SEZIONE ANCR BARIANO (BG)

L'uniforme mod. 40, la divisa del soldato italiano durante la seconda guerra mondiale.

di Edoardo Bettani e Dario Tassinati

E' il 1940, il Secondo Conflitto Mondiale è scoppiato già da un anno. L' Italia entra in guerra con un' uniforme inadatta al combattimento : la giubba modello 1937 (adottata con la circolare n° 800 dell' 8 dicembre 1937) è, infatti, una splendida tenuta per il tempo di pace, ma decisamente troppo “appariscente” in un contesto guerra.E' opportuno, a questo punto, fare un passo indietro fino al 1933, quando il generale Federico Baistrocchi, appena promosso Sottosegretario di Stato alla Guerra, avvia un' opera di profonda e radicale riforma dell'esercito. A livello uniformologico, le tenute cambiano totalmente: pur mantenendo il colore grigio-verde, passano dall'avere i baveri chiusi (alla cd. “coreana”), con cui l'esercito ha combattuto e vinto la Grande Guerra, ad un aspetto più moderno, caratterizzate dai baveri aperti ed i colletti risvoltati (con la conseguente adozione di camicia e cravatta), completamente colorati e guarniti da vistose mostreggiature che, a seconda della loro forma e combinazione, concorrono ad identificare il reparto d'appartenenza.A questo primo tratto caratteristico se ne aggiunge un secondo (già sperimentato negli anni immediatamente precedenti), ovvero l'adozione di appariscenti insegne di grado e fregi , tutti elementi che concorrono a rendere le uniformi dei capi che si facevano ben notare, cosa sicuramente appagante per la vista, ma che a volte, soprattutto nel caso di un impiego bellico – dove sono richieste semplicità e proprietà mimetiche – non costituisce certamente un pregio.Tornando al 1940, risulta quindi necessaria una rivisitazione delle tenute, in modo tale da renderle idonee ad un impiego al fronte. Nasce quindi (con la circolare n° 761 del 16 ottobre 1940), l'uniforme di guerra del Regio esercito, la “modello 1940”.Com'era costituita questa giubba? La linea generale ricalca modello 1937 (tant'è che, in un primo tempo, venne disposto, con la circolare n° 548 del 29 luglio 1940, il semplice adeguamento delle uniformi prebelliche alle mutate esigenze del tempo di guerra): la giubba è costituita infatti da robusto panno di lana tinto in grigio-verde, tonalità già ampiamente sperimentata ed apprezzata per le proprie qualità mimetiche sin dal lontano 1909, i colletti perdono la propria vivacità di colore, uniformandosi anch'essi al grigio-verde, mostreggiature e gradi vengono notevolmente ridotti nelle dimensioni e resi meno appariscenti, i bottoni dorati lasciano il posto a quelli realizzati in “frutto” o in legno.Insomma, le necessità di mimetismo e risparmio prevalgono con prepotenza, spazzando via qualsiasi nota sfarzosa propria del tempo di pace, tanto da giungere a rimuovere qualsiasi elemento metallico – materiale divenuto materia prima strategica – non essenziale.Sarà quindi questa l' uniforme che andremo a trattare in questi giorni, l' uniforme modello 1940, la giubba che accompagnò e vestì i nostri soldati durante tutta la Seconda Guerra Mondiale.

                         

UNIFORME ORDINARIA


Relativamente al corredo di panno, la truppa disponeva di tre differenti combinazioni principali : la grande uniforme, l'uniforme di marcia e l'uniforme ordinariaOggi mostriamo l'uniforme modello 1940 in versione ordinaria, in questo caso appartenente ad un sergente in forza al 3°reggimento “Granatieri di Sardegna”.Questa configurazione veniva utilizzata in tutti quesi casi in cui non erano richieste altre tipologie di uniforme, in primis per la libera uscita. Essa prevedeva la camicia in flanella (come in questo caso, oppure in tela di cotone, in caso di clima caldo) grigia, la cravatta in maglia di lana, il berretto da campo (“bustina”) modello 1935 in panno e la giubba stretta alla vita da un cinturino in panno.Gli alamari da granatiere, in questo caso, sono molto grossi per una modello 1940, ma trattandosi di un sergente, era abbastanza normale (e tollerato) l'uso di attributi “fuori ordinanza” .

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UNIFORME DI MARCIA


L'uniforme da marcia costituiva la principale tenuta del militare, che veniva indossata nelle esercitazioni campali e nei servizi di ordine pubblico e di guardia. Si componeva del copricapo (elmetto oppure bustina, a seconda della necessità) e di giubba e camicia previste per l'uniforme ordinaria (dalle numerose fotografie consultate, non risulta che né durante le esercitazioni né in zona di operazioni venisse portata la cravatta, che pure compare in alcuni regolamenti a completamento della tenuta), a cui veniva aggiunta la buffetteria (in questo caso le giberne per armi a piedi, la sacca per la maschera antigas e la borraccia in alluminio modello 1933).

i rimanenti oggetti di vestiario ed equipaggiamento erano trasportati all'interno del capiente sacco per Armi a piedi modello 1939 a cui, tramite un sistema di cinghie in canapa, erano affardellati sia il cappotto (quando non veniva indossato) sia il telo mimetico impermeabilizzato per tenda modello 1929 con la sua dotazione di 2 picchetti in legno e 2 bastoni componibili in acciaio (detti “clarinetti”).   

Alla spalla è portato il moschetto mod. 91/38 cavalleria.

        

UNIFORME DI GUERRA


Ritrovarsi ad operare e vivere in zona di guerra, produce inevitabilmente l'affermarsi di strategie ed espedienti di adattamento all'ambiente che quasi mai sono previsti dalle circolari di carattere uniformologico. E' quindi comprensibile come questo sergente abbia adattato il proprio equipaggiamento al contesto ambientale nel quale si trova a combattere: la superflua cravatta lascia il posto al più comodo maglione (introdotto nel 1932 e modificato nelle percentuali di lana impiegata nella sua confezione nel 1936); la borsa modello 1939 (che normalmente veniva trasportata all'interno del sacco), contenente il minimo necessario per la sopravvivenza (munizioni e bombe a mano supplementari, gavetta in alluminio e razione di emergenza – composta da una scatoletta di carne in conserva e due gallette – , piccoli effetti personali), piccola e poco ingombrante, prende il posto del voluminoso sacco; l' elmetto in acciaio modello 1933 (il più longevo tra gli elmetti italiani, introdotto in servizio il 29 novembre del 1933), sostituisce la bustina di panno.Le armi in dotazione sono ancora il moschetto Carcano 91/38 cavalleria e la pistola Beretta mod.34.

   

   

GRANDE UNIFORME ADEGUATA AL TEMPO DI GUERRA

L'uniforme che più di tutte subì il rigore delle disposizioni di adeguamento dei corredi al tempo di guerra fu senza dubbio la grande uniforme.

Tutto lo sfarzo, il luccichio e l'eleganza delle tenute da parata vennero brutalmente cancellati da una stringata e concisa frase contenuta nella circolare 548 del 1940, che qui di seguito vi riportiamo : “Fino a nuovo ordine, in tutte le circostanze in cui è prevista la grande uniforme sarà indossata l'uniforme da marcia con decorazioni [...]”. Il nostro sergente quindi, nel pieno rispetto delle disposizioni, veste la propria uniforme di marcia con l'aggiunta della Medaglia d'Argento al Valor Militare guadagnata sul campo.