LA STRAORDINARIA STORIA DI GIORGIO PERLASCA.

Questa è l’incredibile vicenda di un uomo che nell’inverno del 1944-1945 a Budapest riuscì a salvare dai nazisti migliaia di ebrei ungheresi facendosi passare per Console spagnolo, lui che non era né diplomatico né spagnolo.

Giorgio Perlasca nacque a Maserà (Padova) nel 1910. Aderì inizialmente agli ideali fascisti partecipando come volontario prima in Africa Orientale poi in Spagna.

Al suo rientro in Italia non condividendo le leggi antisemite e l’avvicinamento alla Germania hitleriana si allontanò dal partito di Mussolini senza tuttavia mai diventare antifascista. Entrò nel commercio delle carni. Scoppiata la seconda guerra mondiale venne mandato, in pratica come incaricato d’affari e con lo status di diplomatico, nei paesi dell’Est per comprare carne per l’Esercito italiano.

A Belgrado vide i primi rastrellamenti e le prime deportazioni di ebrei e zingari nel 1941 da parte dei tedeschi.
L’ 8 di settembre del 1943 l’Armistizio tra l’Italia e gli Alleati lo colse a Budapest. Posto di fronte alla richiesta di aderire alla R.S.I. rifiutò e venne internato in un castello riservato ai diplomatici fino a metà ottobre del 1944 quando riuscì a fuggire nascondendosi nell’Ambasciata spagnola.

E qui diventò sedicente cittadino spagnolo, con un regolare passaporto intestato a “Jorge” Perlasca, iniziando a collaborare con l'Ambasciatore di Madrid, Angel Sanz Briz, che già allora rilasciava salvacondotti per proteggere i cittadini ungheresi di religione ebraica.

Nel novembre 1944 l’ambasciatore Sanz Briz, non riconoscendo il governo fantoccio ungherese filo nazista, lasciò Budapest riparando in Svizzera. Perlasca non lo seguì e riuscì anzi a crearsi un falso incarico di sostituto dell’ambasciatore spagnolo reggendo la legazione dal 1 dicembre 1944 al 16 gennaio 1945 giorno in cui l’Armata Rossa entrò a Budapest. Grazie anche alla collaborazione dell’avv. Farkas, legale dell’Ambasciata, riuscì a proteggere, salvare e sfamare giorno dopo giorno 5.218 ebrei ungheresi di ascendenza sefardita (di antica origine spagnola), e salvarli quindi dai campi di sterminio nazisti. Furono ammassati in cinque case protette lungo il Danubio, di fronte all’isola Margherita.

Oltre al cibo e denaro organizzò anche un abbozzo di struttura militare di resistenza girando su una Buik con le insegne della Spagna in una città di gelo, macerie, cecchini. Nelle ore finali della disfatta tedesca a Budapest, affrontò il ministro dell'Interno ungherese che voleva incendiare il ghetto facendolo desistere dal proposito. Dopo l’entrata in Budapest dell’Armata Rossa, venne fatto prigioniero ma subito liberato riuscendo tra mille difficoltà a rientrare in Italia dove ricominciò la sua normale vita non raccontando a nessuno la sua storia.

Nel 1987 ad un incontro di ebrei ungheresi a Berlino mentre si ricordavano i giorni di Budapest precedenti l’ingresso dell’Armata Rossa, prese la parola Irene von Borosceny che aveva lavorato per la Croce Rossa Internazionale negli ultimi mesi della della guerra. La donna ricordò a tutti l’impegno che il console spagnolo “Jorge” Perlasca aveva profuso rischiando la propria vita nel salvataggio di migliaia di ebrei. Cominciarono le ricerche ostacolate dal fatto che non si trovava nessuno spagnolo con quel nome. Ma alla fine si arrivò alla verità.

La straordinaria storia di Giorgio “Jorge” Perlasca venne fatta conoscere al grande pubblico da Enrico Deaglio, con la trasmissione televisiva Mixer e con il libro "la banalità del bene". Gli vennero concesse varie onorificenze in Italia ed all’estero, tra cui la Medaglia d’Oro al Valor Civile ed il titolo di Grande Ufficiale della Repubblica. In Ungheria durante una sessione speciale del Parlamento gli fu concessa la massima onorificenza nazionale, la Stella al Merito.

La Spagna gli concesse l’onorificenza di Isabella la Cattolica. Gli Stati Uniti lo accolsero come un eroe. In Israele, Yad Vashem, lo proclamò Giusto tra le Nazioni. Andò a Gerusalemme ove piantò l’albero sulla collina dei Giusti, ospite del Governo israeliano. Gli venne concessa la cittadinanza onoraria dello Stato d’Israele. 
Giorgio Perlasca morì il 15 agosto del 1992. E’ sepolto a Maserà, a pochi chilometri da Padova, Ha voluto essere sepolto nella terra e con una unica frase, oltre alla data di nascita e di morte: Giusto tra le Nazioni, in ebraico.

Antonio A. – Fonte:”Grandi e piccoli eroi che hanno cambiato la Storia” di Livio Zerbini.