LE SPIE DEL VATICANO un libro dello storico americano Marl Riebling

La guerra segreta di Pio XII

Ad arricchire la già vasta letteratura sul comportamento assunto, durante la seconda guerra mondiale, da Papa Pio XII è arrivato a fine 2015 un libro dello storico americano Marl Riebling dal titolo “Le spie del Vaticano”.

Già una precedente ricerca della storica Patricia McGoldrike su documenti conservati nei National Archives britannici, aveva evidenziato come il Vaticano avesse cercato di combattere il nazismo attraverso investimenti finanziari.

Attingendo a numerosi archivi, tra cui i National Archives and Records Administration statunitensi e quelli vaticani, lo storico ricostruisce dettagliatamente le trame con le quali il Pontefice avrebbe cercato di provocare la caduta del nazismo.

Tra il 5 e il 6 marzo 1939, furono effettuati segretamente dei lavori nella Biblioteca Apostolica in Vaticano per celare, tra i preziosi volumi, le microspie di uno dei primi e più sofisticati impianti d’intercettazione ambientale: una gigantesca macchina di registrazione regalata da Guglielmo Marconi. Pio XII registrò in questo modo l’orientamento di quattro cardinali su un tema scottante: come reagire alle ostilità dei nazisti contro i cattolici e la Chiesa tedesca.

Successivamente papa Pacelli dispose per un tentativo dil sabotaggio dei piani di Hitler.
La prima mossa si verificò il 26 maggio 1941, quando i più alti esponenti dei gesuiti e dei domenicani tedeschi diedero vita a un movimento clandestino incaricato di rastrellare documenti e progetti bellici del Führer da tutte le fonti possibili, dalle centraliniste alle segretarie, ai funzionari di governo ostili al regime.

Tramite religiosi che avevano avuto dal Papa la speciale dispensa per indossare abiti borghesi e vivere al di fuori delle regole dell’ordine, si inviavano a Roma messaggi e dispacci che si facevano poi pervenire a Londra e Washington.

Questo movimento aveva contatti con personaggi di spicco dell’opposizione, da Dietrich Bonhoeffer, teologo luterano tedesco, all’ammiraglio Wilhelm Canaris, capo del servizio segreto militare (entrambi giustiziati a Flossenbürg il 9 aprile 1945), al suo vice Hans Oster, a Ulrich von Hassel, ex ambasciatore a Roma, impiccato l’8 settembre 1944 dopo l’attentato a Hitler. Il pontefice prendeva anche in seria considerazione, sempre secondo Riebling, l’eventualità di un colpo di Stato e si dichiarava disponibile a far da mediatore tra i cospiratori e gli Alleati.

Una delle iniziative più audaci fu il sabotaggio, nel marzo 1943, del Condor Focke-Wulf su cui il Führer volava verso Smolensk. Una bomba era stata nascosta in un pacco di bottiglie di cognac ma non esplose. Ugualmente fallì un ufficiale kamikaze pronto a farsi saltare in aria durante una parata in presenza di Hitler.

Il principale tramite tra il movimento antinazista in Germania e Pio XII fu un avvocato bavarese, Josef Müller, che, scoperto e arrestato, venne poi aggregato ai prigionieri illustri del Führer, alte personalità di tutta Europa che, detenute da anni nei Lager del Reich, furono portate in Alto Adige per fungere in seguito da moneta di scambio con gli Alleati in vista della resa. Liberato a Villabassa nel dopoguerra, Müller contribuì a fondare la Cdu, l’Unione cristiano-democratica.