SACRARI: CATANIA

Il Sacrario dei caduti custodisce i resti dei tanti militari catanesi morti durante la prima e la seconda guerra mondiale, ma anche i resti dei caduti durante la guerra di Spagna e quella per la conquista dell’impero.

Subito dopo la fine del primo conflitto mondiale, in concomitanza con l’arrivo delle salm

Il Sacrario dei caduti custodisce i resti dei tanti militari catanesi morti durante la prima e la seconda guerra mondiale, ma anche i resti dei caduti durante la guerra di Spagna e quella per la conquista dell’impero.

Subito dopo la fine del primo conflitto mondiale, in concomitanza con l’arrivo delle salme provenienti dal fronte si pose il problema di dare una degna sepoltura ai soldati; esisteva già una associazione che riuniva le famiglie dei caduti e dei dispersi in guerra, e fu proprio il presidente di tale associazione, l’avvocato Vito Pavone, che propose l’idea di realizzare un sacrario in loro onore.
Il 7 dicembre del 1924 venne costituito il comitato esecutivo e il sacrario venne realizzato nel lato sinistro del transetto, della Chiesa di San Nicolò l’Arena, in alcuni locali dietro l’abside maggiore e sotto alcune aule del monastero. Progettista del sacrario fu l’ingegnere Alessandro Vucetich, mentre per la parte pittorica l’incarico venne affidato ad Alessandro Abate, che decorò anche il vestibolo, in cui si trova un gruppo scultoreo di marmo raffigurante un guerriero abbracciato alla Gloria (opera di Luciano Condorelli).

Nel 1926 si iniziarono a traslare 96 salme dal cimitero di Zia Lisa che vennero sistemate nelle 115 nicchie poste sui due lati della cappella. Una seconda cappella venne costruita in seguito durante gli anni sessanta, destinata ad ospitare i caduti della seconda guerra mondiale e delle guerre d’Africa. L’ultima traslazione dal cimitero avvenne nel 1972 e riguardò 900 salme appartenenti a soldati ignoti.
Il sacrario venne ufficialmente consegnato al comune di Catania il 4 maggio del 1930, con una cerimonia solenne alla quale prese parte Re Vittorio Emanuele III.

Nel tempo vennero poste altre lapidi riguardanti altrettanti conflitti, insieme ad alcune opere di scultura e pittoriche. Particolarmente interessante, da un punto di vista artistico, risulta essere la vetrata posta dietro l’altare, raffigurante il Redentore, opera di Duilio Cambellotti; lo stesso altare, di squisita fattura, venne scolpito da Salvatore Juvara.

Articolo di Zaira La Paglia