LE ARMI SEGRETE DEL FUHRER SUL GARDA La Peenemünde italiana

Un aspetto della Seconda guerra mondiale, probabilmente sconosciuto alla quasi totalità del pubblico riguarda le armi segrete di Hitler costruite sul suolo italiano. Prima due righe per spiegare il titolo del post. Durante la seconda guerra mondiale, Peenemünde località sita nella parte nord-orientale dell'isola tedesca di Usedom, nel land del Meclemburgo-Pomerania Anteriore, ospitava la Heeresversuchsanstalt, un grosso sito di sperimentazione e sviluppo missilistico, istituito nel 1937. Prima di tale data il gruppo guidato da Wernher von Braun e Walter Dornberger aveva operato a Kummersdorf, a sud di Berlino. Comunque, Kummersdorf si rivelò troppo piccola per gli esperimenti. Peenemünde, situata sulla costa, permetteva il lancio dei razzi e il successivo monitoraggio, attraverso oltre 300 chilometri di acque aperte.Tra il 1937 e il 1945 i Peenemünders svilupparono molte basi della tecnologia missilistica e due armi, la V1 e la V2. I lanci di prova del primo V-1 avvennero all'inizio del 1942 e il primo V-2 (allora chiamato A-4) fu lanciato per la prima volta il 3 ottobre 1942, dalla Prüfstand VII. La Luftwaffe (aviazione militare) condusse gli esperimenti del V1 a Peenemünde-West, mentre l'Heer (esercito) condusse lo sviluppo del missile balistico V2. In loco operavano Reparti nebbiogeni inviati dalla Repubblica sociale italiana.
Quasi tutti conoscono Peenemünde ma nessuno conosce la storia del sito italiano. Una battaglia segreta che ebbe come scenario la provincia di Brescia, in particolare un vasto sistema di gallerie esteso in tutto l’alto Garda, tra Gardone, Riva e Torbole. Siamo alla fine del 1943, l'Italia si era arresa, nel Nord era stata istituita la Repubblica Sociale Italiana decisa a continuare la guerra a fianco dell'alleato tedesco, la Germania e le sue fabbriche erano pesantemente e continuamente bombardate dalle forze angloamericane. Ai tedeschi servivano siti alternativi per continuare a costruire armi, le grotte del Garda, così, divennero località molto ricercate dai nazisti, perché erano naturalmente protette dai bombardamenti e non troppo distanti dalla linea ferroviaria che conduceva al Brennero. Tra l’autunno del 1943 e il giugno del 1944, in questo dedalo di gallerie -bunker, furono decentrate la Breda (che produceva mitragliatrici), la Fabbrica Nazionale Armi, l’Armaguerra, la Fiat motori aeronautici e altre industrie italiane di un certo peso strategico. Fra queste una parte delle industrie aeronautiche Caproni venne spostata, durante l’autunno del 1943 fino al giugno del 1944 all’interno della galleria Adige – Garda. Prima di proseguire nella narrazione due parole sulla galleria principale.
La galleria Adige-Garda (o Caproni) è nata come opera idraulica per far defluire nel lago il corso del fiume in caso di piena. Si iniziò a scavare per realizzare i 10 km di galleria scolmatrice nel 1939 e prese il nome dall’ingegnere Giovanni Battista Caproni, fondatore di una delle più importanti aziende aeronautiche italiane. Nella fabbrica d’armi del tunnel idraulico vi lavorarono circa 2 mila persone, anche giovani di 17 anni e partigiani che furono condonati, pur che lavorassero alla produzione di armi per il Terzo Reich. Il tunnel, suddiviso negli 8 metri di diametro in due piani, vi avvennero anche sabotaggi, in particolare i partigiani infiltrati facevano saltare le lampadine, togliendo di fatto la luce alla produzione. Finita la guerra vennero ripresi i lavori interrotti nel 1943 e il tunnel fu concluso nel 1959, giusto un anno prima della piena dell’Adige del 1960, ripetutasi per 11 volte fino al 2002.
