PATRIA

di Lisa Bregantin

Patria, questo desueto vocabolo… almeno lo è per noi, in Italia. Infatti per riferirsi all’oggetto indefinito che sta tra lo stato e la nazione, in Italia negli ultimi settant’anni si predilige la parola: Paese. Patria, pare sapere di antico e soprattutto di antidemocratico, perciò aborrito dall’intellighenzia italiana.

Patria, giusto per rammentarlo, ha un significato specifico nel nostro vocabolario: il territorio abitato da un popolo al quale ciascuno dei suoi componenti sente di appartenere per nascita, cultura, lingua, storia, tradizioni; ma è anche l’insieme di uomini che condividono un territorio, istituzioni, tradizioni ecc. (Vocabolario della lingua italiana Treccani).

Patria sembrerebbe essere per la tradizione italiana tutto ciò che si vuole oggi negare, ovvero quella serie di legami identitari e sentimentali infiniti e regolarissimi per cui ogni uomo si sente parte di un tutto, specifico e definito, per il quale è poi possibile definire l’altro.

Questo legame sentimentale e identitario si capisce ancora meglio quando parliamo di patriottismo che è proprio definito come un sentimento di amore, obbedienza e devozione verso la patria. Sentimento dunque, sentimento che certo non troviamo nel termine Paese, e che pian piano è a sua volta scomparso non solo dal vocabolario, ma dalle abitudini stesse del popolo italiano.

Quando parliamo di Patria in Italia, ci riferiamo ad un punto di partenza ben specifico, che possiamo individuare nel lungo percorso risorgimentale. Senza disquisire in questa su quale sia la data precisa di inizio formale del Risorgimento italiano, interessa piuttosto soffermarsi su cosa abbia rappresentato la Patria in questo percorso lungo la strada dell’unità nazionale.

Quello che emerge in modo forte e determinante è il legame strettissimo tra il concetto di Patria e il concetto di libertà. La Patria è dunque in questo periodo il luogo dove si possono e devono esprimere le libertà dell’individuo, e perché questo sia possibile essa deve diventare una nazione libera ed indipendente. Nel Risorgimento italiano così come è stato costruito e determinato è questa la Patria che si concretizza.

Il legame strettissimo con la libertà, o forse sarebbe più corretto dire le libertà, fa si che al momento della sua costituzione possano convivere nella nazione italiana più concetti di Patria, pensiamo alla Patria immaginata dai cattolici, o a quella dei repubblicani che trovano comunque spazio nella neonata Patria italiana.

Quest’anima risorgimentale permane modificandosi nei primi anni del Regno, accompagnando tutta la fase di costruzione del nuovo stato come una sorta di bolla protettiva, di dimensione rassicurante. Ma è con la guerra di Libia del 1911, e il contemporaneo cinquantenario dell’Unità che il concetto di Patria torna ad essere soggetto attivo, ma soprattutto a determinare e a far esplodere quei sentimenti che gli sono peculiari. Se nella vita comune l’amor patrio dirige senza emergere la vita degli uomini più eticamente vicini al concetto di vita pubblica; è con l’esplodere di una guerra che esso viene rincorso e cercato dai più.

La Patria è un perché in questi momenti difficili, è una motivazione, un senso e allo scoppio della Grande Guerra, con i suoi milioni di mobilitati, il senso è una ricerca comune.

Ecco che ritorna la Patria risorgimentale, che si lega al completamento dell’unità nazionale sotto l’egida dell’espansione della libertà, libertà dei popoli, del popolo italiano, dei singoli individui. Questa sognata e per cui molti combattono è anche una Patria che porta con se un percorso di progresso da continuare e sviluppare. Per altri è anche il momento di espressione della “forza” della nazione, in una sorta di competizione di darwiniana sul palcoscenico dell’Europa e del mondo.

E’ in questo contesto di mobilitazione generale che trova posto anche la Patria semplice dei contadini, rappresentata dalla concretezza della terra, in cui sono radicati gli affetti, le tradizioni, ma soprattutto la vita. E’ un concetto di Patria che tende ad essere misconosciuto perché empirico e sicuramente poco romantico, ma è senz’altro stato il motore di una guerra lunga e sanguinosa, il cui termine sancirà l’entrata di un intero popolo nella nazione italiana.

A fianco di questi movimenti che esprimo idee e concezioni di Patria diverse ma non opposte, trovano spazio percorsi che si allontanano invece di molto dal solco risorgimentale.

Da un lato “i senza patria”, i socialisti che non riconoscono nella nazione il luogo privilegiato dell’espressione e dell’esercizio delle libertà. Se ne discosta Cesare Battisti, socialista atipico e per questo poco amato dai suoi compagni di partito e dai loro attuali eredi. I socialisti italiani e i comunisti poi invertono i termini per cui a creare libertà non è uno stato e una nazione per questo concepiti, quanto piuttosto una categoria di uomini, per questo motivo la Patria finirà sempre più nell’alveo stretto di un partito e nulla avrà a che vedere con l’Italia.

Non è un caso che la seconda grade eccezione o innovazione al patriottismo venga da Benito Mussolini, ex socialista convertito a non troppo, che concepirà l’Italia e poi la Patria al solo interno del Partito Fascista. La totale estensione del concetto partitico, di per sé negazione del tutto che invece rappresenta la Patria, porta alla cancellazione di quello che abbiamo definito come binomio fondamentale alla base della costituzione della nazione e dello stato italiano: Patria e libertà. Infatti, già solo negando l’esistenza e la compresenza di sentimenti patriottici differenti, il fascismo si pone come affossatore dello stato e della nazione italiana, sostituendo ad essi il concetto di “parte”, di “partito” di “porzione” che pretende di essere il tutto.

Possiamo indicare da questi due concetti i punti di partenza della scomparsa della Patria italiana: la pretesa da un lato di riconoscere come Patria una sola classa sociale, e dall’altra un solo partito.

La vita repubblicana è l’estenuante lotta di singoli partiti a porsi come piccole patrie degli italiani. La grande Patria che tutti spaventa perché erroneamente collegata al fascismo è aborrita negata e rinnegata, in favore di qualcosa più piccolo, per pochi, scambiando la democrazia per parcellizzazione.

La Patria del sacrifico, dell’amore e della dedizione è sostituita dalle piccole patrie dell’utilità, del ritorno al campanile, del piccolo orizzonte dell’autonomia.

Forse in pochi sanno invece, che a testimoniare che quella grande aspirazione di Patria e libertà erano la strada giusta, sono stati gli ebrei italiani al ritorno dai campi di sterminio. Proprio loro traditi dallo stato, hanno avuto il coraggio che pochi altri hanno manifestato portando, quale simbolo di unità e libertà, corone di alloro ai monumenti ai Caduti della Grande Guerra. Quasi ci volessero ricordare che la strada della Patria italiana rimaneva quella, senza eccezione. Una strada di unità, sacrificio ma soprattutto libertà.

“già pubblicato in Opinioni Nuove Notizie, Anno LVII, Numero 1”