STORIA

26 SETTEMBRE 1944: LA TRAGEDIA DI BASSANO DEL GRAPPA

Tra i tanti tragici avvenimenti della seconda guerra mondiale ricordiamo oggi quel che accadde nel settembre 1944 nella zona di Bassano del Grappa. Il Grappa era una zona ideale per poter rapidamente accedere a tutto il nord-est d'Italia. Dal Grappa a Bassano, e da Bassano a Padova; da Grappa a Montebelluna, e da qui a Treviso - Venezia - Mar Adriatico. Dal Grappa alla Valsugana e quindi Trento - Bolzano - Brennero - Germania. Ad inizio settembre quindi il comandante tedesco Kesserling ordinò un rastrellamento di quei territori così strategicamente importanti per i tedeschi.

Le operazioni, previste inizialmente per una settimana, durarono solo due giorni, Vennero impiegati migliaia di tedeschi, affiancati dai militi della Legione "M Tagliamento", dalle Brigate Nere di Vicenza e di Treviso e da volontari della Guardia Nazionale Repubblicana. Non ci furono grandi battaglie, ma ripetuti scontri a fuoco, inseguimenti, uccisioni sommarie degli arresi. Si parlò di circa 600 fucilati, ma il loro numero non è mai stato documentato con precisione.

Il 26 settembre, a Bassano del Grappa, furono impiccati 31 giovani arrestati con l’inganno nei giorni precedenti. Furono lasciati penzolare dagli alberi del lungo viale di Bassano del Grappa (oggi viale dei Martiri) con le mani legate dietro e davanti, sul petto, un cartello con la scritta “bandito”. Lasciati lì, appesi per venti lunghe ore. Tanti altri furono i deportati nei lager polacchi, dai quali pochi ritornarono, a guerra finita.

I partigiani del Comitato di Liberazione, pochi giorni dopo, a Rovetta fucilarono alcuni giovani della “Tagliamento”, di eta' compresa dai 16 ai 20 anni, che si erano arresi credendo fosse loro riconosciuto lo “status” di prigionieri di guerra. Sulle atrocità di Bassano non ci furono nel dopoguerra processi degni di questo nome. Chi ordinò l'eccidio nazista Karl Franz Tausch fu individuato per merito di alcuni ricercatori e si suicidò a 85 anni il 25 settembre 2008.

Le posizioni sulla necessità di difendere il Grappa furono diverse. Il Massiccio, oltre ad avere poca vegetazione e pochissima acqua, era facilmente circondabile e percorso da molte strade carrabili. Non era una zona dove si potesse costruire una linea di difesa senza il controllo del circondario. Per questo molti comandanti delle formazioni partigiane del luogo erano contrari ad una rigida difesa del luogo. Inoltre si era perfettamente a conoscenza che tedeschi e fascisti erano massicciamente presenti con circa 7 mila uomini mentre la resistenza poteva contare solo su poche centinaia di giovani oltretutto male armati.

Chi insistette per combattere fu il capo della missione inglese Brietsche che voleva “fare del Grappa una seconda Verdun”. In una riunione con tutti i comandanti, aveva criticato apertamente il comportamento dei partigiani evidenziando l’inefficienza e lo scarso spirito pugnace delle formazioni. Chiese concrete prove di combattività e audacia per comunicarle ai comandi alleati e favorire così l’invio di aiuti.