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Notiziario: L'ultimo saluto al maresciallo dei paracadutisti Mario Mele

L'ultimo saluto al maresciallo dei paracadutisti Mario Mele

Era di stanza a Livorno. Sulla sua malattia si allunga il sospetto di un micidiale colpevole: l'uranio impoverito. Sindaco e istituzioni snobbano il funerale

Pisa 24 febbraio 2016 - Il corteo ha percorso silenziosamente le vie di Casciavola prima di arrivare alla chiesa di San Michele, dove si sono svolti ieri pomeriggio i funerali del maresciallo dei paracadutisti Mario Mele, 59 anni, di stanza alla Folgore di Livorno. Il picchetto d’onore dei baschi amaranto ha salutato per un’ultima volta il sottufficiale deceduto nei giorni scorsi dopo una lunga malattia, l’ennesima sulla quale si allunga il sospetto di un micidiale colpevole: l’uranio impoverito, con il quale il parà cascinese sarebbe venuto a contatto nel corso delle numerose missioni internazionali alle quali ha partecipato negli anni.

Un abbraccio commosso dei commilitoni, che si sono stretti intorno alla famiglia di Mele: la moglie Stefania e i figli Ivan e Ilenia. Il silenzio attraverso il quale è passato il feretro, sorretto da sei parà, è stato lo specchio dei sentimenti dei presenti, annichiliti dalla sorte dell’amico, del marito, del padre, del soldato che non si è mai arreso e che ha simbolicamente passato alla moglie il testimone nella ricerca della verità. «Fatti valere per avere giustizia» le ha infatti detto negli ultimi istanti.  Il vuoto lasciato da Mele è grande.

«Sappiamo bene – ha detto nell’omelia il parroco di Casciavola durante la funzione – cosa voglia dire per una famiglia perdere un punto di riferimento così prezioso e forte. Vedo qui la bandiera sorretta dai labari della Folgore, la stessa per la quale Mario ha sempre lottato. E la bandiera italiana dovrebbe essere una madre per il suo popolo, anche se, questa volta, sembrerebbe una matrigna, visto che le autorità civili non sono qui a ricordare il maresciallo Mele. La famiglia ha chiesto a loro un aiuto che non si è ancora visto. Trovo vergognoso che né il sindaco di Cascina, né alcun altra istituzione locale abbiano sentito il dovere di prendere parte alla cerimonia – dice Diego Petrucci, consigliere comunale di Pisa –. E’ un’assenza vergognosa».  

Il maresciallo Mele ha partecipato a numerose missioni all’estero – dall’Iraq alla Somalia, dal Kosovo all’Afghanistan –: adesso la famiglia continuerà la sua battaglia con l’assistenza dell’Osservatorio Permanente, associazione che tutela i militari malati per colpa dell’uranio impoverito (328 le vittime ufficiali e circa 3.800 i malati) e che ieri era rappresentata alle esequie da Domenico Leggiero. Poi il feretro – il servizio funebre è stato gestito dall’impresa Poli di Pisa – esce dalla chiesa e riceve il saluto del picchetto schierato.