STORIA E EVOLUZIONE DEI FORTI MILITARI IN TRENTINO-ALTO ADIGE 1860-1915 PARTE 3

Nel settembre del 1909, il generale Leithner effettuò una ricognizione sul territorio della Val d’Adige e Vallarsa, indicando alcuni punti dove si dovevano edificare delle fortificazioni.
Quattro erano le località considerate:
- Cornalè;
- Serravalle;
- Villetta presso Chizzola;
- Matassone, in modo più esteso.
Per la zona della Val Lagarina, la posizione del Cornalè era favorevole per poter battere la stazione ferroviaria di Ala, mentre nelle vicinanze di Serravalle venne progettata una batteria con il compito di controllare chi proveniva dalla strada Chizzole – Cornalè. Inoltre con l’armamento disponibile si poteva battere la zona Santa Lucia – Villetta.
A completare lo sbarramento di fondovalle era prevista una tagliata stradale armata di 6 mitragliatrici che batteva il territorio tra Serravalle – Chizzola. Infine era stata anche proposta la costruzione di un osservatorio fortificato nella località di Sajori.
Per quanto riguardava la Vallarsa, fu identificato nei luoghi di Matassone e Valmorbia, il posto dover poter erigere un sistema fortificato date le sue caratteristiche strategiche e geografiche. Secondo questo studio, l’opera principale doveva essere Matassone, mentre dall’altra parte della vallata del Leno a Valmorbia doveva esserci un’opera complementare per attuare la cosiddetta difesa a tenaglia.
Nel gennaio del 1907, venne convocata una Commissione con il compito di studiare la nuova sistemazione difensiva delle coste dell’impero asburgico. I punti più importanti della zona costiera segnalati furono le bocche di Cattaro e Lussino (base per le operazioni avversarie contro Pola e Fiume). Lissa era il punto centrale fra il gruppo delle isole dalmate perché secondo gli alti comandi militari il pericolo che si doveva scongiurare era quello dell’interruzione dei collegamenti verso la Dalmazia del sud. Sebenico rappresentava il porto militare che fungeva da riparo e da base centrale della flotta imperiale.
Nella zona dell’Isonzo fu prevista la costruzione di alcune opere a Tolmino, Grätz Monfalcone e il completamento delle difese di Malborghetto e Predil. Tutte queste opere non vennero mai realizzate data la mancanza di finanziamenti statali. La città di Trieste doveva restare aperta, mentre data l’impossibilità di fortificare tutti i punti di sbarco, vennero rafforzate Pola e messe in stato di difesa Sebenico e Trieste mentre non venne preso in considerazione il rafforzamento di Cattaro perché troppo costoso.
Le nuove opere da eseguire vennero raggruppate in alcuni gruppi: il gruppo A comprendeva i lavori in fase di esecuzione e che dovevano proseguire nel 1907 con lo stanziamento di 2.500.000 di corone, che erano divisi in 900.000 per Cattaro, Pola e Lussina con 500.000; il gruppo B considerato molto urgente necessitava di una somma pari a 18.700.000 di corone per gli anni 1908 – 1911 che comprendeva le zone di Riva, Trento e Lussino. Dopo la realizzazione di questo gruppo di opere si sarebbe passati al gruppo C con una spesa di 10.700.00 corone, suddivisa per Sebenico 4.300.000, Pola 2.700.000 e la modernizzazione dei forti di Lardaro e Gomagoi con 1.200.000 e 1.000.000 per Trento; ultimo gruppo era il D che prevedeva Trieste con 800.000 corone e la conclusione dei forti di cintura di Cracovia e Przemysl con 700.000 corone. La somma totale per la realizzazione di questo progetto ammontava a 33.470.00 dei quali 44.000.00 per l’armamento.
Le difese di Ragusa non vennero approntate, mentre venne mantenuto il forte imperiale egli sbarramenti di Flitsch, Cave del Predil e forte Hermann. L’ispettore generale del genio Leithner, prima della crisi in Bosnia – Erzegovina di quegli anni, aveva visitato i luoghi e redatto un memoriale dove individuava le zone che necessitavano di fortificazioni. Questo teatro operativo era considerato di secondo piano anche se necessitava in particolar modo di vie di collegamento ed impianti idrici visto che quelle zone erano prive di qualsiasi risorsa idrica. Leithner considerava importante il rafforzamento della fortezza di Sarajevo e Kalinovick come punto di deposito.
