione di Fonzaso» dove, ricorda Orlando, «i ragazzi cantano una canzone col ritornello “Monte Grappa tu sei la mia Patria!”». NON SI PUÒ SAPERE, spiega Volpato, se realmente i ragazzini intonassero canzoni contro gli occupanti. Forse fu il frutto della propaganda. Fatto è che da quel momento il motto entra con forza nella letteratura di guerra. Lo si ritrova subito su una delle riviste dei combattenti, La Trincea, dedicata alla IV Armata del Grappa, sul numero uscito il 31 marzo 1918. Il motto, spiega Volpato, non solo entra a pieno titolo nella propaganda di guerra ma viene anche consacrato dalla truppa sulla stessa rivista nel numero del 21 aprile '18 attraverso i versi del caporale degli Arditi Renato Arlotti. «Monte Grappa tu sei la mia Patria» non è più un semplice slogan propogandistico ma un imperativo concreto e un impulso a combattere. L'impero asburgico sta pianificando l'ultimo attacco al fronte italiano. Il Comando supremo lo sa e si prepara, dalle Alpi al mare, pasaando per il Grappa e il Piave. Sarà la Battaglia del solstizio, divampata il 15 giugno e nel corso della quale il Regio Esercito riuscirà a fare argine primo dello slancio verso Vittorio Veneto. Il presidente del Consiglio Orlando, il successivo 22 giugno, nel celebrare la vittoriosa difesa italiana menziona per la seconda volta il Massiccio. «Sul Grappa, il monte della Patria», dice Orlando, «il nemico trovò contro sè quella ferrea, invitta Quarta Armata». PER LA SECONDA VOLTA le più alte istituzioni dello Stato citano il Grappa, monte sacro alla patria. Il discorso di Orlando viene distribuito alle truppe in linea ed è a questo punto che entrano in scena il generale Emilio De Bono, comandante del IX Corpo d'Armata, e il capitano Antonio Meneghetti, anconetano. De Bono, sotto l'occhio vigile del generale Gaetano Giardino, comandante della IV Armata, scrive il testo della canzone e quindi telefona al capitano Meneghetti, ufficiale della brigata Basilicata e musicista, acquartierato a Bassano, e lo convoca l'indomani a Villa Dolfin-Boldù. Meneghetti compone la musica in una quarantina di minuti. IL BRANO fu sottoposto all'attenzione del generale Giardino a Galliera Veneta, nell'Alta Padovana, dove nel '18 aveva sede il comando della IV Armata. Il motivo fu intonato da un coro di militari e piacque al comandante dell'Armata del Grappa. Ora si trattava di attendere il momento per renderla pubblica e ufficiale. Quel momento giunse il 24 agosto, con la visita del re ai reparti della IV Armata.

Carlo Barbieri