TESTIMONIANZE: SEBASTIANO SABBATINO

SCAFATI (SA)
SABBATINO Sebastiano
… di Raffaele e REBECCHI Giuditta, nato a Scafati(SA) il 26.12.1908, residente all’atto dell’arruolamento, in Scafati (SA) in Corso Nazionale Vicolo Panariello, panettiere.
23.04.1928.: Rinviato in congedo illimitato provvisorio in attesa del congedo del fratello Michele.
27.04.1929.: Chiamato alle Armi e giunto nella 10° Compagnia di Sussistenza di Napoli, inviato successivamente in data 05.10.1930 in congedo illimitato.
15.01.1941.: Richiamato alle armi e giunto a reparto. 10° Compagnia di Sussistenza di Napoli.
28.01.1941.: Partito per l’Albania perché trasferito alla 26° Compagnia di Sussistenza, quindi giunto in territorio dichiarato in Stato di Guerra. Sbarcato a Valona.
01.04.1941.: trasferito alla 56° Squadra panettieri.
La presenza di una unità militare del genere, conferma che dal punto di vista logistico, la nostra forza di occupazione era messa bene. Non si pensa a fare il pane se non vi è un eccellente controllo del territorio.
18.05.1941.: tale nella forza di occupazione dei territori della ex - Jugoslavia.
02.01.1942.: Rimpatriato in territorio nazionale, imbarcandosi dal porto di Durazzo.
09.01.1942.: Sbarcato a Bari.
12.04.1942.: Posto in congedo perché aveva 4 figli a carico.
Ritorna a Scafati(SA), ma la Guerra non era ancora finita.-
Dopo la firma dell’armistizio, sarà poi assegnato al X Reparto di Sussistenza di stanza a Napoli. Con l’arrivo degli anglo-americani, che liberarono Salerno, si unì ai partigiani con ruoli prevalentemente logistici fino alla liberazione di Scafati.
Terminata la guerra ritornò definitivamente a Scafati e riprese la sua attività di panettiere ma con maggiore impegno politico-sindacale, preoccupandosi di organizzare la categoria dei panettieri. Grazie al suo impegno fu introdotto dalla Pretura di Salerno “l’orario di panificazione” (impossibilità di panificare dalle ore 22 alle 4), il divieto di importare il pane dagli altri comuni, ed infine l’obbligo del riposo settimanale per gli operai del settore. Il successo che ottenne come sindacalista era dovuto alla chiarezza degli obbiettivi ed alla coincidenza di questi con i bisogni della categoria. Egli si assunse l’onere di essere al servizio dei lavoratori che, come lui, non avevano diritti ed erano costretti a lavorare di notte con turnazioni estenuanti. Politicamente nel 1946 si schierò attivamente per l’elezione del sindaco di Scafati (SA) Ludovico Sicignano. Nel Dopoguerra Scafati era allo stremo per le conseguenze lasciate dal fascismo, ma c’era una forte voglia di rialzarsi e la speranza di Sebastiano, che da sempre aveva combattuto il regime, era quella di poter finalmente realizzare i suoi sogni di libertà e uguaglianza. Nel 1948 si traferì con la propria famiglia dal Cortile Panariello a Piazza Trento dove risiederà fino alla morte. Pur essendo già segretario sindacale dei panettieri, fu anche uno dei fondatori della Federbraccianti Scafatese ed iniziò a proccuparsi anche dei diritti dei lavoratori della terra.
Nel 1954 fu eletto primo Segretario della Camera del Lavoro (C.G.I.L.) di Scafati situata in Via Pietro Melchiade (dove oggi vi si trovano gli uffici postali). Si avvalse di validissimi collaboratori fra i quali l’avvocato Guglielmo Formisano (responsabile dell’ufficio legale), Francesco Navarrino (co-segretario della corrente socialista), Filippo Fortunato (esperto in pratiche d’ufficio), Domenico Toscano (responsabile degli operai della Manifattura dei tabacchi di Scafati), Bernardo Acanfora (responsabile dei braccianti agricoli) e Giovanni Bosso (responsabile della categoria degli edili). Con questa segreteria la Camera del lavoro scafatese ebbe un enorme successo organizzando gli operai di tutte le industrie della città. Sebastiano fu tragli organizzatori dei primi cortei in occasione della festa dei lavoratori (1° Maggio).
Il Comitato direttivo del P.C.I. di Scafati ritenne opportuno inserirlo nella lista dei candidati al Consiglio Comunale, contemporaneamente alla sua attività di sindacalista, dove fu eletto nel 1956, raggiungendo grandissimi consensi. Il suo elettorato era costituito perlopiù da braccianti agricoli che vivevano nelle periferie, in gran parte (oltre 1.300) iscritti alla Camera del Lavoro. Il suo impegno e la sua onestà politica vennero fortemente apprezzati tanto da confermarlo per altri due mandati consegutivi (1960 e 1964). Fu tra gli organizzatori dello sciopero del 1962 degli operai della Del Gaizo di Scafati che richiedevano migliori condizioni di lavoro. Il suo altruismo era talmente forte che molto spesso donava gli abiti, da lui indossati in quel momento, alle persone bisognose che si presentavano presso la Camera del Lavoro; a tal proposito la figlia Ada racconta che più volte il padre le telefonava per farle portare dei vestiti di ricambio pochè ne era rimasto sprovvisto. In tanti come forma di ringraziamento per il suo operato a favore dei contadini avrebbero voluto omaggiarlo con i prodotti delle loro terre ma Sebastiano, conoscendo le loro difficoltà economiche, imponeva alla sua famiglia di non accettare nessun dono.                
Durante le elezioni del 1964 nonostante Sebastiano fosse stato eletto con moltissimi consensi, il suo partito non riuscì a raggiungere la maggioranza nel Consiglio comunale; questa “sconfitta” gli procurò una cocente delusione tanto da provocare un declino delle sue condizioni di salute. La situazione peggiorò portandolo addirittura ad aver bisogno del ricovero ospedaliero presso l’Ospedale Ascalesi di Napoli. Tra le tantissime personalità che si recarono a fargli visita durante la degenza vi fu il futuro Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Tra i due vi era un profondo rapporto di stima reciproca nato durante la loro comune militanza politica; Napolitano durante il ricovero dell’amico, molto spesso, ospitava la famiglia Sabbatino per evitarle le continue trasferte da Scafati per accudire Sebastiano. Il 24 Gennaio 1965, Sebastiano Sabbatino morì a Scafati prematuramente all’età di 56 anni. Grandissima fu la partecipazion ai suoi funerali da parte della cittadinanza e della classe politica; al corteo funebre presero parte anche le Suore Alcantarine di stanza presso la Chiesa Santa Maria delle Grazie, nonostante la risaputa ostilità del clero verso i mebri del Partito Comunista. L’altruismo e la generosità di Sebastiano avevano conquistato anche parte della Chiesa cattolica proprio per le numerose opere caritatevoli fatte nei confronti degli orfani ospitati dalle suore. Anche negli anni seguenti le Suore non fecero mai mancare fiori freschi sulla sua tomba.