LIBRI: Boem «Tra le pieghe di una vita»

Spiegare la Storia senza piegarla a semplificazioni o pregiudizi ideologici. Raccontare un'esperienza vera entrando «Tra le pieghe di una vita»: l'ha fatto Sergio Boem con l'omonima pubblicazione dedicata al nonno materno, il Tenente Ubaldo Ingravalle (Roma,1886 - Gorizia, 1950) e insieme a lui ai tanti «dimenticati uomini del "Valcamonica"» (Circolo culturale Ghislandi, Il tempo e la memoria pp.179, euro 15); un testo che intreccia vicende personali e pubblici eventi, a partire dalla Grande Guerra. Ha un accento foresto, un tratto cittadino diverso, il pallido borghese Ingravalle quando incontra i duri dialetti dell'arduo mondo alpino. Il bel giovanotto - madre napoletana, padre pugliese - conosce solo pianure; ma la Guerra chiama, anzi richiama e lui, già riformato, dopo il veloce apprendistato - inesperto Aspirante Ufficiale - è assegnato al 5° Reggimento Alpini, «Battaglione Valcamonica».
Marzo 1916 sul Carso tra il Rombon e la cresta del Cukla, anche lui è un «bocia», come i suoi soldati; il fronte è duro per tutti: assalti e attese, gelo e bufere. Sudore e sangue, indicibili sacrifici e incapacità degli alti comandi: l'insensata carneficina insiste anche quando lo scenario cambia: Monte Grappa e poi il Tonale dove il Valcamonica è di casa.
La guerra finisce, ma non la carriera militare del Tenente che, tra riconoscimenti e medaglie al merito, avanza: Capitano, poi Maggiore con tanto di penna bianca sul cappello.
Deciso e fiero, padre severo, Ingravalle attraversa il suo tempo restando fedele a se stesso. Monarchico, liberale, massone, è il senso del dovere a guidarlo tra le complesse pieghe della Storia: Fascismo, guerra di Libia, secondo conflitto, armistizio, Repubblica Sociale Italiana...
E' terribile la vita a Gorizia tra partigiani titini e foibe carsiche; e l'esodo giuliano è una tragedia ingiustamente dimenticata. Tra i profughi c'è il futuro genero del Tenente, lo studente Vittorio Boem, padre di Sergio, autore di una ricerca che onora la memoria e invita a riflettere.
Piera Maculotti