STORIA

DAL MEMORIALE DEL MAGGIORE FERRUCCIO SPADINI COMANDANTE G.N.R.IN BRENO RELATIVAMENTE ALL'ESPERIENZA DELL'8 SETTEMBRE 1943 
Mio nonno rifiuta la carica di questore di Cuneo poichè politica, mentre lui si sentiva solamente soldato e scrive nel suo memoriale " (...) sono rimasto al mio posto all’8 settembre per compiere il mio dovere di soldato e come tale volevo compierlo e non per bramosia di cariche ed onori. C’era l’onore delle armi italiane da riguadagnare. Subito mi rivolsi al comando generale per la revoca della mia nomina ( a questore di Cuneo, n.d.r.) e riuscii di ottenere la promessa che mi sarebbe stato assegnato il comando di un battaglione in partenza per il fronte. Avviene intanto la chiamata delle classi più giovani. Incominciarono le renitenze e il movimento ribellistico. 
Con questo si ebbero in città alcuni attentati e la severissima repressione , tanto più che il Prefetto Barbera era un po’ troppo severo. Probabilmente se il governo repubblicano avesse emanato il bando per l’arruolamento volontario e non avesse costituito ancora il partito fascista, il movimento rivoluzionario non avrebbe avuto inizio. Tanto più che i democratici ed i comunisti scelsero opportunamente questo periodo critico per poter abbattere quel partito che, secondo loro, li aveva, con un impeto assoluto, soggiogati per più di vent’anni. Senza pensare che l’egoismo partigiano massacrava l’italiano. E si principiava in tal modo l’ignobile fratricidio braccandosi a vicenda come branchi di lupi affamati. Orribile vista. Gli alleati ed i nemici sotto maschera beffarda sorridevano felici. La situazione che si prospettava in Italia era nerissima. Nessun popolo amico nostro e per di più italiani nemici degli stessi italiani, mentre un numero imprecisato di filibustieri facevano merenda, chi al potere, chi copriva con la bandiera del patriottismo e dell’amore al popolo i loro loschi intenti di arricchimento e di comando, facendo man bassa di ogni cosa. Ma vi erano anche quelli che lavoravano onestamente cercando di smussare gli angoli, di sedare questo odio velenoso tra fratelli e di fare opera di persuasione, di mettere qualche parola buona, di frenare i più settari e di aiutare nell’ambito del possibile i più colpiti, sempre nella speranza che la mano di Dio potesse fare cessare questo stato di cose. Si credeva da una parte e dall’altra di purificare l’Italia uccidendo coloro che venivano giudicati malvagi. I più pusillanimi con una scusa o con l’altra si ritirarono, io rimasi al mio posto con la speranza e la pura convinzione di compiere il più sacrosanto dovere, con la certezza che non mi sarei mai sporcato le mani di sangue fraterno. Ecco perché in certi momenti del mio isolamento prima della mia esecuzione della sentenza tanto atroce e ingiusta, ritengo come un privilegio del destino questa offerta di partire da un mondo tanto degno di dispregio.”