La Casa del Soldato. Ah, quel cinema…

Vitoronzo Pastore

Fra i tanti problemi con cui l’Italia dovette misurarsi sul piano militare all’ingresso nella Grande Guerra ci fu l’assenza di strutture volte a ricreare i soldati in  licenza o in libera uscita. Il primo a preoccuparsi di questo vuoto non fu un Generale ma un religioso. Reduce dall’esperienza in Libia, dove all’indomani della vittoria italiana sui Turchi aveva prestato servizio in qualità di cappellano militare Don Giovanni Minozzi accarezzò l’idea di luoghi di accoglienza e ritrovo riservati alla truppa. Allo scoppio della guerra, Minozzi cavò la sua idea dal cassetto e la propose allo Stato maggiore. L’idea piacque tanto che le si diede immediata attuazione. Le prime Case Del Soldato trovavano posto nei centri non lontani dalla linea del fronte. Ciò nella convinzione fosse più salutare al morale delle truppe – e alla salute dell’anima – che i fanti, invece di svagarsi nelle retrovie tra taverne e postriboli, avessero modo di fermarsi là dove era possibile ascoltare musica, assistere a spettacoli teatrali, leggere libri e giornali e frequentare corsi di alfabetizzazione (in gran parte quei giovani non sapevano leggere e scrivere). Constatati i buoni effetti di questa istituzione, Le Case Del Soldato si diffusero in tutto il territorio nazionale continuando a svolgere la stessa funzione anche a guerra finita. A Bari la prima Casa Del Soldato trovò posto prima in un locale di via Melo, poi in alcuni ambienti in via Nicolai in precedenza occupati dalla ditta Marstaller (è quanto si evince da ‘Rinunce e sacrifici’, capitolo V di ‘Altruismo e parole d’altri tempi – 1915/1918’, uno puntiglioso studio del nostro  Vitoronzo Pastore edito da SUMA Editore). In un secondo momento, all’incirca alla fine degli anni venti, la Casa Del Soldato trovò definitiva sistemazione in piazza Balenzano, inserita all’interno del monumentale complesso della Caserma Picca. Era una delle più sontuose d’Italia, Si distingueva soprattutto per il fatto di disporre di una vastissima sala cinematografica. Nel dopoguerra quel cinema venne aperto anche ai civili divenendo presto, a ragione dei prezzi popolari, la più ricercata sala di ‘visione successiva’. Ma le cose belle non durano a lungo. Nel 2000, con l’abolizione del servizio di leva la Casa del Soldato dovette chiudere i battenti. E fu l’addio anche per la sala cinematografica, che andò ad allungare la lista dei cinema baresi scomparsi. Unica consolazione, quella sala non è stata né demolita, né destinata ad altro uso. E’ semplicemente in abbandono. Il suo futuro è legato a quello della Caserma Picca, i cui spazi oggi sono in grande esubero a causa della riduzione degli organici. Tutto  ancora può essere. – Nell’immagine, una rara cartolina della Casa del Soldato di Torino.

Italo Interesse