L’affascinante storia di tre cannoni da 149 G catturati al Regio esercito e trascinati a forza di braccia a 3200 metri di quota dagli austriaci per battere le posizioni italiane sul Cevedale.

Guerra Mondiale 1915-18.
*** Il grosso obice 149/23 G trasportato con immense fatiche da Temù al Passo del Venerocolo e posizionato la notte del 6 giugno 1916 a Cresta Croce, (2376 m.s.l.), nell'anfiteatro Adamellino, per battere le posizioni Austriache del Corno di Cavento, non fu l'unico pezzo di artiglieria di quelle dimensioni trasportato a simili altezze durante il conflitto. Gli Austriaci , dopo la vittoria della XII°battaglia dell'Isonzo, (17 ottobre 1917), catturarono al Regio Esercito Italiano tre obici 149/35 G. completi di sistema di puntamento ed otturazione e relativo munizionamento; pezzi di grande importanza per gli Austriaci perchè potevano colpire obbiettivi al coperto ed il loro esercito ne era pressochè privo. Furono immediatamente arretrati a Villach, (Carinzia) da cui risalirono la valle del Linz fino a Lienz, quindi , utilizzando la ferrovia proseguirono per S. Candido, la Val Pusteria e la Val Isarco fino a Bolzano, poi , lungo la Val D'Adige fino Merano ed infine raggiunsero Coldrano in Val Venosta ai primi giorni di febbraio 1818, con un grande quantitativo di munizioni. Subito dopo iniziò il faticoso trasporto attraverso i 30 Km. della Val Martello dove alcuni pionieri Austriaci avevano provveduto a rafforzare i ponti in legno e rendere percorribili i tratti più impervi. Dopo alcuni giorni i cannoni, trainati da 12 robusti cavalli, raggiunsero la salita di Borromeo; da quel punto fu impossibile utilizzare i cavalli ed il traino fu affidato alla sola forza dei soldati. Ogni cannone fu smontato in tre pezzi: canna, affusto ed asse con le ruote, otturatore; solo la canna pesava 3.300 Kg. Caricate su slitte appositamente costruite con larghi pattini, vennero avviati verso la cima dell'EisKofel, (massiccio del Cevedale). Venne formata una squadra di 120 uomini, (prevalentemente Russi, che dopo la rivoluzione di ottobre del 1917, non venivano più trattati come prigionieri; prestavano servizio come volontari ricevendo vitto, alloggio ed un modesto compenso); tra questi c'erano anche prigionieri di guerra Serbi e soldati dislocati sul fronte dello Stelvio. Con le mani sanguinanti e fasciate da pezzi di tessuto, i piedi perennemente nel fango e con scarpe fatiscenti , ci vollero 4 mesi per superare i 1.500 m. di dislivello e la distanza di 12 Km. complice anche una fortissima nevicata di 1,5 m. che il 12 di marzo rese ancor più arduo il trasporto ed avvilì quei soldati, un tempo forti e coraggiosi, ed ora divenuti stanchi e cenciosi a cui, gli eventi bellici degli ultimi mesi non avevano più da offrire niente di allegro tranne che puro disagio e sofferenza. Fu quasi un miracolo che questa leggendaria impresa si concluse, a fine maggio 1918, senza incidenti di rilievo, ed alla prima settimana di giugno, dopo le necessarie opere di mimetizzazione i tre "mostri" furono posizionati alla loro "linea zero" sulla cima dell'Eiskofel, (3.257 m.s.l.m.), pronti ad arrecare danni a uomini e materiali. Secondo le disposizioni del comando Zufall, ogni giorno , ogni soldato doveva trasportare una granata da 35 Kg. dalla stazione della funivia presso Punta del Lago Gelato, (3.000 m. ), fino alla così detta Kanonenkofel, (3.275 m.). Il 14 giugno 1918 i tre cannoni aprirono il fuoco contro le postazioni Italiane del Passo dei Volontari, Baita del Pastore, Passo dei Camosci, Passo Zebrù, Cima Trafoi senza poter in alcun modo essere contrastati dall'artiglieria italiana. (Recentemente è stato rinvenuto un proiettile da 149 sul ghiacciaio del Dosegù, vicino al Monte Mantello, testimonianza che gli obici della Eiskofel parteciparono anche alla battaglia del S. Matteo dove il 3 settembre 1918 perse la vita il Cap. degli alpini Arnaldo Berni la cui salma è tuttora sepolta su quel ghiacciaio. Dopo la fine del conflitto, per appropriarsi del ferro, materia prima preziosissima e molto richiesta, si iniziò a distruggere i cannoni dell' Eiskofel, dai paesi vicini in Val Venosta e Val Martello, fabbri con fiamme ossidriche recuperarono tutto il recuperabile, alla fine rimasero solo le canne abbandonate all'incuria del tempo. Soltanto dopo quasi 100 anni, persone rispettose della storia e che avevano stima per i loro padri e la pace tra le nazioni, si sono impegnate a risanare l'area ed erigere un monumento a perenne ricordo delle fatiche ed a monito per l'insensatezza di ogni tipo di violenza e guerra. *** Il 30 luglio 2017 presso i tre cannoni dell'Eiskofel, in occasione del restauro e riposizionamento degli obici abbandonati, si è tenuta una festa per la pace cui sono state invitate Associazioni di Valfurva, della Val di Sole e del Sudtirolo; in ricordo degli avvenimenti spaventosi cui sono state testimoni le cime del Gruppo Cevedale, Ortles , Gran Zebrù e dei grandi disagi patiti dagli uomini protagonisti di quel conflitto atroce e per consolidare la volontà di pace e fratellanza tra i nemici di un tempo. rd