STORIA

Seconda guerra mondiale, la divisione perduta sul fiume Rapido

Settant’anni fa due reggimenti della 36ma Divisione Texas Rangers furono sacrificati a sud di Cassino in un’operazione di tattica diversiva che si rivelò disastrosa e vana.
Moltissimo – a ragion veduta – si è scritto a proposito dello sciagurato bombardamento dell’Abbazia di Montecassino, del quale quest’anno si è commemorato il settantesimo anniversario. Quasi la totalità degli studiosi è giunta alla conclusione che il bombardamento del 15 febbraio 1944 fu determinato da una decisione sbagliata, presa su richiesta del generale Wilson comandante delle truppe neozelandesi convinto erroneamente della presenza di truppe tedesche all’interno dell’antica abbazia benedettina. Inoltre i servizi segreti britannici avevano intercettato un cablogramma tedesco il cui testo “Abt ist angekommen” venne tradotto “il distaccamento è arrivato” avendo interpretato la parola “Abt” (Abate) come abbreviazione di “Abteilung” (distaccamento, reparto). Ciò contribuì a rafforzare gli Alleati nell’errore.

Invece minore attenzione viene generalmente riservata a una tragedia che aveva avuto luogo pochi giorni prima e che dovrebbe essere ricordata come “il sacrificio della 36ma Divisione Texas”.
All’atto della pianificazione dello sbarco di Anzio condotto dal Generale Lucas, che ebbe poi inizio il 22 gennaio 1944, il Comandante supremo delle truppe alleate in Italia Generale Alexander, di concerto con il Generale statunitense Clark, aveva immaginato che lo sbarco alle porte di Roma avrebbe avuto maggiori possibilità di successo se le forze tedesche comandate dal Maresciallo Kesselring fossero state fortemente impegnate più a sud lungo la linea Gustav (quindi nei pressi di Cassino) con il conseguente indebolimento della linea di resistenza germanica tra Anzio e Roma.

Il piano, che poi alla prova dei fatti si rivelò disastroso e vano, consisteva nel tentativo da parte di una Divisione di Fanteria degli Stati Uniti di attraversare due giorni prima, cioè il 20 gennaio 1944 un torrente della provincia di Frosinone, il fiume Rapido, e costituire una testa di ponte alleata non distante da Montecassino. A questo scopo fu scelta la 36ma Divisione Texas, comandata dal Generale Walker, un’unità di giovani texani provenienti dalla Guardia Nazionale senza particolari esperienze operative se si eccettua un periodo di addestramento in Marocco nel corso del viaggio di trasferimento dagli Stati Uniti a Salerno dove avevano dovuto sostenere peraltro alcuni scontri contro truppe tedesche. Due reggimenti della Divisione Texas – per oltre 5mila unità – furono incaricati della missione, il 141mo ed il 143mo Rangers.

A quanto risulta il Comandante della 36ma Divisione Texas, Generale Walker, tentò ripetutamente di convincere Clark a desistere dal progetto avendo ricevuto precise informazioni sulla durezza e impenetrabilità delle difese tedesche nella zona. Infatti, anche utilizzando prigionieri italiani detenuti nel carcere di Cassino, le truppe tedesche (la 15ma Divisione Panzergrenadier) avevano costruito numerosi fortini sulle alture che circondano il lato occidentale del Rapido, disponevano di potenti artiglierie e batterie di mortai e mitragliatrici, mentre la Divisione Texas si doveva muovere sul lato orientale, quindi in pianura e allo scoperto attraversando campi minati.

Il Generale Walker minacciò anche le dimissioni, intenzione alla quale non dette seguito per non fornire l’impressione di voler abbandonare i suoi ragazzi.

Si pervenne così alla data indicata da Clark, il 20 gennaio 1944, due giorni prima dello sbarco di Anzio. Fin dal mattino l’artiglieria americana iniziò a bombardare il lato tedesco – la linea Gustav – ma senza particolare successo poiché le difese dei Panzergrenadier erano ben situate e poco individuabili. Alle otto di sera dello stesso giorno venne dato il segnale di attacco e i Rangers iniziarono le operazioni nei pressi della cittadina di Sant’Angelo in Theodice. Il fiume Rapido era gonfio e tumultuoso, la temperatura assai bassa, la visibilità quasi inesistente. Le truppe statunitensi disponevano di barchini gonfiabili inadeguati, molti si rovesciarono trascinando in acqua i soldati anche per il peso delle armi, molti vennero subito colpiti dal fuoco tedesco e affondarono. I pochi che giunsero sul lato opposto non riuscirono a costituire una vera testa di ponte e dovettero ritirarsi. I caduti si contavano già a centinaia. Una vera carneficina.

Oggi, visitando l’area della battaglia, risulta difficile immaginare che quel piccolo corso d’acqua sia stato il teatro di una simile tragedia.

Per rendersi conto delle proporzioni della catastrofe, è sufficiente paragonare il numero dei caduti americani sul fiume Rapido (558 accertati e 2128 dispersi) con il totale dei caduti americani nello sbarco in Normandia del 6 giugno 1944 (4900 Caduti accertati e 6.036 dispersi). Una carneficina annunciata per superare un torrentello della provincia di Frosinone.

L’operazione ideata dal Generale Clark si rivelò peraltro anche parzialmente inutile perché il Generale Lucas che aveva iniziato lo sbarco ad Anzio il 22 gennaio non seppe approfittare dell’alleggerimento delle difese tedesche conseguente alla battaglia del fiume Rapido e si attese la fine del maggio 1944 per sferrare l’attacco decisivo che portò le truppe alleate a Roma nel giugno seguente.

Sulla condotta dei Comandi alleati che portò al disastro del fiume Rapido vi fu un’inchiesta del Congresso nel 1946, ma i deputati alla fine accettarono la tesi delle autorità militari secondo cui malgrado il risultato catastrofico la decisione dei comandi era stata legittima.

Oggi una piccola stele di pietra nella piazza di Sant’Angelo in Theodice ricorda il sacrificio di tanti giovani texani.