Paolino Zucchi, con il Natisone e il Cividale dalla Grecia alla Russia

“Comandante Squadra Fucilieri e Vice Comandante di Plotone, dotato di rare doti di ardimento, trascinatore per eccellenza, già distintosi nella campagna dell’Albania, ferito e decorato al Valor Militare, si offriva più volte volontario per colpi di mano nelle linee nemiche. Durante l’attacco ad una munita posizione, da più giorni teatro di lotte sanguinose, rivendicava l’onore di assaltare la postazione dominante la quota, cardine della difesa nemica. Incitati i suoi Alpini col motto del Battaglione, affrontava con impeto travolgente la forte difesa e, trovando nella sua volontà di vittoria ascose energie, superava di corsa l’erto pendio ed il ciglio conteso. Primo fra i primi, lanciava le sue bombe a mano contro i difensori che, sgomenti, si davano alla fuga. Incurante del rischio a cui si esponeva, per l’intera giornata, ritto in piedi sulla posizione, impartiva ordini alla sua Squadra, impegnata a respingere continui contrattacchi nemici, e personalmente scaricava con calma il suo moschetto sugli attaccanti, determinando con il suo esempio la fermezza dei dipendenti. Individuato e fatto segno al tiro di un pezzo anticarro, cercava a sua volta di precisare la postazione e rimaneva ritto al suo posto finché, colpito in pieno, immolava la sua giovinezza tutta spesa al servizio della Patria in armi. Magnifica figura di combattente che trovava nell’ardore della lotta vera ragione di vita. Quota Cividale di Nowo Kalitwa, Fronte Russo, 4 gennaio 1943”. Così cadeva, nella steppa sovietica, il Sergente Maggiore Paolino Zucchi, effettivo dell’8° Reggimento Alpini, Battaglione Cividale, durante i tragici giorni della ritirata di Russia. Al momento del rientro in Italia, furono oltre 2570 gli le Penne Nere dell’8 Alpini che non fecero più ritorno a casa.

Reparto italiano all'attacco in RussiaOriginario di Collalto di Tarcento, in provincia di Udine, dove era nato nel 1915, fin da giovane si dedicò all’azienda agricola di famiglia, non rinunciando al diploma di maturità, studiando privatamente. La montagna, però, sarebbe stato il suo destino, legando indissolubilmente il suo nome al panno grigio-verde e a quel cappello con la penna d’aquila. Al momento della chiamata alle armi, infatti, venne arruolato nell’8° Reggimento, venendo destinato alla Scuola Centrale di Aosta, dove conseguì i gradi di Sergente: nell’aprile 1937 veniva posto in congedo, venendo però richiamato poco più di due anni dopo, il 30 agosto 1939. Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, partì per l’Albania, dove prese parte alle successive operazioni sul fronte greco. Aggregato al Battaglione Natisone, 1° Gruppo Alpini Valle, il 30 novembre 1940 guidava un assalto contro una ben difesa postazione nemica, venendo decorato con la Medaglia di Bronzo al Valor Militare: “Comandante di Squadra Fucilieri, la trascinava con l’esempio al contrattacco di una difficile posizione nemica dove giungeva per prima e dove con la sua azione incitatrice e risoluta respingeva subito dopo un contrattacco nemico. Stella Policant, 30 novembre 1940”.

Ritirata di RussiaPoco dopo gli eventi che gli valsero l’onorificenza al Valore, Paolino Zucchi contrasse una grave malattia polmonare, che lo costrinse ad allontanarsi dal fronte per un periodo prolungato di riposo: poté tornare all’8° Reggimento soltanto il 19 luglio 1942, per essere assegnato al Battaglione Cividale e partire per il fronte russo, dove il suo reparto era stato dislocato. A fine agosto il Battaglione raggiungeva il fronte, attestandosi, come buona parte dei reparti italiani, a ridosso del Fiume Don. E poi vennero le tragiche giornate del dicembre 1942: i Russi diedero avvio all’offensiva di Natale che avrebbe portato di li a poco alla ritirata delle Centomila gavette di ghiaccio narrate da Giulio Bedeschi. Durante la notte tra il 3 e il 4 gennaio 1943 aveva inizio un violento attacco sovietico: obiettivo dell’offensiva erano alcune alture, il cui controllo avrebbe permesso di colpire da dietro le linee degli Alpini e scompaginare la resistenza italiana. Fu allora che il Sergente Maggiore Zucchi, assieme agli uomini da lui guidati, mosse alla riconquista di una posizione perduta: conquistata di slancio, diresse da qui il fuoco contro i Russi, prima di venire a sua volta colpito a morte da un colpo di cannone anticarro. Il suo sacrificio permise al Battaglione Cividale di tenere l’altura per altri dieci giorni, fino a quando, il 16 gennaio 1943, giunse l’ordine di ripiegamento.