Il Tenente Stasi con la Brigata Perugia da Campomulo alle Melette

Nonostante avesse fatto richiesta di partire volontario per la guerra iniziata quel 24 maggio 1915, era stato riformato durante la visita medica condotta presso il Distretto Militare. Eppure, Raffaele Stasi era deciso a non tirarsi indietro, a non mettersi da parte: a differenza di altri che avrebbero fatto di tutto pur di non essere arruolati, riuscì, nel febbraio 1916 ad essere arruolato in qualità di Allievo Ufficiale di Complemento. Una scelta, questa, che lo costrinse ad abbandonare gli studi alla Facoltà di Medicina di Roma, presso la quale si era iscritto, conseguendo anche degli ottimi risultati. Napoletano di origine, proveniva da una famiglia di forti tradizioni militari, tanto che il padre Noé, ufficiale di carriera, teorico militare e autore di importanti pubblicazioni per l’addestramento delle reclute, mai provò a fermare l’impeto e la voglia di vestire il panno grigio-verde di questo suo unico figlio. Fu grande l’entusiasmo in Raffaele quando, alla nuova visita di incorporamento, venne fatto finalmente idoneo: assegnato inizialmente al 2° Reggimento Bersaglieri, terminato l’addestramento venne inviato al fronte presso Campomulo, inquadrato nel 130° Reggimento Fanteria della Brigata Perugia. Una volta giunto al fronte, Raffaele Stasi assunse il comando di una sezione mitragliatrici, mettendosi fin da subito in luce per le sue doti di comando e, anche, di coraggio.

Mitraglieri italianiSull’Altipiano di Asiago, Raffaele Stasi prese parte a numerosi combattimenti, venendo promosso al grado di Sottotenente e di Tenente per meriti di guerra, dopo essere riuscito a contenere con i suoi uomini le offensive lanciate dal nemico e per aver preso parte a tutti gli scontri sul Monte Zebio e sul Monte Colombara. Trasferita la Brigata Perugia sul Carso dal successivo maggio 1917, prese parte ai furiosi combattimenti che portarono alla conquista di Castagnevizza, tra il 23 e il 24 maggio: conquista resa vana pochi giorni dopo, quando un’offensiva austriaca riportò la cittadina, ridotta ad un cumulo di macerie, sotto il controllo dell’esercito di Vienna. A seguito dello sfondamento del fronte a Caporetto, venne nuovamente trasferito nell’Altipiano di Asiago, dove si sarebbe attestato a difesa di importanti posizioni in Val Miela. A metà novembre 1917 ebbe inizio una battaglia sulla Meletta Davanti, importane cima posta a difesa della pianura veneta: per oltre una settimana i Fanti italiani opposero una dura resistenza agli Austriaci, il cui impeto iniziale dopo Caporetto si stava ormai esaurendo.

Il 22 novembre 1917, durante un assalto frontale condotto alla testa della sua Compagnia contro una munita posizione nemica, Raffaele Stati venne raggiunto in pieno petto da una raffica di mitragliatrice, che lo fece spirare poco dopo. Alla Memoria del Tenente Raffaele Stasi venne conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare: “Figlio unico e riformato, subiva un’importante operazione, per ottenere l’idoneità fisica al servizio e si arruolava volontario. Pur essendo studente di medicina, scelse e preferì l’Arma di Fanteria, nella quale, nominato Ufficiale, fece venticinque mesi di trincea, essendo di splendido esempio a tutti, per singolare coraggio nei numerosi combattimenti ai quali prese parte col suo Reggimento. Sereno e calmo nel pericolo, paziente ed indefesso nella preparazione dei suoi soldati, instancabile in ogni evenienza, mai la sua costanza e la sua fede vacillarono di fronte alle più ardue situazioni. In una di queste, resa ancor più grave dalle difficoltà opposte dal terreno e dal nemico, ma, soprattutto dalle condizioni morali delle truppe stremate dalla lotta e dalla stanchezza, assaltando fortissime posizioni, condusse con slancio leonino la sua compagnia nelle trincee nemiche aspramente contese e, giuntovi per primo, cadde colpito a morte da una raffica di mitragliatrice al grido: Avanti, Savoia!. Sublime esempio di elette virtù militari, di abnegazione, di devozione al dovere e di ardente amor di Patria. Meletta Davanti, 22 novembre 1917”.