TESTIMONIANZE: FORTUNATO BARONE

 Nato a Gezzano (PZ), il 26 gennaio 1913
Sono della classe 1913, ho fatto il servizio di leva in una caserma che era in piazza San Materassi a Milano.
Successivamente feci un corso come sottufficiale, ma avevo deciso di non rimanere in carriera perchégià lavoravo nelle ferrovie come montatore.
Però appena mi ero congedato iniziò la Guerra d’Africa e contemporaneamente fui richiamato alle armi e assegnato al 10° Fanteria a Bari. Poi fui trasferito a Sabaudia vicino a Roma dove tutto il battaglione si parcheggiò pronto per la partenza per l’Africa Orientale. Non ricordo il reggimento, la divisione era la “Littoria” al comando del Generale Bergonzoli detto “Barba elettrica”.
Ci imbarcarono a Gaeta alla fine di febbraio del 1937, sennonchè invece che in Africa ci sbarcano a Cadice,in Spagna. In Spagna la divisione “Littoria” fu impiegata sul fronte a Guadalajara, che successivamente fu chiamata la Caporetto del fascismo. Al comando sempre del Generale Bergonzoli.
Sul fronte a Guadalajara dall’altra parte c’erano anche molti italiani antifascisti.
La notte dalla parte di là parlavano in Italiano e dicevano “Italiani passate dalla nostra parte, perché il vostro governo vi ha ingannato e invece di mandarvi in Africa vi ha mandato qui a morire”.
Dopo ho saputo che c’erano Pacciardi, Nenni, Longo e Saragat, mi pare, questi erano i fuorusciti.
Io ho avuto piacere di fare parte del corpo di spedizione in aiuto di Franco, perché sono un cattolico, sono un credente. Io presi una decorazione a Guadalajara in Spagna.
Siccome non sfondammo, ripiegammo la sera del 18 marzo 1937. La divisione si spostò sul fronte di Bilbao, sempre al comando del Generale Bergonzoli. Colà mi ammalai, presi la febbre a 40° e fui ricoverato in ospedale a Burgos, poi fui dimesso.
Arrivò dall’Italia un certo Generale Carlo Rivolta a organizzare scuole militari per Franco ed io andai a finire come istruttore all’Accademia Ufficiali Spagnola e Portoghese a Medina del Campo. Lì sono rimasto fino a che non tornai in Italia nel 1939. Non ho mai visto stragi dalla parte di Franco.
Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale sono stato richiamato e venni assegnato al 14° Fanteria “Pinerolo” a piedi. All’inizio ho fatto servizio ad Ortona a Mare.
Poi dopo di lì la Divisione è partita per il fronte della Guerra dei Balcani e ho preso parte alla guerra del fango. Come gli altri del 14° Fanteria, ho visto morire il mio comandante di battaglione, ed ho visto morire il Tenente Ferri, che era il figlio del Maresciallo maniscalco del Reggimento.
Su quel fronte si rimase inchiodati settantuno giorni, maledetti. I pidocchi li trovavamo in mezzo alle gambe, sopra le braccia a pugni, è stata una cosa tremenda.
La campagna di Grecia fu una guerra tremenda che è stata uno sbaglio, perché l’avevano presa troppo alla leggera quella guerra lì.
Il comandante di battaglione mi mandò come addetto ai rifornimenti munizioni e viveri che dovevo portare al fronte dopo averli fatti caricare sui muli. In una di queste occasioni davanti a me si presentò un ufficiale delle Camicie Nere il quale diceva rivolto a me ed ai conducenti dei muli: - Ragazzi, abbandonatela roba, perché i Tedeschi sono alle calcagna. -
Allora io presi la pistola e l’ho puntata sulla fronte di quest’ufficiale dicendo: - Lei la smetta, perché lei è di un altro reparto. -
Sicchè il soldato, che io non conoscevo, un conducente, s’è messo ha scappare, io presi la pistola mi misi a sparare e fermai tutti questi ragazzi. Feci caricare munizioni e viveri sui muli e nessuno si muoveva. Nello sparare un proiettile colpì l’elmetto di un conducente e mi ricordo la sera, pioveva nel mezzo al fango:
- Quel garruso del Sergente Maggiore Barone a momenti mi ammazzava. - diceva.
La mattina dopo fui chiamato al comando di battaglione e mi fu letto un rapporto che si concludeva:
- Visto come si sono svolti i fatti propongo il Sergente Maggiore Barone Fortunato per la denuncia al Tribunale Militare di Guerra e la fucilazione sul campo - sicchè io dovetti raccontargli la mia versione dei fatti dicendo che si erano svolti così: - Un ufficiale delle Camicie Nere voleva farci abbandonare la roba e io gli ho puntato la pistola e fatto caricare munizione e viveri ai più di cento conducenti, che io non conoscevo. -
Per cui al comando che era sotto una galleria l’ufficiale mi disse: - Mi fido di te. - e mi salutò e a me
venne subito una crisi di pianto, e mi commuovo ancora adesso, per l’emozione e poi non ho saputo più dire nulla.
Probabilmente quest’ufficiale delle Camicie Nere era uno che voleva prendere le cose che noi stavamo trasportando.
Poi la guerra con la Grecia è andata a finire e io fui assegnato al Comando Tappa di Roma e rimasi lì fino all’agosto 1943.
Il 29 agosto 1943 lasciai il Comando Tappa di Roma, presi il treno per essere trasferito nei Balcani ma arrivato a Belgrado la tradotta fu bloccata il 3 settembre e mi portarono dentro i vagoni bestiame per andare nei lager tedeschi, dove ho sofferto le pene di Cristo.
Nel carro bestiame il viaggio è durato 17 giorni, eravamo pigiati come le bestie. Io capitai in un campo OSFOR verso Essen. In questo campo noi non abbiamo collaborato, siamo rimasti a fare i prigionieri, naturalmente eravamo trattati come le bestie...
Siamo stati liberati nel maggio del 1945 dopo tante sofferenze.
Fortunato Barone