Notiziario: L'ABATE DIAMARE

L'ABATE DIAMARE

Il 17 Febbaio alle ore 7,30 l’Abate Diamare, con un crocifisso di legno in mano, esce dall’Abbazia di Montecassino dalla porta PAX, in uno stretto passaggio tra le macerie, seguito dai monaci e dai pochi civili rimasti tra le sacre mura. Dopo un percorso pieno di pericoli, giunge sulla Casilina, ivi, dopo un lungo viaggio in macchina, giunge la sera al Comando del Generale Senger Von Utterlin in Castelmassimo di Veroli. La mattina dopo verrà intervistato dai tedeschi sulla loro presunta presenza nel Monastero; quindi in macchina condotto a Roma, prima presso l’Ambasciata Tedesca presso la Santa Sede ed infine al Collegio di Sant’Anselmo sull’Aventino dove verrà ospitato insieme agli altri monaci. Gli venne concessa, dopo la guerra, la Medaglia d’Oro al Valor Civile, con questa motivazione: «Luminosa figura di sacerdote, confermava, durante le lunghe e sanguinose vicende belliche svoltesi nei pressi dell'Abbazia di Montecassino, i suoi elevati sentimenti di carità cristiana, più volte affrontando con esemplare fermezza ed indomito coraggio la morte, pur di affrontare la sua parola di fede ed il suo soccorso in favore di tutti coloro che rifugiatisi nell'Abbazia, invocavano la sua paterna protezione. Unica Autorità rimasta sul posto, interveniva ripetutamente e con energia presso il comando militare tedesco, ottenendo il rilascio di numerose persone che, prelevate come ostaggio, erano state condannate a morte, ed evitando la distruzione disposta in segno di rappresaglia, di alcune località abitate. Dopo aver posto in salvo innumerevoli tesori di arte depositati nell'abbazia, riconosciuta la inutilità dei suoi sforzi diretti a preservare tale distruzione dell'insigne monumento, decideva di allontanarsene e, attraversata la linea del fuoco, profonda circa 20 chilometri, alla testa di un corteo di donne, malati e feriti, riusciva, tra l'infuriare della battaglia, a portare tutti in salvo.”. Morirà a Sant'Elia Fiumerapido, vicino Cassino, il 6 settembre 1945, senza poter vedere la rinascita dell’Abbazia. (Roberto Molle)