Notiziario: La morte dell’Alpino Mario Francescatto

La morte dell’Alpino Mario Francescatto

Inviato sul fronte greco al seguito dell’8° Reggimento Alpini, il Tenente Mario Francescatto prese parte da subito alle operazioni belliche fin dal novembre 1940. L’attacco italiano, che doveva travolgere in poco tempo le difese elleniche, si infranse ben presto di fronte alla resistenza offerta dai soldati nemici, tutt’altro che demotivati e intenzionati, invece, a ricacciare oltre frontiera le truppe invasori. Figlio di emigranti italiani in Belgio, Mario Francescatto fece ritorno nella sua Italia solamente nel 1933, una volta terminati gli studi superiori: e nonostante fosse riuscito a superare gli esami dell’Università di Venezia, decise di optare per un’altra importante istituzione, ovvero quella Regia Accademia di Modena da cui uscirà, tra i primi del corso, nel 1936 con il grado di Sottotenente. Assegnato al Corpo degli Alpini, scoprì di essere un provetto sciatore e scalatore: durante la sua permanenza al Battaglione Cividale, Francescatto prese parte a numerose gare di sci, competizioni sportive a livello nazionale e internazionali, avendo sempre ottimi piazzamenti, soprattutto tra le Penne Nere che vi prendevano parte. Una rovinosa caduta, però, lo costrinse a stare fermo per una frattura al femore.
Ristabilitosi, il Tenente Mario Francescatto venne assegnato al Battaglione Val Natisone, dove assunse il comando della 279a Compagnia. Al momento dell’entrata in guerra dell’Italia, con la sua Compagnia di Alpini venne inviato in Albania in previsione delle operazioni che avrebbero interessato il teatro greco: dall’11 novembre prenderà parte alle operazioni belliche sul nuovo teatro che vide coinvolte le forze italiane. E fin dai primi istanti, il Tenente Francescatto si mise in luce per coraggio e valore. Durante l’offensiva italiana di fine novembre, sebbene ferito durante un attacco, non volle abbandonare il campo di battaglia per infondere il coraggio necessario ai propri sottoposti per il proseguo dell’azione. E poi venne l’attacco del 14 dicembre: i Greci travolsero le posizioni italiane, compresa quella di Mario Francescatto. Ma invece che ritirarsi, continuò a presidiare la mitragliatrice con cui fece fuoco contro le forze avanzanti. Sopraffatto, venne colpito da una raffica nemica, cadendo al suo posto di combattimento.
Alla Memoria dell’eroico Tenente venne così conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare: “Comandante di un Presidio posto a difesa di un’importante sella montana, ne manteneva per tre giorni il possesso nonostante ripetuti attacchi avversari. Sopraffatto da forze soverchianti era costretto a cedere terreno; passato al contrattacco riconquistava valorosamente la posizione e, benché ferito, rifiutava di abbandonare il reparto. In successivo attacco nemico ne contrastava accanitamente l’avanzata finché cadeva colpito a morte. Magnifica figura di soldato e di comandante, fulgido esempio di coraggio e di eroismo. Sella Policani, 20-30 novembre 1940; Shesh i Mali, 14 dicembre 1940.

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