L'ANGELO ITALIANO, LA STORIA DELLO SCANDIANESE ALESSANDRO SPADONI

Oggi di esattamente 100 anni fa, moriva il Cappellano Militare Alessandro Spadoni. Il giovane scandianese era un uomo di fede e come ci riporta il cronista Aderito Belli era “una promessa del clero reggiano”. 
Fin da ragazzo sentiva la vocazione religiosa e a 12 anni entrava nel Seminario di Marola.
Oltre la fede era anche un brillante studente, frequentava il Liceo “Spallanzani” di Reggio Emilia dove ottenne la licenza distinguendosi tra gli alunni, diceva un suo professore uscendo dall’ aula dove si tenevano gli esami: “Non ricordo d’aver assistito mai ad esami così splendidi”.
Nonostante continuava in seminario la sua strada religiosa, si iscriveva presso l’Università di Bologna nel novembre del 1912. 
Il 9 agosto 1914 diventava sacerdote e il 10 celebrava la sua prima messa nella chiesa di Pratissolo.
Il 1915 si apriva con la preoccupazione della guerra, scriveva nel gennaio “Sono a Bologna, iscritto al terzo anno di scienze naturali. La voglia di studiare non mi manca, ma temo che i pubblici avvenimenti vengano a rompere tutti i miei disegni. C’è un grande odore di polvere nell’aria.” Nel maggio veniva richiamato sotto le armi e partiva come Cappellano Militare. 
Il 24 di quel mese l’Italia entrava in guerra e il giovane sacerdote prendeva servizio presso l' ospedaletto da campo N°29. 
Già dopo un giorno dallo scoppio del conflitto poteva vedere con i propri occhi il dolore del fronte, annotava: “Messa in Duomo-Assistenza ammalati-giunge il primo ferito….pessima notte.”  Sarà solo l’inizio, i feriti aumenteranno esponenzialmente e così gli ammalati e i morti.
Alessandro, come tanti altri cappellani militari, faceva la guerra così, stando vicino a chi aveva bisogno di una preghiera, di un conforto, di una carezza. 
Purtroppo il rischio contagi era molto elevato per chi viveva in mezzo gli ammalati e infatti l’11 settembre del 1917, il giovane sacerdote si sentì male e veniva ricoverato. Trasferito poi in un vicino Ospedale per avere le migliori cure, la sera del 24 le cose precipitarono e spirava la notte stessa.
Di Alessandro Spadoni voglio ricordare un passaggio che mi ha colpito molto, l’amore e l’affetto che provavano nei suoi confronti le popolazioni dove prestava servizio, slavi in questo caso, che lo chiamavano “l’angelo italiano”. 
Scriveva di Spadoni il parroco di Bergogna, frazione di Caporetto, al Prevosto di Jano  “Quando Don Alessandro passava, i popolani se l’additavano vincendevolmente, sussurrando: <<passa l’angelo italiano>>, mentre nel loro dolcissimo linguaggio gl’indirizzavano il saluto cristiano <<sia lodato Gesù Cristo>> cui egli, non meno dolcemente, e sorridendo rispondeva nella loro parlata: <<Amèn vèkomaj>>(sempre sia lodato).”
Proprio ora, in vista del centenario, 1918-2018, l’Ateneo di Bologna vuole conferire la Laurea Postuma ad Honorem per gli iscritti alle facoltà, che caduti al fronte, non poterono concludere gli studi. 
La lista è composta da 46 nominativi e tra loro c’è "l'Angelo Italiano" Alessandro Spadoni.