L’antimilitarismo illuminato di Scalarini nelle vignette per «Avanti!»

Mentre, a seguito del deflagrare della guerra europea, risuonavano alte nel nostro paese le voci di coloro che caldeggiavano l'intervento, sulle pagine dell’«Avanti!» veniva condotta una campagna dai toni diametralmente opposti. In questo articolo analizzeremo le vignette pubblicate sul quotidiano, organo ufficiale del partito socialista, dal geniale disegnatore satirico Giuseppe Scalarini

Cominciamo fornendo una breve nota biografica dell'artista.
Giuseppe Scalarini, Autoritratto
A partire dallo scorcio dell'Ottocento, Giuseppe Scalarini (1873-1948) si dedicò con assiduità alla produzione di vignette rivolte a denunciare i mali che affliggevano la politica e la società del suo tempo. Di radicate convinzioni socialiste, perseguiva nella sua opera un obiettivo prioritario: la lotta al militarismo quale espressione delle aspirazioni nazionalistiche della borghesia. Le sue campagne antimilitariste ebbero inizio all'epoca dell'imperialismo straccione - le imprese coloniali in Africa - e proseguirono nel corso del primo conflitto mondiale e poi ancora nel dopoguerra. Si tratta di disegni volti a smascherare i meccanismi perversi che presiedono le guerre, mettendo in luce le loro conseguenze e i falsi miti volti ad esaltarle. Dal 1920 e per tutto il ventennio mussoliniano, Scalarini subì gravi persecuzioni da parte del regime: fu aggredito e picchiato, riportando gravi traumi; fu incarcerato e poi mandato per cinque anni al confino a Ustica e Lampedusa. Gli venne infine preclusa la possibilità di continuare a pubblicare le sue opere. Fu rinchiuso nel campo di concentramento di Istonico e di Bucchianico. Anche negli anni della vecchia, nonostante il precario stato di salute, veniva tenuto sotto sorveglianza speciale (nota 1).
Agosto - dicembre 1914
Come detto, negli anni che precedettero l'entrata dell'Italia nel Primo conflitto mondiale, Scalarini pubblicò sull'«Avanti!» un'intensa campagna antimilitarista. Si tratta di vignette tracciate con un segno potente e sintetico. Ingredienti minimi, massima semplicità sono la forza delle loro linguaggio grafico, basato non sulla vuota retorica, ma su precise argomentazioni, esposte con chiarezza e lucidità.

 
Fig. 1
Nessun indugio vi è nelle sue vignette dei primi mesi della guerra europea sull'anti-germanismo. Il suo bersaglio polemico è piuttosto - fin da subito -  la guerra in sé. Perciò nella vignetta del 14 agosto, L'Europa insanguinata (fig. 1), l’immagine della spada che trafigge l’Europa - a rappresentare la violenza bellica che penetra nel suolo - , non ha alcuna connotazione nazionale, anche se la spada vi appare coronata. Tale corona, lungi dal rimandare a qualche 
re o imperatore, vuol semplicemente dire che la guerra regna e impera esclusivamente sulla più totale desolazione.


 
Fig. 2
Per mostrare l'assoluta negatività del conflitto in atto in Europa, Scalarini ne mette a nudo anzitutto gli effetti nefasti. La vignetta del 28 di agosto ha un titolo in sé eloquente: Il figlio che non torna più (fig. 2). Lo spettro della morte si erge - invisibile e defilato - all'interno di un’umile casa, dove una madre si dispera per l'imminente partenza per la guerra del figlio che - il titolo è esplicito al riguardo - non tornerà.

 
Fig. 3
L’obiettivo successivo che il disegnatore persegue è la demolizione delle ragioni interventiste. Vi perviene anzitutto additando le vere cause che producono la guerra, come nella vignetta del 20 settembre dal titolo La guerra automatica: si gettano i soldati e ne vengono fuori i mercanti (fig. 3). Un corpulento “imprenditore” vi appare intento a far funzionare una diabolica macchina, alimentata dai corpi dei soldati, il cui prodotto finale è evidenziato in una montagna di denaro. La guerra si manifesta dunque essenzialmente come un lucroso affare per i capitalisti.

 
Fig. 4
La guerra è il male assoluto, non smette mai di ribadire Scalarini. Perciò, è necessario prendere le distanze da coloro che parlano di guerra come “missioni di civiltà”, fulcro delle più trite argomentazioni a favore dell’interventismo. Uno di questi personaggi, Il guerrafondaio che va a difendere la civiltà, è ripreso con velenoso sarcasmo nella vignetta del 28 novembre (fig. 4).
 
