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Notiziario: Quelle “inutili stragi” fino alla Bainsizza e l’audacia di Pertini

Quelle “inutili stragi” fino alla Bainsizza e l’audacia di Pertini

Nell’agosto di cento anni fa si combatteva sull’altopiano La medaglia d’argento a lungo negata al futuro presidente
«Era un brillante e irrequieto scrittore, dalla penna facile, scapigliata e talvolta spregiudicata»: così Tiziano Tessitori descrisse don Guglielmo Gasparutti di Codroipo. E quando il 16 agosto 1917 fu resa pubblica la Nota di Benedetto XV «ai Capi dei popoli belligeranti», che invitava a mettere fine all’«inutile strage», don Guglielmo disse la sua sul Corriere del Friuli, organo della Curia udinese. Il 21 agosto, infatti, nell’articolo “La parola… alle trincee!”, sostenne che in realtà il Papa aveva voluto parlare ai soldati martoriati nelle trincee, perché da loro avrebbe ricevuto una risposta positiva, ben diversa da quella dei governanti e dei guerrafondai.

L’articolo suscitò immediate reazioni: il prefetto fece internare sia don Gasparutti sia il direttore responsabile, don Gabriele Pagani; l’autorità militare fece sospendere le pubblicazioni del Corriere del Friuli; il Vaticano, infine, lo chiuse per motivi di opportunità. I due sacerdoti, grazie soprattutto ai loro precedenti patriottici, furono scagionati dall’accusa di istigazione al tradimento; nondimeno, vennero spediti lontano dal Friuli. La guerra, insomma, doveva continuare. E, proprio nei giorni in cui quel caso accendeva gli animi, infuriava l’undicesima battaglia dell’Isonzo, sollecitata anche dalle pressioni degli alleati e dai fatti di Russia (Rivoluzione di febbraio), che facevano temere un attacco austroungarico.

Sino a quel punto le truppe italiane, ormai al limite di ogni sopportazione, avevano subito perdite spaventose senza corrispondenti vantaggi. Ciononostante partì una nuova, gigantesca offensiva da Tolmino all’Adriatico, attraversando il fiume in vari punti su passaggi di fortuna, ma concentrando il massimo sforzo nell’Altopiano della Bainsizza per rompere le linee nemiche e isolare i baluardi del San Gabriele e dell’Ermada. Delle articolate e complesse operazioni, avviate il 17 agosto 1917, rievochiamo solo alcuni frangenti.

Il 24 agosto gli austriaci, nonostante strenue resistenze, erano vicini al tracollo. Gli italiani occuparono il Monte Santo e altri capisaldi nemici. Parve quasi che la guerra fosse a una svolta decisiva, ma il terreno impervio rese arduo proseguire e rifornirsi. E non mancarono errori, disfunzioni e disaccordi fra i comandanti. Dal 26 agosto le forze italiane cozzarono sull’ultima linea di difesa austriaca dell’Altopiano. Proseguirono poi in settembre azioni di assestamento.

Si tentarono altri drammatici sforzi contro le posizioni nemiche: in particolare nell’anfiteatro goriziano il Monte San Gabriele, «Moloch che succhiava le giovani vite a una velocità prodigiosa», che infine resistette; ma resistette sul Carso anche l’Ermada, «migliore approssimazione dell’inferno nell’inferno» (Mario Silvestri), ultima linea di difesa di Trieste.

Sempre al prezzo di inutili stragi, le conquiste sul Carso e nella zona goriziana tra agosto e settembre furono trascurabili o nulle. La stessa Bainsizza fu solo un’anticamera della vittoria. Gli austriaci mantennero alcuni baluardi, compreso il ponte di Tolmino; inoltre, sentendosi messi all’angolo, chiesero aiuto agli alleati tedeschi che, dopo la caduta dello zar, potevano spostare truppe sul fronte italiano. E sarà proprio un’armata austro-tedesca a lanciare l’offensiva che il 24 ottobre, sull’alto Isonzo, sfonderà a Caporetto. Due curiosità. Sandro Pertini, allora giovane sottotenente dei mitraglieri, benché contrario alla guerra non si tirò indietro: la sua audacia sulla Bainsizza gli valse una proposta di medaglia d’argento che però non gli fu conferita, dapprima perché pacifista, più avanti perché socialista e antifascista; la medaglia riaffiorò dagli scantinati del Ministero della Difesa solo nel 1985... Era invece un ardente interventista Arturo Toscanini che, salito sul Monte Santo appena conquistato, per sostenere le truppe diresse una banda militare a ridosso della linea di combattimento: decorato con medaglia d’argento, nel Ventennio si opporrà anche lui, a modo suo, al fascismo.