Tra Cittadella, Dueville e Montecchio: in ricordo dei caduti della Grande Guerra

Capita spesso, nella vita di tutti i giorni, di passare davanti a qualche vecchio monumento dedicato ai caduti delle guerre combattute dall’Italia nel corso della sua storia: dai due conflitti mondiali alle guerre di Spagna e d’Africa, dalla campagna in Albania fino alle guerre risorgimentali dell’Ottocento. Ma in alcuni luoghi del nostro Bel Paese può capitare, nella nostra faccendevolmente Cimitero Militare austriaco di Cittadellaaffaccendata vita di tutti i giorni, tra la scuola, l’università o il lavoro, di non fare caso di passare di fronte a lunghissime file di croci di marmo bianco: e neanche sappiamo dare delle spiegazioni del perché, a Cittadella, un piccolo Comune poco fuori Padova, si trovino sepolti oltre 17.000 caduti dell’esercito austro-ungarico o del perché in altri due centri vicini della provincia di Vicenza, Dueville e Montecchio Precalcino, quasi seicento soldati di Sua Maestà britannica e del Commonwealth. E i ricordi degli abitanti del luogo ormai quasi stanno scomparendo del tutto: solo i più anziani, se la memoria “non gioca brutti scherzi” riescono a dare qualche informazione in più; i più giovani rispondono solo che mai si sognerebbero di recarsi a visitare un cimitero o un sacrario là dove è stato eretto. E allora coloro che giacciono sotto quelle bianche lapidi di marmo rischiano di essere dimenticati dalla memoria dei vivi e le loro storie cadrebbero nell’oblio per diventare oggetto di studio solo degli esperti del settore.

Cimitero inglese di DuevilleAllora ci siamo recati a Cittadella, là dove riposano 17.652 soldati dell’Impero di Vienna, caduti sul fronte italiano nella Prima Guerra Mondiale contro il Regno d’Italia: non sapremo mai quali furono gli ideali o le speranze di quei giovani che vestirono l’uniforme con lo stemma degli Asburgo; molti di loro, probabilmente, neanche sapevano del perché la loro Nazione era in guerra con gli Italiani o i delicati Cimitero inglese di Montecchio Precalcinoequilibri militari e strategici che portarono alla guerra fratricida tra Europei: anzi, magari, come poteva capitare per un esercito poliglotta come quello austro-ungarico, molti parlavano la lingua di Roma e altri ancora, specie chi venne destinato al settore alpino, conosceva personalmente l’avversario sulla cima opposta. Ci fu chi morì per le malattie contratte al fronte, chi per le ferite e chi in prigionia: diverse migliaia dei soldati presenti a Cittadella, infatti, erano prigionieri di guerra catturati dagli Italiani durante le operazioni belliche. Come i soldati di Sua Maestà sepolti a Dueville (134 Caduti) e a Montecchio Precalcino (439 Caduti): essi morirono negli ultimi mesi della guerra, dall’aprile 1918 fino agli inizi del 1919, dopo che avevano esalato l’ultimo respiro presso gli ospedali da campo delle retrovie. In particolare, a Dueville erano stati costituiti due ospedali di smistamento presso le scuole del centro abitato, mentre a Montecchio avevano la loro sede il 9°, il 24° ed il 39° Ospedale di Smistamento.

Stan Sasve, Johann Fabringer, Ferdinand Mober, Jokob Ravaln, Harry North, George Arthur Davis, Frank Watkins, Harry Crossland: assieme ad altre migliaia di loro commilitoni sono caduti sul fronte italiano; alcuni erano nostri alleati, altri nostri avversari. C’è tanto da imparare sulla nostra Storia andando per trincee, sacrari e cimiteri militari: è quello che tentiamo di fare raccontando le loro storie, ricordando il loro sacrificio e recandoci sui luoghi della memoria. Ricordiamoli come è giusto che sia e non solo a margine delle cerimonie ufficiali che a breve fioriranno in tutta Europa per il centenario della Grande Guerra: sono i nostri nonni e bisnonni che sono caduti al fronte e se li dimentichiamo, come amava ricordare Gianmaria Bonaldi, classe 1893, Alpino del Battaglione Edolo, “potrebbero pensare di essere morti invano ed allora si sentirebbero ancora più soli”.