Gennaio - maggio 1915
La denuncia della guerra di Scalarini non conosce cedimenti neppure nel corso dell'anno successivo, nei primissimi mesi del quale si occupa di prendere di mira le occulte trame orchestrate dalle agguerrite minoranze interventiste.

 
Fig. 5
Nella vignetta di capodanno, La nascita del 1915, il nuovo anno mostra di partire sotto i peggiori auspici, levando le braccia in segno di saluto dalla bocca di un cannone (fig. 5). 

 
Fig. 6
Solo qualche giorno innanzi, per la festa dell’Epifania, Scalarini realizza la vignetta Il magazzino militare (fig. 6) in cui con pungente ironia coglie la bizzarra singolarità degli ingredienti che servono per alimentare la causa del militarismo e preparare la guerra. Il “magazzino” appare stipato da un coacervo di mitologie e inezie; tra cui figurano degli specialissimi carburanti come la “retorica”, le “favole”, la “grancassa”, le “bombe dei comunicati ufficiali”, il “fumo concentrato nel vuoto”, la “sabbia da gettare negli occhi” e molto altro ancora, perfino il “lucido da scarpe”.

 
Fig. 7
A smascherare le ignominiose conseguenze della guerra, in primis il dissolvimento del “DIRITTO”, la fervida fantasia del geniale Scalarini crea la potente simbologia de L’albero della guerra (fig. 7), datata 8 febbraio. Si tratta di una pianta insidiosa e nociva (cui si alimentano le perverse gemme del “nazionalismo”, dell’“irredentismo” e del “patriottismo”) le cui radici, nutrite d’ogni genere di malvagità (furto, incendio, stupro, ecc.), intrappolano una preziosa cassa, giacente nella terra, in cui sono custoditi i sacri diritti degli uomini. 

 
Fig. 8
Scalarini evidenzia i frutti velenosi del nazionalismo nella vignetta del 6 aprile, eloquentemente intitolata: Le due Italie (fig. 8). Due donne di aspetto antitetico rappresentano i due volti contrapposti del paese: quello falso e velleitario, forgiato dalla vuota retorica intesa a sostenere il prestigio nazionale, rappresentato dalla donna turrita grandiosamente e solennemente atteggiata, intenta a brandire la spada e la fiaccola; e quello reale, impersonato dalla donna pure essa turrita ma stracciona, piccola piccola, miseramente appoggiata alle stampelle, completamente fasciata per le ferite ricevute nelle precedenti imprese belliche: le guerre d’indipendenza, le imprese coloniali africane. I mali antichi da cui è affetta sono ancora inscritti nelle bende che l’avvolgono, poiché da esse non si è mai risollevata: “disoccupati”, “malattie”, “crisi economica”, “terra incolta”, ecc.

 
Fig. 9
Dal mese di marzo, le vignette dell’artista sembrano precorrere gli orrori che presto si compiranno. Particolarmente inquietante è la vignetta La macellazione (fig. 9), pubblicata il 24 marzo, in cui i rappresentanti delle diverse correnti dell’interventismo (fasci, riformisti, radicali, ecc.) sospingono un carro bestiame dentro il quale vi è un singolo uomo spaurito, simile a un animale portato al macello: il precursore dei tanti figli d’Italia, che presto verranno gettati nell'immane carneficina della guerra.
Fig. 10
Nella vignetta di fig. 10, datata 9 maggio, una grassa e famelica personificazione della guerra è già seduta a tavola, pronta per consumare il menu del giorno, che un cameriere in livrea sta scrivendo sul muro. «Potrò mangiare, finalmente, anche carne italiana!» esclama beffardo il corpulento cliente. 

In questa grande campagna antimilitarista, Scalarini demolisce le argomentazioni avversarie rivelando lucidità e razionalità. Laddove addita gli sviluppi più osceni e macabri della guerra, dimostra mirabile preveggenza. I modi asciutti e sobri che contraddistinguono il suo stile non si avvalgono della deformazione o dell’iperbole. Il suo è un linguaggio essenziale e al contempo tagliente che conserva ancora oggi una piena attualità.

 
Carol Morganti

 
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Note
Sulla figura di Giuseppe Scalarini (Mantova 1873-Milano 1948) si rimanda all'interessante e informatissimo sito web  www.scalarini.it in cui si possono reperire una biografia, un nutrito regesto bibliografico e le immagini di molti disegni realizzati per le riviste con cui l’artista ha collaborato.   Il corpus più imponente di queste grafiche è costituito dai disegni per «Avanti!» della cui redazione Scalarini fece parte dal 1911 al 1925. La maggior parte delle immagini che corredano il presente articolo sono tratte da questo sito, che ringraziamo sentitamente.