Il ministro della guerra Franz von Schönaich in carica dal 1906, dopo aver ultimato le ricognizioni sul campo, ebbe un’idea precisa di provvedimenti da prendere in merito alle fortificazioni. Date le già note difficoltà finanziare dello Stato, il costo più elevato era per Sebenico con 50.000.00 per le costruzioni e 20.000.00 per l’armamento, seguiva il Tirolo con 25.490.00 di corone, la Galizia con 20.000.00, la Bosnia – Erzegovina con 18.600.00, Pola con 6.600.00, Cattaro con 2.800.000 e la Carinzia con 70.000 corone. In totale per la prima ipotesi la spesa era di 124.290.000 per le fortificazioni e 113.100.00 per l’armamento mentre per la seconda soluzione i costi erano pari a 152.900.000 corone.
I primi lavori di costruzione delle opere complementari, vale a dire strade, acquedotti ecc., iniziarono tra la primavera (per i forti di Luserna e Busa Verle) e l’autunno del 1908 (per lo sbarramento di Folgaria).
Per i forti Luserna, Cherle e Busa Verle era attiva l’impresa Emanuele Bompi, mentre i lavori preparatori per i forti Sommo Alto e Doss del Sommo furono concessi in appalto l’8 giugno 1908 alla ditta Westermann e Company.
Il caso del forte Cherle fu molto singolare dato che i lavori di costruzione della strada e delle baracche furono affidati ad una ditta locale, la Maso Valzagher di Folgaria; i contratti comprendevano non solo la costruzione degli oggetti fortificatori, ma pure i trasporti e i cosiddetti lavori minori o accessori - Nebenaurbeiten.
Nel giugno del 1909 furono anche avviati i lavori di costruzione dell’impianto idrico di Cueli concesso in appalto all’impresa Cellerin e Company di Vienna. Per la realizzazione di questo obiettivo di importanza fondamentale per le opere permanenti di questo settore. Il lavoro comprendeva la centrale di Cueli, vasche ed edificio di pompaggio, la stazione di malga Mora e 6908, 4 metri di condutture.
Tale impianto idrico fu fondamentale durante la costruzione dei forti di Folgaria – Lavarone il comando dell’impianto faceva capo al cantiere del forte Doss del Sommo. Vennero inoltre determinate le quote d’acqua che dovevano affluire dei vari cantieri:
per forte Cherle mc 9
per forte Sommo Alto e Doss del Sommo mc 4 per ciascuno
cui corrispondeva la durata di attivazione delle macchine di pompaggio:
Pompe Cueli 9 ore al giorno verso forte Cherle ,8 ore al giorno verso malga Mora, pompe malga Mora 6 ore al giorno.
Nel frattempo si stavano aprendo i primi tre grossi cantieri dei forti:
“1) Luserna (15 luglio 1908), dove i lavori erano diretti dal capitano Eduard Lakom. Secondo il preventivo la spesa complessiva doveva aggirarsi attorno a K. 1.605.400, mentre, secondo il progetto di massima della direzione di Trento doveva essere di K. 1.090.000 corone; il costo definitivo fu di K. 2.259.658;
2) Busa Verle (22 ottobre 1908);
3) il cantiere del Belvedere (8 maggio 1909), diretto dal capitano Rudolf Schneider, fino al 1912 e poi dal capitano Edgar Weingaertner. Secondo una rigida normativa del Ministero della Guerra, la direzione di ciascun cantiere doveva essere affidata, da un alto ufficiale, in qualità di direttore dei lavori, a un capo cantiere militare, un sottoufficiale ed un pioniere della 5ª o 1ª compagnia con cambio trimestrale.
Inoltre ciascun cantiere doveva provvedere alle spese di sussistenza che furono così quantificate:
per i direttori dei lavori K. 60
per il capo cantiere K. 30
per l’inserviente K. 6
per il riscaldamento della baracca di cancelleria K. 11
per l’illuminazione del cantiere K. 120”.
