L’evoluzione degli Assaltatori russi e sovietici

La storia dell’aviazione militare, da quando i Fratelli Wilbur e Orville Wright compirono il loro storico volo nel 1903, ha compiuto passi da gigante. Dai combattimenti aerei eredi di un’epoca cavalleresca ormai scomparsa nel corso della Prima Guerra Mondiale, passando dai primati e dalle lunghe trasvolate oceaniche e atlantiche di Charles Lindbergh, Amelia Earhart e Italo Balbo, tante furono le nazioni che svilupparono un nuovo concetto di aviazione, di supporto alle fanterie di terra, in grado di attaccare e colpire bersagli predefiniti con precisione quasi chirurgica, senza ricorrere alle grandi flotte di bombardieri: nasceva l’assaltatore, l’aereo da attacco al suolo. La Germania fu tra le prime ad attuare questa nuova teoria, sperimentandola durante la guerra civile spagnola, banco di prova per la blitzkrieg in Polonia nel settembre 1939. Anche la Regia Aeronautica teorizzò questa nuova tipologia di guerra aerea, ma furono i Sovietici, con il velivolo Ilyushin Il-2 Sturmovik a imprimere un nuovo passo in avanti: non solo l’assaltatore era armato con bombe esplosive in grado di distruggere postazioni in cemento armato, ma era anche dotato di cannoncini con un calibro sufficiente a oltrepassare la corazzatura di numeri carri armati e veicoli blindati. Alberto Trevisan, storico dell’aviazione e ricercatore aeronautico, ha condotto uno studio sulla loro evoluzione, con il volume Assaltatori ed aerei da attacco al suolo russi e sovietici.

1. Da dove nasce l’idea di dedicare un libro sull’evoluzione degli assaltatori e degli aerei da attacco al suolo in Unione Sovietica?
Pur essendo interessato alla storia dell’aeronautica in senso generale, negli ultimi anni ho avuto la possibilità di raccogliere molto materiale (spesso inedito) relativo all’aviazione sovietica, da cui è scaturito il primo libro Storia ed Evoluzione dei Caccia Sovietici a Reazione 1945-55. Il programma prevedeva di dare un seguito alla prima pubblicazione e parallelamente di affrontare l’argomento bombardieri, ma, durante le ricerche, mi sono reso conto di quanto la storia degli aerei da attacco al suolo sovietici fosse contemporaneamente complessa, interessante e poco nota al pubblico. Da qui l’idea di preparare un lavoro dedicato, che mi ha impegnato molto più del previsto.

2. Come sono evoluti gli assaltatori sovietici tra le due guerre mondiali?
Il-2 SturmovikL’evoluzione degli assaltatori sovietici tra le due guerre è molto simile a quella intrapresa dalle maggiori potenze mondiali. Innanzitutto va chiarito che il concetto di aereo da attacco ha subito molte modifiche nel corso del tempo, pur mantenendo alcune connotazioni particolari riscontrabili in tutti gli esponenti della categoria. Inizialmente erano velivoli impiegati per attaccare le truppe di terra nemiche e bersagli mobili poco protetti. Poi, negli Anni Trenta, si è passati (un po’ tutti) per l’illusione dell’aereo multiruolo che potesse fare il ricognitore, il bombardiere leggero, l’assaltatore, l’anticarro, eccetera. Salvo poche eccezioni, questa fu una generazione di aerei che fecero tutto, ma male, probabilmente anche a causa di tecnologie non del tutto mature in campo aerodinamico e motoristico.

3. Quale fu il loro ruolo nel corso del secondo conflitto mondiale? E dopo, nel corso della Guerra Fredda?
Ilyushin Il-10Durante la Seconda Guerra Mondiale i sovietici ebbero senza dubbio il campione degli aerei da attacco al suolo, lo Il-2 Sturmovik, nato da un’intuizione di Ilyushin e gettato nella mischia a contrastare l’avanzata della Wehrmacht in sostituzione della succitata generazione di macchine inadeguate. Aereo non esente da difetti, ma comunque esaltato dalla propaganda e temuto dai propri nemici, lo Sturmovik si guadagnò un ruolo da assoluto protagonista, tanto che Josif Stalin lo definì “tanto importante per l’Armata Sovietica quanto l’aria che respira ed il pane che mangia”. Veniva impiegato a bassa quota, per attaccare mezzi e truppe nemiche, spesso affiancato da altri tipi di aerei allestiti con armamenti specifici per l’attacco al suolo. Per come veniva impiegato, lo Il-2 Sturmovik si potrebbe definire un aereo da appoggio tattico in ausilio alle truppe di terra. Dopo il conflitto i reggimenti di Sturmovik (Il-2 e Il-10) vennero frettolosamente smantellati, nella convinzione che potessero venire sostituiti dai cacciabombardieri supersonici. Nel 1955 l’Aviazione Sovietica poteva disporre di circa 1700 Il-10 schierati perlopiù nei paesi europei del Patto di Varsavia, ma un’ordinanza del Ministro della Difesa Zhukov ne decretò il ritiro dal servizio entro il 1956. Bisognerà attendere gli Anni Settanta per assistere ad un nuovo cambiamento di rotta, che porterà ai requisiti per un moderno velivolo da attacco al suolo e appoggio tattico.

4. Gli aerei da attacco al suolo possono avere ancora oggi un futuro operativo?
Per questa domanda non mi sento particolarmente competente, ci vorrebbe un esperto in tattiche militari. Mi limito ad osservare come l’USAF abbia deciso di radiare i suoi A-10, impiegati proficuamente in combattimento negli ultimi conflitti, per sostituirli con degli addestratori armati a turboelica, demandando molti compiti anche ai droni. Probabilmente è una questione di costo e se la minaccia dei potenziali avversari viene considerata “a bassa intensità”, non c’è l’esigenza di impiegare mezzi inutilmente costosi.