L'ULTIMA PARTITA DI ARPAD WEISZ

Il 16 ottobre del 1938 fu l'ultima partita di Arpad Weisz sulla panchina del Bologna Football Club. La partita vide i suoi ragazzi, quelli dello "squadrone che tremare il mondo fa", reduci dalla vittoria di due scudetti consecutivi (1935-36 e 1936-1937), imporsi sulla Lazio per 2-0. Le leggi razziali emanate dal governo fascista italiano portarono Weisz a perdere il proprio lavoro. Costretto alla miseria, il 42enne allenatore ungherese, di origine ebraica, si rifugiò in Olanda con la famiglia per sfuggire alle persecuzioni del regime. Con l'occupazione dell'Olanda da parte dei nazisti, i Weisz furono catturati e internati in vari campi di sterminio. Il 31 gennaio 1944, ad Auschwitz, Arpad Weisz moriva in una camera a gas. La terribile storia di Weisz e della sua famiglia, che ci riporta ad una delle pagine più vergognose della nostra storia nazionale, è stata portata recentemente alla luce dal giornalista bolognese Matteo Marani che ne ha ricostruito la storia nel libro "Dallo scudetto ad Auschwitz". La nostra associazione si è interessata già diverse volte di giocatori del Bologna Football Club coinvolti nel primo conflitto mondiale. La storia di Arpad Weisz tocca anche la Grande Guerra. Nato a Solt, in Ungheria, il 16 aprile 1896, era suddito austro-ungarico e, come tutti i suoi coetanei, rispose alla chiamata di leva per la Grande Guerra, venendo arruolato nel 32 reggimento di fanteria imperial-regio. La sua esperienza militare si conclude velocemente. Viene difatti preso prigioniero sul fronte italiano, sul Monte Mrzli, il 28 ottobre 1915 ed internato in un campo di prigionia a Trapani (come testimonia un documento rinvenuto dallo stesso Marani, qui nella seconda fotografia). Ironia della sorta vuole che, a prendere prigioniero Weisz, potrebbero essere stati dei suoi futuri concittadini bolognesi, arruolati nella brigata Emilia (che era una delle brigate figlie del distretto di Bologna), che presidiavano quel tratto di fronte proprio in quel periodo. La triste storia di Weisz, terminata tragicamente ad Auschwitz, si intreccia ancora di più, quindi, con la nostra città, più che mai. A lui, oggi,è stata dedicata la ex curva San Luca dello stadio Dall'Ara di Bologna, per non dimenticare mai che questo è stato, anche qui, nella nostra Italia, nella nostra Bologna.