Un altro problema che si pose fin dall’inizio del funzionamento dei cantieri fu la fornitura di materiali e di vie di comunicazione con l’Altipiano. La fornitura di materiali avveniva tramite la stipulazione di contratti a lunga scadenza con alcune grosse imprese: la Perlmoos fu incaricata della fornitura di 4.000 tonnellate di cemento nei cantieri dell’Altipiano di Lavarone negli anni 1908 -1913, mentre per la zona di Folgaria, per la fornitura di cemento e ferro fu incaricata l’impresa Salzberger.
Per quanto riguardava le vie di comunicazione, la direzione del Genio di Trento si accorse ben presto che l’unica via a disposizione, dalla stazione ferroviaria di Caldonazzo a Lavarone, non poteva bastare per completare i forti Busa Verle, Belvedere e Luserna entro i termini stabiliti. Venne perciò decisa la costruzione di una teleferica da Caldonazzo a Monterovere, affidata all’impresa Eissler e Brueder, con un costo previsto di circa K. 200.000.
Contemporaneamente iniziarono i lavori per l’adeguamento della strada esistente pure affidata all’impresa Eissler e Brueder, sulla base di un preventivo di spesa di K.19.980. Il 12 settembre 1910 iniziarono anche i lavori per la strada della Fricca, ma tale opera viaria contribuire all’aumento dell’afflusso di materiali in direzione dei cantieri solamente nell’ultima fase dei lavori (1913-14).
Un altro problema fu il trasporto delle cupole corazzate, l’appalto venne affidato all’impresa Zontini per una somma di K.1.054.000, si provvide inoltre all’allargamento della strada Calliano – Folgaria nonché delle singole strade d’accesso ai forti. Secondo un’importante direttiva del Ministero della Guerra, i vari cantieri delle opere, dovevano ricevere, entro un anno dall’apertura dei lavori, un primo assetto difensivo per far fronte ad un eventuale scoppio delle ostilità.
Per tale motivo il cantiere doveva essere protetto da un piccolo campo trincerato e da cannoni da campagna da 9 cm M. 75/96; i direttori dei lavori dovevano inoltre redigere un piano di equipaggiamento dell’obiettivo loro assegnato. Generalmente i termini per le costruzioni non vennero rispettati. Lo sbarramento di Lavarone venne completato (eccetto l’opera dello Spitz Vezzena) solo negli anni 1912 -1913 (invece che nel 1911 come stabilito), mentre lo sbarramento di Folgaria venne terminato soltanto alla fine del 1914, due anni più tardi della data stabilita.
I primi lavori iniziarono a partire dalla fine del 1907 nelle vicinanze di Cima Campo di Luserna, che doveva ospitare un’opera fortificata. Le più moderne opere della cosiddetta cintura dei forti degli altipiani, erano quelle dello sbarramento di Folgaria, Cherle, Sommo Alto e Doss del Sommo.
Gli elaborati relativi ai tre forti dello sbarramento di Folgaria (Cherle, Sommo Alto, Doss del Sommo), furono sottoposti all’esame del Ministero della Guerra una settimana più tardi rispetto alla scadenza prestabilita, il 23 gennaio del 1909 (protocollo n. 114).
In questo periodo furono prese in esame tutte le condizioni materiali (approvvigionamenti idrici, collegamenti telefonici, materiali di costruzione, costi) per la costruzione dell’intero sbarramento di Folgaria, secondo le intenzioni del nuovo direttore del Genio, colonnello Ernst Friedl (il suo predecessore Oskar Guseck von Glankirchen a Innsbruck.
In luogo dei consueti preventivi sui costi si preferì fornire una stima sommaria calcolata in base agli stanziamenti assegnati a ciascuna opera, seguendo in questo modo un singolare principio suggerito nel Bericht del 19 novembre 1907 dall’Ispettore generale del genio von Leithner. Secondo tale principio, per ciascuna cupola corazzata con obice andava calcolato un costo di K. 300.000, per ogni cannone in casamatta da 8 cm M 05, K. 150.000
Forte Cherle e impianto staccato K. 1.500.000.
