Notiziario: Morto per Covid Carlo Comello, l'artigliere-fotografo che realizzò gli unici scatti della Campagna di Russia nel 1942

Morto per Covid Carlo Comello, l'artigliere-fotografo che realizzò gli unici scatti della Campagna di Russia nel 1942

Aveva 101 anni, era ricoverato all'ospedale di Stradella. Nel '40 venne arruolato nel regio esercito e inviato sul fronte russo. qui, con una macchina a soffietto, immortalò la battaglia, rivelando l'esistenza di quelli scatti solo nel 2007

Il 24 agosto 1942 la sua macchina fotografica realizzò gli unici scatti esistenti dell'ultima carica di cavalleria dell'esercito italiano, a Izbuscenskij, in Russia: se n'è andato a 101 anni Carlo Comello, ex artigliere di Castelnovetto (nel Pavese), che era ricoverato all'ospedale di Stradella. "Non l'avevano piegato la guerra, il freddo, la fame e gli stenti, ma ci è riuscito il Covid - è il commosso saluto postato sui social dalla sezione Stradella Oltrepo dell'Unione nazionale italiana dei reduci di Russia (Unirr) - Il nostro reduce Carlo Comello è andato avanti".
Nato a Castelnovetto il 29 settembre 1919, nel febbraio del 1940 venne arruolato nel 3° Reggimento Artiglieria Celere "Principe Amedeo Duca d'Aosta", primo Gruppo Artiglieria a cavallo, presso la caserma "Principe Eugenio" di Milano. Dopo aver partecipato alle esercitazioni di guerra in Friuli (tra il marzo e l'ottobre del 1940), venne inviato prima in Croazia alla fine di marzo del 1941 e poi, nel luglio dello stesso anno, sul fronte russo. Era l'autista di un camion che trasportava rifornimenti di munizioni e carburante e alla guida del suo autocarro attraversò la Romania, la Moldavia e la Bessarabia, fino ad arrivare in Ucraina.
"Nelle prime ore del 24 agosto 1942, Comello fu testimone di un episodio bellico di particolare importanza storica: la Carica di Isbuscenskij, l'ultima carica di cavalleria condotta da unità del Regio Esercito italiano contro reparti di truppe regolari - spiegano ancora dall'Unirr - Con la sua Zenith Luxus a soffietto, comprata poco prima della partenza per il fronte, riuscì a immortalare l'evento con alcuni scatti". Nascosto in un boschetto, Carlo Comello salì sul tetto del suo autocarro e catturò le immagini delle cariche con cui quattro squadroni del Savoia Cavalleria, a sciabole sguainate, riuscirono a disperdere 2.500 fanti siberiani armati di mitragliatrici e mortai.
All'epoca il regime fascista, visto il successo dell'operazione, aveva fatto arrivare dall'Italia una troupe dell'Istituto Luce per filmare una finta carica e utilizzare il materiale a scopo propagandistico. Le uniche immagini reali dell'accaduto rimasero però a Comello, che le custodì in un cassetto per oltre 60 anni, per poi rivelarne l'esistenza solo nel 2007. "A volte nella vita si ha l'occasione di fare la Storia, a volte di esserne parte, altre volte ancora di immortalarla o di stare semplicemente a guardarla - si legge in uno dei messaggi di cordoglio affidati a Facebook - Io sono fra i fortunati che lo hanno conosciuto e gli hanno stretto la mano almeno una volta. Io sono fra i fortunati che hanno toccato la Storia".