TESTIMONIANZE: SALVATORE DANIELE

Nato nel 1922
Sono partito per il militare come aviere il 20/9/42. Fui assegnato prima a Torino, dove feci l’addestramento di quaranta giorni, poi fui trasferito a Sesto Calende, in Provincia di Varese. Dove c’era un aeroporto e idroscalo, perché quella cittadina è posta sul Lago Maggiore.
In quel posto rimasi circa quaranta giorni, successivamente ci hanno trasferiti anche da lì e ci hanno mandati a Roma per fare la scuola di aiutomarconista. Io ho fatto l’intero il corso, finito il quale sono stato assegnato all’aeroporto di Crotone. Dopo soli dieci giorni da quando ero arrivato a Crotone cominciai a avere i primi sintomi delle febbri di malaria. Per curare questa malattia sono stato trasferito prima all’ospedale di Bari e poi in convalescenza all’ospedale militare di Salsomaggiore.
Quando fui trasferito all’aeroporto di Crotone era prossimo lo sbarco degli Alleati e c’erano bombardamenti, e mitragliamenti praticamente ogni 10 minuti. Era un allarme continuo. Non si stava un minuto in pace, tanto è vero che fu colpita la cucina da campo, tutta buttata all’aria.
Nei bombardamenti e nei mitragliamenti ho visto morire alcuni dei miei commilitoni. Un mio caro amico che era marconista, come me, è stato abbattuto, sempre in quel periodo mentre era in un azione di guerra sull’Egeo.
Al momento dell’Armistizio dell’8 settembre 1943, come ho già detto, ero all’ospedale militare di Salsomaggiore in provincia di Parma per curare la malaria. Anche lì arrivarono i Tedeschi e per non farci prendere siamo scappati e siamo andati in treno verso la Romagna e da lì sempre in treno lungo l’Adriatico fino a Pescara. Arrivati a Pescara non c’erano più treni, era tutto buttato all’aria. A quel punto sono stato preso da persone del posto con altri militari, e ci hanno messo su un camioncino con il quale abbiamo cercato di andare via, verso l’Italia Meridionale. Poco dopo che eravamo partiti ci sono stati ancora dei bombardamenti e mi hanno lasciato lì, perché stavo troppo male, a causa della malaria. Sono stato portato all’Ospedale civile di Ortona a Mare, dove sono stato ricoverato sempre per curarmi della malaria.
Ma anche qui sono arrivati i Tedeschi che prendevano tutti. Io per non farmi pigliare, anche se ero ancora malato, sono scappato e sono andato verso l’interno, sempre nella zona di Ortona a Mare, qui sono stato accolto da una famiglia tra Villa San Nicola e Figliomanno. Queste persone mi hanno tenuto con loro dal settembre 1943 al gennaio 1944, mi hanno curato, rifocillato, mi hanno salvato la vita praticamente, anche se non c’erano più medicinali, non c’era nulla, però grazie alla loro generosità sono riuscito ad arrivare ai primi del 1944.
Sono tornato a Ortona a Mare, sono stato montato sui mezzi degli Inglesi, che nel frattempo avevano già liberato la zona, ed essi mi hanno portato fino a Bari. Poi, sempre dagli Inglesi sono stato portato ancora più a sud, ed insieme ad altri ex militari siamo andati in un campo vicino ad un paesino della Basilicata.
Da lì riuscii a ritornare nella mia città, Santa Maria Capo a Vetere in provincia di Caserta. Mi sarei dovuto ripresentare a Maddaloni, ma non mi sono ripresentato, perché ero ammalato e preferito farmi curare nel Casertano, che era zona malarica ed i medici erano specializzati nella cura della malaria, per cui sono restato a Santa Maria Capo a Vetere. Mi sono ripresentato al servizio militare nel 1945, finita la guerra, quando richiamarono tutti i militari, al Presidio di Caserta e poi sono stato assegnato al Distaccamento Aeronautico di Napoli e successivamente a quello di Portici. Qui sono stato aggregato alla R.A.F., Royal Air Force inglese e ho prestato servizio altri sei mesi. Il congedo è arrivato il 4/4/46.