Opera intermedia Sommo K. 900.000.
Forte Serrada K. 1.200.000.
Impianti staccati, impianto idrico K. 4.00.000.
Totale K. 4.000.000.
I tre forti dello sbarramento di Folgaria risentirono, nella loro concezione generale, dell’esigenza dettata da considerazioni di carattere economico, di un minimo distanziamento tra i singoli blocchi, a tal punto che una separazione tra il blocco delle casamatte e il blocco delle batterie venne del tutto eliminato a favore di un accentramento delle varie postazioni in un’unica costruzione. Tale esigenza fu destinata ad essere superata dalle stesse condizioni del terreno che tendevano a suggerire al contrario una certa articolazione dei singoli impianti.
Dopo il 1908, furono avviati gli studi per la realizzazione dell’ultimo grosso obiettivo fortificato previsto sugli altipiani, l’osservatorio Beobachtungsposten Vezzena. Nato dall’esigenza di collocare sulla cima una postazione d’osservazione di sostegno alle artiglierie e al tempo stesso un’azione diretta in Valsugana in collegamento con il sottostante forte Busa Verle, l’osservatorio era previsto sulla vicina cima dello Spitz Leve Levespitz e, solo all’inizio del 1910, dopo alcuni studi ai quali partecipò lo stesso capo della 7ª ripartizione del Ministero della Guerra Feldmaresciallo Alexander von Krobatin, si optò per lo Spitz di Vezzena.
L’apertura dei cantieri dei forti Busa Verle e Luserna permise alla direzione del Genio di Trento e ai vari organi competenti di raccogliere dati ed esperienze che risultarono poi assai preziosi tanto per la progettazione quanto per la costruzione dei successivi forti.
Per il dimensionamento del corpo delle casamatte si rivelarono di fondamentale importanza gli studi relativi alle sale macchine e agli accumulatori elettrici, proporzionati alla potenza necessaria ad alimentare i riflettori e le lampade interne, per la cui definizione fu decisivo il contributo del rappresentante del Comitato Tecnico Militare di Vienna, capitano Oktavian Kodolitisch e del direttore dei lavori dello sbarramento Bauleiter der Sperre, maggiore Emil Rohn von Rohnau.
Sempre seguendo l’esperienza accumulata nei diversi cantieri, nel 1909, in concomitanza con la stesura dei progetti dei forti di Folgaria di aumentare lo spessore delle coperture da 2.15 a 2.50 m,. queste erano inizialmente previste soprattutto in calcestruzzo grezzo e solo nel 1910 il ministero della guerra formalizzò definitivamente l’impiego per le spese fortificate a prova di bomba – fortifikatorische, bombensichere Aljekten del calcestruzzo. Esso raggiungeva lo spessore di 2.50 m nei punti più deboli fino ad un massimo di 5 m nelle coperture piane mentre le volte non dovevano superare 1.50 m di spessore.
Il Luserna e i forti Spitz Verle e Busa Verle appartenevano alla prima fase delle opere volute da Conrad perché l’avancorazza era molto più debole rispetto a quella che venne utilizzata negli altri forti degli altipiani. Questo fu uno dei motivi dei gravi danni subiti da queste fortificazioni.
I lavori di costruzione delle opere di Vezzena, diretti dal capitano Eduard Lehmayer, terminarono nel 1913.
In quegli anni, oltre al Sommo Alto, fervevano anche i lavori anche del forte Cherle, sotto la direzione del capitano Eugen Luschinsky, al forte Belvedere, guidati dal capitano Rudolf Schneider, e al forte Doss del Sommo, diretti dal capitano Rudolf Mayer.
Gli ultimi forti, che erano sotto la giurisdizione della direzione del Genio di Riva, furono quelli del settore della Vallarsa dove secondo il progetto di Conrad, dovevano sbarrare la via verso Rovereto. A causa di discussioni tra il capo di Stato Maggiore e l’Ispettore generale del Genio. I lavori iniziarono solamente a partire dal 1912 per il Pozzacchio e dal 1913 per il Coni Zugna e allo scoppio della guerra nel 1914, erano ancora alle fasi iniziali. Per tale motivo il Pozzacchio non aveva le cupole corazzate, mentre forte Coni Zugna non venne mai costruito, come per altro il forte del Pasubio; i lavori in questo settore erano diretti dal capitano Stefan Pilz.