Tornando alla narrazione delle armi segrete tedesche in Italia, dopo l'armistizio come si è visto in altri post tutta la produzione industriale italiana passò sotto controllo germanico, i tedeschi intuirono presto il valore di quelle gallerie e li Vi trasfeririono lo studio e la progettazione delle armi segrete che avrebbero dovuto sovvertire il corso di una guerra che la Germania e i suoi alleati stavano ormai perdendo. Così, sul Garda nascevano i motori dei famigerati missili V2, molte parti dei primi caccia a reazione Masserschmitt Me 262 (i primi jet militari entrati in servizio), pezzi che venivano, poi, spediti alle fabbriche di assemblaggio del campo di concentramento di Dora-Mittelbau in Germania. sottomarini a reazione (costruiti in un cantiere “segreto” a Riva del Garda) e non solo. Infatti, si parlo addirittura di un disco volante da combattimento, un oggetto mai visto prima. L’ “Ufo di Hitler” pare proprio essere solo una leggenda, ma tutto il resto è più che verosimile. Gli aviogetti Me 262 furono impiegati in battaglia, i sottomarini a reazione realizzati con motori turbo jet per lanciare i siluri a 35 nodi, quasi 70 km all’ora, velocità impossibili per quel tempo da raggiungere, furono varati in tre prototipi, uno dei quali potrebbe trovarsi, affondato, ancora negli abissi del Benaco, e le V2 furono una devastante realtà.
Intorno alla galleria sono stati trovati anche pezzi di aerei dalle fatture molto strane: testimoni raccontano di raggi verdi misteriosi che si vedevano nel cielo, per testare questi nuovi aerei che si progettavano. A Riva del Garda, infatti, esisteva il centro di ricerca sperimentale aeronautica Herman Goering. E la letteratura degli ultimi 50 anni si è sbizzarrita nel raccontare e descrivere con disegni i progetti di prototipi volanti di quelli che vengono definiti gli «ufo di Hitler ». Nel museo dell’Aeronautica Caproni di Trento è,stata rinvenuta una bobina avvolta in una scatola con la scritta «Ufo pista Breda 1938». «La cosa curiosa è che il termine ufo è stato coniato molto dopo, negli anni ’50 – spiega il regista Quattrina. Nel filmato si vede un disco bianco per dieci secondi su una pista da volo a Breda, nel milanese». Ma tra Torbole e Riva si progettavano pure mini sottomarini, come i tre prototipi propulsione a reazione, unici al mondo, realizzati con motori turbo jet per lanciare i siluri a 35 nodi, quasi 70 km all’ora, velocità impossibili per quel tempo da raggiungere.
Con la caduta della Linea Gotica del 21 aprile 1945 e l’insurrezione generale delle forze partigiane del 25 aprile, le truppe tedesche iniziarono a ritirarsi, ma sul Lago di Garda le SS e la Wehrmacht si opposero con tenacia fanatica all’avanzare della Decima divisione di montagna statunitense. Così, mentre gli altri connazionali pensavano alla fuga e a salvare la pelle, i soldati di queste guarnigioni tedesche preferivano farsi bruciare vivi piuttosto che arrendersi e quindi far arrivare gli americani ai laboratori nascosti nei tunnel.
Come ha raccontato Armando Bellelli, desenzanese appassionato di ricerca storica e archeologica, questa è un storia che in pochi conoscono, seppur certificata dal punto di vista storico. Una storia reale, quindi di per sé già più fantastica della fantasia. Nel primo dopoguerra a Malcesine mise il proprio comando il generale Usa Omar Bradley. Qualcuno ipotizzò che volesse impossessarsi dei progetti. Ad avvalorare questa ipotesi, c’è il fatto che Bradley salvò alcuni collaborazionisti dalla fucilazione. Tra questi l’ingegnere italiano Antonio de Pizzini, responsabile del tunnel in cui operava l’industria aeronautica Caproni. Tutti fatti veri, ma ancora avvolti nel mistero e come sempre dimenticati troppo presto.