Tito Acerbo e gli intrepidi Sassarini

Era il Comandante della 4a Compagnia del 152° Reggimento Fanteria, Brigata Sassari. Quei Dimonios, come ricorda il loro inno cantato a squarciagola ogni 2 giugno durante la Parata ai Fori Imperiali, che dalle trincee del Carso hanno scritto la storia d’Italia a prezzo di innumerevoli sacrifici. Come il Capitano Tito Acerbo, tre volte decorato al Valor Militare e caduto alla testa dei suoi Sassarini quando, passato il Piave, i Fanti del Regio Esercito affrontarono le truppe austro-ungariche nella Battaglia del Solstizio. Così lo ricorda Leonardo Motzo, pluridecorato Generale di Brigata, combattente di due guerre mondiale, nel suo volume Gli intrepidi Sardi della Brigata Sassari: Tito Acerbo fu una “figura mirabile di gentiluomo e di Ufficiale, uno dei vecchi della Brigata”. Originario di Loreto Aprutino, in provincia di Pescara, la sua appartenenza ad un reparto che arruolava prevalentemente a livello regionale fu quasi un’anomalia: ma non per questo non seppe conquistarsi la fiducia dei suoi sottoposti. Uomo di cultura, conseguì, nel 1914, poco prima dell’entrata in guerra dell’Italia, la Laurea in Scienze Sociali presso l’Università di Firenze: l’anno seguente decise di arruolarsi nel Regio Esercito, conseguendo i gradi di Sottotenente. Inviato sul Carso e sull’Ortigara, non passò molto tempo prima che il giovane Tito Acerbo desse prova del suo grande valore: sempre alla testa dei suoi uomini, tra i primi a balzare fuori dalla trincee e dai rifugi, per ben due volte ottenne la promozione “sul campo”, prima al grado di Tenente e poi a quella di Capitano.

Brigata SassariNel settembre 1917, sulla Bainsizza, lo stesso altipiano che vide Emilio Lussu chiudere il suo Un anno sull’altipiano, riusciva a conquistare un’importante caposaldo alla testa della sua Compagnia, dopo un duro scontro a fuoco, al termine del quale riusciva a fare anche dei prigionieri. Per questa azione, venne poi decorato di Medaglia di Bronzo al Valor Militare: “Comandante di una Compagnia, con la parola e con l’esempio trascinava i suoi dipendenti alla conquista di una importante posizione, giungendovi tra i primi e facendovi numerosi prigionieri. Altipiano di Bainsizza, 15 settembre 1917”. Quando vennero i giorni di Caporetto, i fanti della Brigata Sassari vennero investiti in pieno dall’offensiva austriaca: ma non si disorientarono, anzi. In più punti del fronte tennero le posizioni e continuarono a combattere. Come ricorda il Generale Motzo, “la resistenza della Sassari a Codroipo disorientò il nemico e lo trattenne fino al 31, dando così modo a una grande quantità di truppa e di materiale di passare nelle ventiquattro ore il Tagliamento per i ponti di Madrisio e di Latisana”. Arrestata l’avanzata austriaca, la 4a Compagnia del Capitano Acerbo diede battaglia sull’Altipiano di Asiago, nella battaglia conosciuta come “dei Tre Monti”: il Col d’Echele, il Monte Valbella e il Col del Rosso. Fu per la conquista di queste cime che Tito Acerbo si guadagnò la sua seconda Medaglia al Valor Militare, questa volta d’Argento: “Alla testa della sua Compagnia, accorreva prontamente sulla linea del fuoco, respingendo un contrattacco nemico e catturando molti prigionieri. Col del Rosso, 28 gennaio 1918”.

O il Piave o tutti accoppati!Quando, poi, si scatenò la Battaglia del Solstizio nel giugno 1918, dove in un primo momento gli Austriaci riuscirono a oltrepassare in più punti il Fiume Piave, la Compagnia comandata da Tito Acerbo si trovò fin dalle prime ore investita in pieno dall’offensiva. E’ sempre Leonardo Motzo a narrare quei drammatici istanti: “Ricevuto l’ordine, dispone: a squadre, a gruppi, combattendo, si retroceda a cominciare dalla sinistra. Il nemico circonda la Compagnia che deve aprirsi il varco con la baionetta. Tito Acerbo è colpito a morte mentre arditamente percorre la fronte per dare ordini alla sua Compagnia. La Medaglia al Valor Militare dice il suo valore, niente varrà a farne dimenticare la perdita al suo Reggimento”. Era la mattina del 16 giugno 1918: sebbene ferito, il Capitano Acerbo continuò a incitare i suoi uomini a combattere contro il nemico avanzante. Insignito in un primo momento della Medaglia d’Argento al Valor Militare alla Memoria, gli verrà poi mutuata nel 1924 in quella d’Oro: “Valoroso fra i valorosi di una gloriosa Brigata, animatore impareggiabile, fulgido esempio di bravura, di abnegazione e di fede incrollabile, eccezionalmente dotato di capacità e di slancio, sempre e dovunque eroicamente condusse il suo reparto nelle più sanguinose azioni, sul Carso, sugli altipiani e sul Piave. Quivi nella turbinosa battaglia, benché ferito, alla testa dei suoi reparti proseguiva nel violento attacco contro preponderanti forze avversarie. Impegnata una accanitissima mischia, minacciato di accerchiamento, con impeto travolgente riusciva ad aprirsi un varco, liberandosi dalla stretta nemica e trascinando seco numerosi prigionieri. Poco dopo, colpito a morte da proiettile nemico incitava ancora i dipendenti a persistere nella lotta e spirava sul campo, inneggiando alla Patria. Croce di Piave, 16 giugno 1918”.