TESTIMONIANZE: NATALINO DIECI

Nato a Romanoro, frazione di Frassinoro (Modena), il 25 dicembre 1927.
Frassinoro, è un Comune di montagna, nella Seconda Guerra Mondiale venne a trovarsi su quella striscia di terra definita Linea Gotica. Fin da subito, qui si organizzarono e operavano squadre di giovani Partigiani per contrastare le azioni dei nazi-fascisti. Io avevo diciassette anni nel 1944, ero poco più di un ragazzo, ma anche i giovani come me venivano presi dai Tedeschi e deportati. Così scelsi di andare con loro, con i Partigiani, perché sentivo che quella era la parte giusta dove stare.
La zona dove operavamo e di riferimento era lungo la strada che da Pian della Gotti, attraverso le montagne congiunge vari Comuni, tra cui Frassinoro e arriva a Modena. Eravamo abbastanza vicino anche a Montefiorino, centro famoso per l’eroica resistenza dei Partigiani e di tutta la popolazione, contro le forze nemiche. La nostra zona operativa era però lungo quella strada, sulle colline e sulle montagne sovrastanti, di cui non rammento il nome.
Il capo del gruppo di cui facevo parte, era un giovane del nostro paese che aveva studiato e sapeva indicarci come e cosa fare. Durante la giornata, le raccomandazioni erano di prestare la massima attenzione, osservare e segnalare subito ogni movimento sospetto, senza però intervenire per non compromettere le operazioni congiunte. Avevamo il compito di scavare lungo la dorsale dei fortini dai quali poter controllare, senza essere visti, la strada di grande comunicazione, che attraverso vari comuni dell’Appennino arriva a Modena, con tutti i movimenti che potevano esserci. Il mio gruppo era formato da quindici giovani di età compresa tra i 17 e i 26 anni. Nelle vicinanze, ma più in basso di dove noi operavamo, c’erano le case dei contadini, sui quali potevamo fare affidamento.
Alcune famiglie ci misero a disposizione un locale dove preparare il mangiare e spazi dove, qualche volta poter passare la notte. Posso proprio dire che da quelle parti la popolazione è sempre stata, e in modo convinto, con noi partigiani.
Anche il nostro gruppo visse in condizioni di paura, di disagio e incertezza, propri a certi momenti cruciali di lotta tra forze impari, di privazioni, di fatica, anche di solitudine e inadeguatezza. Mi ricordo un po’ confusamente, anche perché è passato ormai tanto tempo, di uno scontro dove un partigiano del mio gruppo perse la vita ed anch’io la vidi brutta.
Invece ricordo bene la fine della guerra, la nostra allegra esultanza, la gioia della popolazione, e l’orgoglio di noi Partigiani. Perché tutti i gruppi operativi della zona di quelle montagne, compreso il mio, furono convocati a Modena, dove i comandi partigiani e le autorità preposte ci accolsero con onore e festeggiamenti.
Dopo la guerra, sono venuto via da quei posti, in cerca di lavoro e di condizioni di vita migliori.
Così non ho avuto più modo, necessità o interesse di parlare di quei fatti, ho perso ogni contatto con i compagni, con le persone, con l’ambiente. Ora mi dispiace di aver dimenticato tante cose, ma allora, forse, consideravo quella una parentesi dolorosa della mia vita, che volevo conclusa per sempre.
Qualche volta, quando torno da quelle parti, voglio rintracciare qualcuno e domandare per poter ricostruire, ricordare e raccontare con più ricchezza di particolari e precisione quel periodo.