Si commemora il 74esimo anniversario delle stragi di Tavolicci e del Carnaio

Si commemora il 74esimo anniversario delle stragi di Tavolicci e del Carnaio
Negli anni 1943 - 45 furono attuate dalle truppe naziste e fasciste 5626 stragi di civili che fecero 23.662 vittime. Quasi la metà di queste stragi e vittime risiedevano nelle regioni della Linea Gotica

 
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Si commemora il 74esimo anniversario delle stragi di Tavolicci e del Carnaio
Il 22 luglio 1944 reparti del IV battaglione della polizia italo tedesca irrompevano nella piccola borgata di Tavolicci e uccidevano sessantaquattro abitanti, diciannove avevano meno di 10 anni. Il 29 luglio, reparti dello stesso battaglione, unitamente a reparti di SS italiane, sul Passo del Carnaio fucilavano 27 persone, alcune prelevate dal locale ospizio per anziani. Precedentemente, nel mese di giugno, il IV battaglione di polizia italo tedesca aveva partecipato alla strage di 77 minatori di Niccioleta in provincia di Grosseto. Negli anni 1943 - 45 furono attuate dalle truppe naziste e fasciste 5626 stragi di civili che fecero 23.662 vittime. Quasi la metà di queste stragi e vittime risiedevano nelle regioni della Linea Gotica.
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Il 22 luglio 1944, i nazi-fascisti trucidarono 64 civili, di cui 19 bambini di età inferiore ai 10 anni, e poi donne e anziani.

Le vittime furono sorprese all'alba e rinchiuse in una casa al centro del paese, dove vennero arse vive. I capi famiglia, una decina, dopo essere stati costretti ad assistere al massacro dei familiari, furono condotti nella vicina località di Campo del Fabbro, dove furono torturati e poi uccisi. Nel tragitto i reparti operanti continuarono la rappresaglia, incendiando le case e uccidendo le persone che trovarono.

Pochissimi furono i superstiti, che riuscirono a salvarsi perché creduti morti, oppure perché fuggirono da una finestra, durante l'incendio della casa.

Le manifestazioni in memoria dell'eccidio si tengono il 22 luglio di ogni anno.

Le motivazioni e gli artefici dell'eccidio sono stati a lungo sconosciuti e oggetto di discussione. I documenti storici sono fra loro contrastanti. Le fonti ufficiali avevano attribuito la responsabilità a militi fascisti e a elementi della polizia tedesca, alle SS tedesche, a militi fascisti travestiti da tedeschi e perfino a gruppi di sbandati slavi. In una lettera all'ambasciatore tedesco, Mussolini accusò le SS di aver ucciso circa 70 persone a Tavolicci. Accusa respinta da alcuni documenti dell'esercito tedesco, che addossavano la responsabilità a reparti della GNR di Sant'Agata Feltria e a un distaccamento di SS italiane. Anche il processo tenutosi presso la Corte d'Assise straordinaria di Forlì, nel 1947, si concluse con un nulla di fatto.

La ricostruzione più accurata dell'eccidio, che comprende le testimonianze dei sopravvissuti, e un'interpretazione delle motivazioni elaborata attraverso l'analisi dei documenti storici e delle fonti orali, è stata fatta da Roberto Branchetti e dai ricercatori dell'Istituto Storico della Resistenza di Forlì-Cesena e pubblicata nel volume: Tavolicci e l'area dei Tre Vescovi. Una comunità pietrificata dalla guerra.

Nel 2004, David Becchetti, Antonio Scaramella e Daniel Visintin realizzarono sulla strage il documentario 22 luglio 1944: una memoria, andato in onda su Planet (circuito Sky).

I documenti più recenti, non più secretati dalla fine del 2004, hanno finalmente individuato la responsabilità materiale dell'esecuzione della strage da parte del IV battaglione di Freiwilligen-Polizei-Bataillon Italia (le SS italiane, volontari che servivano direttamente nell'esercito nazista).

Nel dicembre 2015 Valentina Giovanardi realizza il documentario I BAMBINI DI TAVOLICCI ( https://www.youtube.com/watch?v=MdsOAC1PV7E) che raccoglie le interviste di alcuni bambini sopravvissuti alla notte del 22 luglio 1944 e rivela le importanti recenti scoperte sulle dinamiche e sulle responsabilità materiali della strage.

Per questi fatti, con un decreto dell'8 marzo 2001[5] il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, ha conferito la medaglia d'oro al merito civile al Comune di Verghereto con la seguente motivazione:

« Ritenuto nascondiglio dei partigiani, durante l'ultimo conflitto mondiale, fu oggetto della feroce e cieca rappresaglia dei fascisti e dei tedeschi che trucidarono sessantaquattro suoi cittadini in maggioranza anziani, donne e bambini, distrussero l'intero centro abitato, causando un gran numero di feriti »