RICERCA NOTIZIE: CANDIDO PIN, CLASSE 1920

Dalla Sig.ra Monia Pin riceviamo, e volentieri pubblichiamo, un appello per la ricerca del nonno Candido Pin, classe 1920.
Pubblichiamo inolte  un articolo sulla ricerca che la Signora ed il fratelli hanno  effettuato:

"La nostra storia comprende episodi di vita familiare, frammenti di ricordi che sopravvivono al fluire del tempo per consegnarci racconti di vita vissuta dai nostri cari che purtroppo non ci sono più. È questo il caso della nostra ricerca, la volontà di chiarire almeno in parte la storia del nostro nonno paterno, Pin Candido, classe 1920, reduce della seconda guerra mondiale e mancato nel lontano 1988.
Una storia come tante che riguardò moltissimi giovani, nulla di speciale forse, ma che merita come tutte di essere ricordata per il sacrificio e la determinazione che dimostrarono combattendo fino in fondo le loro battaglie. Quand'era in vita non raccontò quasi nulla, se non qualche raro sporadico episodio che ancora vive nella nostra memoria. Ma come la maggior parte dei reduci preferì mantenere il più stretto riserbo sugli episodi bellici e sul periodo di prigionia che ne seguì, forse per la volontà di dimenticare o per preservarci dai racconti delle dolorose esperienze che avevano profondamente segnato la sua generazione.

Mesi fa io e mio fratello entrammo in contatto con un gruppo di persone su FB, tutti discendenti di reduci di guerra, che cercavano informazioni sui loro cari, detenuti nei campi inglesi durante il secondo conflitto mondiale. Compresi così che molti, anzi la gran parte, era desiderosa di avere chiarimenti e notizie perché i nonni o i padri, rientrati dalla prigionia, erano rimasti tutti rigorosamente e discretamente trincerati dietro un impenetrabile silenzio. Dopo uno scambio di domande e cordiali risposte, ricevemmo i primi indirizzi per poter direzionare al meglio la nostra ricerca. Si inizia come al solito dagli ex distretti militari, per passare poi agli uffici dei Beni Culturali, all'archivio Vaticano, senza dimenticare la Croce Rossa, l'istituto Onorcaduti e per ultimo l’Archivio di Stato di Londra.

Partivo dal solo congedo militare, non particolarmente ricco di notizie, e da qualche foto dell’epoca fortunosamente arrivata fino a noi. Il primo a rispondere fu l'archivio Vaticano, successivamente Onorcaduti ed alla fine arrivo' anche la risposta della CRI, molto cortese ma ahimè poco dettagliata. La ricerca partiva comunque da una situazione particolare in quanto mio nonno era emigrato in Libia a sedici anni circa per svolgere il suo mestiere di calzolaio e lì aveva svolto il servizio militare per poi essere congedato il 10 gennaio 1939, il giorno successivo al suo diciannovesimo compleanno. Successivamente, come testimoniato dal foglio matricolare, era stato  ichiamato alle armi presso il distretto militare di Bengasi il 19 Febbraio del 1940. Inizialmente arruolato nel 158° Reggimento Fanteria era stato poi trasferito il 05 Maggio del 1940 al 2° Reggimento Fanteria sempre come autiere, 1° Divisione Libica, quest’ultima
spesso identificata come Divisione libica "Sibille" dal nome del loro comandante.

Da una foto giunta fino a noi è ritratto accanto al suo mezzo, un Lancia 3RO.

Sempre dallo stesso foglio di cattura, gentilmente inviatoci da Onorcaduti, abbiamo saputo che fu catturato dall’esercito inglese il 12 dicembre 1940 (o 11 dicembre come da documento inviato dalla Croce Rossa) a seguito della battaglia di Sidi el Barrani, villaggio situato in Egitto a 95km circa dal confine con la Libia. Successivamente, da quanto risulta dagli atti di Onorcaduti, fu trasferito al campo 321 di Latrun (o El Latrum) in Palestina, con il numero di matricola ME 40684, come confermato da un radiogramma inglese del 13 gennaio 1941 e documentato sempre dalla Croce Rossa.

Sempre secondo gli scarni dati ricevuti non risulta più nessun’ altra notizia fino al 19 maggio 1946, data nella quale fu rilasciato per essere successivamente imbarcato per il suo rientro in Italia. Qui si ferma la nostra ricerca, lasciando purtroppo aperti molti interrogativi visto che secondo alcune informazioni ricevute, sembra alquanto insolita la sua permanenza fissa in quel campo in Palestina. Latrun era perlopiù un campo di transito dei prigionieri di guerra e non era quasi mai la loro destinazione finale, a parte qualche raro episodio. Venivano spostati verso altri campi dislocati in vari Paesi facenti parte del Commonwealth, cambiando anche più volte destinazione nel corso della prigionia, addirittura da un continente ad un altro. Ma non ci è dato sapere altro perché, come abbiamo saputo , nel corso degli anni molti archivi sono stati trasferiti ed accorpati, alcuni documenti sono andati probabilmente perduti per sempre, e l’inevitabile trascorrere del tempo certamente non aiuta.

Non sappiamo cosa successe tra marzo del 1941 e maggio del 1946 quando finalmente nostro nonno poté finalmente fare rientro in Patria, giungendo al porto di Napoli e risalendo poi la Penisola per il suo ultimo tratto del viaggio verso casa.

Non ci è dato nemmeno sapere quali saranno state le sue sensazioni al ritorno, le stesse che avranno provato  tutti i reduci tornati in Italia e trovatisi di fronte ad un Paese dilaniato da un conflitto mondiale e dopo molti anni di assenza dalla propria terra di origine.

Di lui ci resta una foto di quando fu arruolato ventenne per la guerra e alcuni scatti riguardanti la prigionia, dove compaiono alcuni commilitoni che purtroppo non riusciremo mai ad identificare, dei quali non conosceremo mai il destino ma che ormai fanno parte dell’album di famiglia.

Di questa nostra ricerca ci resta un’impressione molto positiva avuta dai contatti con i familiari dei reduci, la constatazione che permane in tutti il desiderio di tenere in vita il ricordo e di trasmetterlo alle generazioni future, ma soprattutto il grande spirito di solidarietà animato da un sorprendente entusiasmo che coinvolge tutti nell’indagine sulla storia di ogni soldato. Ed è un gioire comune ad ogni risultato ottenuto, come se in fondo tutti questi ragazzi non fossero altro che parte di una grande ed unica famiglia, tutti accomunati dal sacrificio e anche da una speranza, la stessa forse che trova ora noi così uniti nella volontà di tenere in vita, a dispetto del tempo, la loro memoria."

Monia e Daniele Pin