Milano, operaie nella trappola di fuoco: 100 anni fa la strage dimenticata

Alle 13.50 del 7 giugno 1918 un’esplosione nel reparto spedizioni, dove erano custodite le bombe a mano, distruggeva la fabbrica di munizioni «Sutter&Thévenot». Per 59 lavoratori, fra cui 52 donne, è la fine. Ora si avvicina il centenario
«Arrivammo sul luogo del disastro in autocarro, lungo strade ombreggiate da pioppi e fiancheggiate da fossi… Ci ordinarono di perlustrare gli immediati dintorni per vedere se ci fossero dei corpi. Ne trovammo parecchi e la sorpresa fu di scoprire che questi morti non erano uomini, ma donne…». Alle 13.50 del 7 giugno 1918 un’esplosione nel reparto spedizioni, dove erano custodite le bombe a mano, distrusse la fabbrica di munizioni svizzero-francese «Sutter&Thévenot». Lo stabilimento era a Castellazzo di Bollate, e fu strage di operaie: 52 donne — fra i 16 e i 30 anni — morirono nell’incendio, insieme a sette colleghi.

Ora, a cent’anni dall’esplosione, una fitta rassegna di mostre, conferenze e spettacoli renderà omaggio alle vittime e al futuro che sognavano. La rassegna si chiama «Quell’esplosione cent’anni fa» ed è promossa dal Comune di Bollate con le Acli, il Consorzio sistema bibliotecario Nord-Ovest, il Parco delle Groane e la Fondazione Rancilio-Villa Arconati. Clou della manifestazione, la mostra fotografica «La fabbrica dimenticata» alla biblioteca di Bollate dal 5 al 21 giugno. Le immagini furono scattate dal famoso fotografo Luca Comerio, un anno prima dello scoppio.

«È stato l’8 marzo italiano e le foto, che testimoniano le aspre condizioni di lavoro, sembrano quasi far presagire la tragedia imminente — sottolinea il sindaco Francesco Vassallo —. Queste donne sono state un pezzo della storia dell’emancipazione femminile e noi vogliamo ricordarle con questo messaggio, non solo come vittime. Proprio per questo, il 7 giugno, altrettante donne sfileranno con le loro foto e l’artista Ale Senso realizzerà un murales sulla cabina elettrica che è l’unica cosa che rimane della fabbrica».

In parrocchia sarà visibile un plastico del polverificio. «I parenti delle vittime nell’esplosione dicevano che era stato un sabotaggio. La causa non fu mai chiarita, ma studi più recenti scoprirono che nello stabilimento entrava una vaporiera che emanava lapilli di fuoco e potrebbe essere stata la causa» ricorda il parroco. Fra gli altri appuntamenti ( 7 giugno alle 20.30, al Castellazzo) un reading con Lella Costa. «Le armi le producevano le donne, perché gli uomini erano al fronte — ricorda Vitaliano Altomari (Acli) —. Paradossalmente la guerra portò alle donne il riconoscimento di un ruolo sociale inedito. Passeranno però molti anni prima che si arrivi al diritto di voto».