Il nazifascismo, la violenza e le stragi dimenticate

Il professor Paolo Pezzino, coordinatore del progetto su “L’Atlante delle stragi fasciste e naziste in Italia”, fa il punto sulle violenze dell’occupante e dei repubblichini dal 1943 al 1945

Il progetto di un “Atlante delle stragi fasciste e naziste in Italia (settembre 1943 – maggio 1945)” promosso dall’ANPI e dall’Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia (INSMLI), si inserisce in una serie di iniziative finanziate dal Governo della Repubblica Federale Tedesca e finalizzate alla ricostruzione dei rapporti tra Germania e Italia durante il secondo conflitto mondiale. L’obiettivo è quello di elaborare un censimento completo sul territorio nazionale degli episodi di violenza contro la popolazione civile commessi dall’esercito nazista e dai collaborazionisti fascisti repubblicani. Se in alcune regioni come Campania, Toscana ed Emilia Romagna in passato sono già stati condotti degli studi specifici, per altri territori prima di tale progetto il lavoro di ricerca risultava semplicemente abbozzato.

cover libro ANPI su stragiGli studi e l’iter giudiziario conseguiti fino ad ora sono approdati a risultati positivi non solo per gli eredi delle vittime, ma anche per la memoria civile nazionale, risultati che avvalorano la necessità e l’efficacia di tale censimento.

Molte stragi sono ancora sconosciute, diretta conseguenza di rimozioni, azioni processuali tardive e un interesse da parte degli storici che è maturato e si è intensificato solo dagli anni Novanta. Una mappatura dei massacri permette di: definirne la tipologia; localizzare, quantificare e datare gli episodi, facilitandone, quindi, una periodizzazione; determinare il numero delle vittime e creare un elenco nominativo; descrivere i processi; conoscere i luoghi della memoria e le celebrazioni in ricordo dei martiri. La banca dati che verrà pubblicata online consentirà di individuare anche gli avvenimenti meno noti, facendo luce sui persecutori sia tedeschi che italiani, arginando quei tentativi revisionisti o riduzionisti che per molti anni hanno alterato la realtà e, forse, permetterà di mitigare le controversie sulle responsabilità dei partigiani.

Per conoscere lo stato della ricerca, già anticipato in un convegno organizzato a Roma il 15 giugno 2015, proponiamo una breve intervista al professor Paolo Pezzino, coordinatore scientifico del progetto, consulente storico nei processi italiani per crimini nazisti, autore di numerosi studi scientifici sulle stragi e ideatore con Michele Battini della categoria “guerra ai civili”.

Il professor Paolo Pezzino
Il professor Paolo Pezzino

Quali sono, a grandi linee, i risultati ottenuti fino ad ora dal gruppo di lavoro che ha partecipato al progetto “Atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia”?

La ricerca ha reperito tutti i materiali finora disponibili, che, insieme con le varie ricerche locali, sono stati analizzati, e integrati con nuove ricerche in quelle situazioni che erano particolarmente carenti di studi preesistenti.

Le tappe principali sono state le seguenti:

1 – Ideazione di una scheda di rilevazione che tenesse conto di tutti gli aspetti relativi alla storia dell’episodio, alla sua interpretazione e contestualizzazione, alla sua memoria, all’identità delle vittime e dei responsabili (accertati o presunti) e all’iter processuale.

2 – Individuazione di una rete di ricercatori locali incaricati di rilevare gli episodi; rapporti con la rete attraverso l’invio di materiali e di linee guida, contatti costanti, monitoraggio del lavoro, supplenza da parte del gruppo centrale di ricerca nel caso di vuoti da colmare. In questa rete sono stati coinvolti 41 Istituti della Resistenza, 2 sedi universitarie, 2 enti. Stanno collaborando alla ricerca circa 100 persone tra compilatori, ricercatori e supervisori.

3 – Costruzione della maschera in cui inserire le informazioni contenute nelle schede al fine di creare una banca dati omogenea, interrogabile secondo tutte le voci previste e consultabile online, che permetterà alla ricerca di configurarsi come un work in progress aperto a successivi interventi di studiosi e testimoni che vorranno portare il loro contributo. La banca dati costituirà, inoltre, la base per l’elaborazione di un elenco il più possibile completo dei nomi di tutte le vittime delle stragi e di un Gis storico.

4 – Costruzione di un sito web che ospiterà la banca dati e altri materiali relativi alla storia e alla storiografia della violenza ai civili in Italia. Nel sito internet che verrà creato (collocato presso quello dell’INSMLI) verranno anche pubblicate le singole schede monografiche su ciascun episodio.

Ad oggi sono pervenute circa 3800 schede monografiche. Prevediamo di arrivare a oltre 4000 (4200-4300).

Una volta concluso l’inserimento dei dati nella banca dati, e sarà possibile allora avere un quadro più chiaro di rapporti fra diverse tipologie, situazione militare (compresa intensità e caratteristiche della lotta partigiana), vicinanza del fronte, reparti coinvolti, etc.

Quali sono stati i criteri e i parametri che hanno orientato il censimento?

Si è deciso di censire tutti gli episodi che hanno comportato una grave violenza fisica su una o più persone (uccisione), oppure che abbiano portato alla distruzione di interi villaggi come misura punitiva, anche senza offesa fisica alle persone. L’indagine è volta soprattutto a definire le vittime civili (cioè inermi): verranno esclusi quindi i partigiani combattenti uccisi in combattimento o immediatamente dopo (ma non quelli imprigionati e giustiziati in maniera illegittima a distanza di tempo come forma di rappresaglia).

Quali e quante le stragi dimenticate? È possibile avere delle anticipazioni a riguardo?

Soprattutto la microviolenza appare spesso sottostimata. Se le grandi stragi, o episodi che coinvolgono più persone, sono state ricordate (almeno a livello locale), uccisioni singole che si inseriscono comunque in un contesto terroristico nei confronti della popolazione civile sono state spesso cancellate anche dalla memoria locale. Avendole noi considerate (ovviamente contiamo sulla segnalazione di eventuali omissioni), siamo convinti di riuscire ad avere un quadro più completo delle dimensioni del fenomeno delle stragi.