Dopo gli avvenimenti in Bosnia – Erzegovina del 1908, maggior attenzione venne posta nel territorio balcanico, visto che i paesi confinanti, il Montenegro, la Serbia erano ostili. Quindi la Bosnia – Erzegovina rappresentava un punto fondamentale per la difesa dell’Ungheria del sud e della Slovenia. In caso di guerra contro le due nazioni sopraccitate i forti previsti dovevano rappresentare la barriera che impediva all’invasore qualsiasi possibilità, in questo modo Cattaro diveniva un punto di deposito e come zona di partenza per un’offensiva contro il Montenegro da svilupparsi nella zona di Bilek, Trebinje e Gacko.
Per realizzare questo piano offensivo era necessario fortificare Sarajevo per renderlo il punto principale di deposito, Kalinovik come punto intermedio verso il Montenegro e si dovevano costruire delle teste di ponte nella Drina. Particolarmente difficile era il problema della fortificazione costiera, sia per gli elevati costi che si aggiravano attorno ai 300 – 305.000.00 corone contro i 160 – 200.000 per tutte le opere terrestri sia per la quantità di truppa da utilizzare per la difesa infine l’ispettore generale del genio scelse come porto militare Spalato.
Dopo la crisi balcanica, dove Conrad ebbe degli scontri con il ministro degli esteri Aerenthal, perché secondo gli intendimenti del Capo di Stato Maggiore il 1908 dopo l’annessione all’impero asburgico della Bosnia poteva essere il momento favorevole per agire militarmente contro la Serbia, dal momento che la Russia non si era ancora del tutto ripresa dalla sconfitta subita per mano del Giappone. Con la Russia temporaneamente fuori gioco, l’Austria – Ungheria avrebbe potuto concentrare la propria attenzione a sud, dove le sue forze, interamente mobilitate, avrebbero potuto sopraffare la Serbia, il Montenegro e l’Italia assieme.
Risoltasi la crisi balcanica senza l’utilizzo della forza militare, a seguito di questi avvenimenti ci fu la revisione dei piani bellici austriaci. La sezione operativa del Comando Supremo preparò le nuove versioni dei piani standard B, R, ed I (per i Balcani, la Russia e l’Italia). allo scopo di assicurare all’esercito la massima flessibilità in tutti i possibili teatri bellici, Conrad lo frazionò in tre scaglioni di mobilitazione. L’ordine di battaglia del scaglione A prevedeva l’impiego di nuove (su sedici) corpi d’armata, il I (acquartierato a Cracovia), il II (Vienna), il III (Graz), il V (Bratislava), il VI (Kaschau), il X (Prezmysl), XI (Leopoli), il XII (Sibiu) ed il XIV (Innsbruck), per un totale di ventotto divisioni di fanteria e dieci di cavalleria.
Lo scaglione B contava 4 corpi d’armata: il IV (Budapest), il VII (Timisoara), l’VIII (Praga) ed il IX (Litomerie) per un totale di dodici divisioni di fanteria ed una di cavalleria. Infine, la Minimalgruppe Balkan comprendeva i restanti tre corpi, il XIII (Zagabria), il XV (Sarajevo) ed il XVI (Ragusa), per un totale di otto divisioni di fanteria. Secondo quanto fu stabilito da Conrad, lo scaglione A sarebbe stato la principale forza d’urto da contrapporre all’Italia e alla Russia, mentre la Minimalgruppe avrebbe assunto un atteggiamento difensivo in caso di attacco da parte della Serbia e del Montenegro, ritenuto probabile qualora l’Austria si fosse impegnata in una guerra contro l’Italia o la Russia. Lo scaglione B, una sorta di “riserva strategica”, avrebbe rinforzato lo scaglione A in caso di intervento contro l’Italia o la Russia, oppure la Minimalgruppe Balkan contro la Serbia.