SECONDA GUERRA MONDIALE Motopeschereccio requisito di Mola di Bari

All’inizio del conflitto della Seconda Guerra Mondiale primo settembre 1939 con l'attacco della Germania nazista alla Polonia, il numero del naviglio mercantile italiano con stazza tra le 100 e le 500 tsl era di circa 1000.
Tra queste unità erano presenti i motopescherecci molesi circa 25 unità (tra esse il motopeschereccio Aurora del Compartimento Marittimo di Bari requisito e militarizzato dal primo giugno 1940).

I pescherecci venivano requisiti e metà dei quali impiegati nel dragaggio mine con la sigla B (il motopeschereccio aurora aveva la sigla B366) e nella sorveglianza foranea sigla F.

Il dragamine viene di solito utilizzato per ripulire ampie superfici da mine a bassa tecnologia, quali quelle ancorate sul fondo per mezzo di cavi o quelle galleggianti.
Questi ordigni vengono fatti esplodere producendo potenti impulsi elettromagnetici o acustici da apparecchiature rimorchiate.
Questi sistemi rimorchiati (detti linee di dragaggio) creano dei corridoi liberi da mine per la navigazione.

Il dragaggio era un’operazione di ricerca, distruzione o ricupero delle mine subacquee ancorate.
La ricerca si faceva con apparecchi in dotazione, a strascico, analoghi a quelli usati nella pesca a sciabica, che afferrano e tagliano il cavo di ancoramento della mina.
Per il dragaggio di mine magnetiche non sono impiegati i Pescherecci ma, sono impiegate navi dette cacciamine, munite di apparecchi elettromagnetici che provocano l’esplosione delle mine a distanza.

La caratteristica B indicava il dragaggio ravvicinato.
Il motopesca Aurora con sigla B fu adibito al dragaggio di mine sotto costa. La sua base era il porto di Brindisi e il suo impiego era il Canale d’Otranto.
Durante la seconda guerra mondiale, molti dei motopescherecci della flottiglia pugliese vennero requisiti per fare da dragamine lungo la costa adriatica occidentale e persino in GRECIA, IN ALBANIA, e lungo tutta la costa dalmata fino alla penisola istriana.
I marinai molesi a cui non mancava il coraggio e lo spirito di sacrificio diedero il loro valoroso contributo alla causa della patria durante la Seconda Guerra Mondiale insieme ai caduti dell'esercito.
Il lavoro di queste unità era continuo e faticoso; gli equipaggi, quasi tutti costituiti da marittimi militarizzati, dovevano passare lunghi periodi lontani da casa, con il rischio di essere oggetto di attacchi improvvisi di cacciabombardieri o di sommergili.

Inoltre i Pescherecci requisiti venivano dotati di un cannone da 76 e di due mitragliatrici leggere.

Il Lavoro svolto dai motopescherecci requisiti veniva retribuito con una “Indennità di Requisizione”.

In seguito allo sbarco Alleato in Sicilia (10 luglio 1943), Furio Nicola capo barca del motopeschereccio Aurora di Mola di Bari è tra i molti militarizzati che travolti dall'azione nemica, non potevano evitare di essere catturati e avviati ad un primo periodo di prigionia.

Subito dopo l’armistizio (8 settembre 1943) il timore e la certezza che i motopescherecci molesi, ormeggiati nel porto di Brindisi, venissero requisiti dal comando tedesco indussero gli armatori a tentare la fuga verso il sud, verso le acque libere.
Secondo alcune fonti uno di questi motopescherecci fu l’Aurora del capo barca Furio che l’8 settembre non si arrese al comando inglese e fece rotta verso l’Italia settentrionale.

Nel corso degli anni molte di queste imbarcazioni, quasi tutte motopescherecci, vennero derequisite o requisite di nuovo con altra caratteristica. Molte di esse furono affondate durante la guerra, ma anche molte poterono essere recuperate nel dopoguerra, in quanto, essendo affondate lungo la costa o nei porti, il loro recupero non presentava eccessive difficoltà; anche se i costi e i danni, soprattutto in vite umane, furono notevoli.