Notiziario: Il Milite Ignoto, le undici bare e la scelta di Maria Bergamas

Il Milite Ignoto, le undici bare e la scelta di Maria Bergamas

L’Italia fu la prima nazione a istituire a livello ufficiale una giornata per commemorare la fine della Grande Guerra, il 4 novembre, per ricordare l’entrata in vigore dell’armistizio e sottolineare come la resa della Germania era diventata inevitabile proprio grazie all’accordo siglato a Villa Giusti. Come ricordiamo nel libro “4 novembre 1918, fu vera gloria? Storia e mito di Vittorio Veneto”, gli altri alleati avrebbero scelto come data quella dell’11 novembre, il giorno in cui venne siglato l’armistizio di Compiègne. Il trattamento ricevuto a Versailles non era passato inosservato a Roma, in un Paese che aveva da poco iniziato alla Camera la discussione delle conclusioni dell’inchiesta su Caporetto e faceva ancora i conti con il passato. Fu proprio in occasione della seduta del 10 settembre 1919, appena arrivata la notizia della firma del trattato di Saint-Germain da parte dell’Austria, che l’onorevole Luigi Gasparotto chiese all’onorevole Nitti di rendere onore e gloria ai soldati d’Italia:

«Così la guerra finiva. E finiva per tutti; per noi e per i nostri alleati… . Un grande sogno nostro si compieva: l’unità della patria… . L’Italia nuova è ben degna dell’antica, e i soldati d’Italia sono degni, in questa Roma, di essere proclamati benemeriti della Patria e della civiltà» (Luigi Gasparotto, Fate passare sotto l’arco di Tito, i soldati d’Italia!).

Maria Bergamas (Ministero delle Guerra, Ufficio Onoranze al Soldato Ignoto)

?Aquileia. Maria Bergamas, madre di un caduto, che ha scelto la salma? 28 ottobre 1921 La foto è parte dell?album: Ministero delle Guerra, Ufficio Onoranze al Soldato Ignoto.

CELEBRARE LA VITTORIA – Parole accolte da numerosi applausi per l’uomo che, al termine del conflitto, avrebbe legato il suo nome alla fondazione dell’Associazione nazionale combattenti e alla presentazione, il 29 luglio 1919, di un progetto di legge per l’estensione alle donne dell’elettorato attivo e passivo, oltre che – come ministro della Guerra – nel novembre 1921 alla sepoltura della salma del Milite ignoto. Nei giorni seguenti sulla stampa si alternarono idee per l’organizzazione di una cerimonia e anche la proposta, rimasta anonima, di incidere i nomi di tutti i 500mila morti italiani della guerra sul Vittoriano. Un’idea nuova in Europa che non venne mai realizzata. Il primo anniversario della vittoria venne festeggiato in modo semplice, a livello locale, con discorsi celebrativi e cerimonie: il 30 ottobre 1919 a Vittorio Veneto due treni speciali permisero l’arrivo di ministri e parlamentari e Orlando tenne un discorso in un teatro della città. A Milano il 2 novembre al cimitero di Musocco si alternarono la mattina un corteo del Psi e il pomeriggio, nello stesso luogo, la manifestazione ufficiale. A Roma il 4 novembre tutto si concentrò nella consegna delle medaglie al valore ai soldati che avevano preso parte ai combattimenti e nell’inaugurazione della targa che modificava in via Vittorio Veneto la strada prima dedicata alla regione Veneto. Solamente il 4 novembre del 1920, nella nuova Italia di Giovanni Giolitti, si tenne una celebrazione solenne della vittoria all’Altare della Patria.

La Sacra Salma viene tumulata il 4 novembre 1921

??la Sacra Salma viene tumulata ?? 4 novembre 1921 La foto è parte dell?album: Ministero delle Guerra, Ufficio Onoranze al Soldato Ignoto. Cerimonie. Il Viaggio della Salma.

IL SANGUE DI UN POPOLO – Ma quale era l’idea a cui si voleva dare forma? Non si volevano celebrare condottieri, generali, singoli comandanti, ma glorificare il sacrificio di sangue di un intero popolo. L’idea di onorare un caduto senza identità e quanti non avevano trovato nemmeno la consolazione di una tomba come simbolo di tutti i soldati morti nel conflitto non era nuova. In Italia la proposta di glorificare la salma del caduto senza nome viene sostenuta e resa pubblica il 24 agosto 1920 dal colonnello Giulio Douhet, sulle colonne del periodico del movimento, Il Dovere, da lui diretto. Del rito civico e del Pantheon, già negato in precedenza alla salma di Giuseppe Garibaldi, da lui ipotizzati, non resterà traccia. Fu necessario attendere l’11 agosto 1921 perché la proposta, fatta propria dall’onorevole De Vecchi,  venisse ufficializzata, grazie anche al dibattito che sul tema si era scatenato in Francia e Inghilterra. Il 4 agosto il disegno di legge arrivò in Aula e l’onorevole Gasparotto chiese alle parti di rinunciare a intervenire perché il provvedimento che rendeva onore ai caduti potesse essere approvato in silenzio. All’unanimità venne chiusa la discussione e rinviato al giorno dopo il voto: con amara sorpresa, furono 35 i contrari. Fu Gabriele D’Annunzio a dare il nome di “Milite Ignoto” alla salma del soldato senza nome che avrebbe ricordato nel tempo i sacrifici e gli eroismi della Grande Guerra. Il soldato che avrebbe rappresentato idealmente tutti coloro che non fecero ritorno a casa. Tutte le famiglie italiane, in qualche modo, erano coinvolte: chi per aver perso un figlio, un marito, un padre, chi per aver lavorato nelle fabbriche o nei campi. 

Dalla Stazione alla Basilica di Santa Maria degli Angeli, a Roma, il 2 novembre 1921

?Roma. Dalla Stazione alla Basilica di Santa Maria degli Angeli? 2 novembre 1921 Da ?L?apoteosi del Milite Ignoto? supplemento all?Illustrazione Italiana, 28 ottobre ? 4 novembre 1921.

LA RICERCA DELLA SALMA – Venne così costituito un Ufficio onoranze al Soldato Ignoto e nominata una commissione che dal 3 al 24 ottobre si dedicò alla ricerca di undici salme di soldati provenienti dai campi di battaglia, dove gli scontri erano stati più atroci. Furono visitate Rovereto, le Dolomiti, gli altipiani, il monte Grappa, il Montello, il Basso Piave, il Cadore, Gorizia, il Basso Isonzo, il monte San Michele e Castagnevizza del Carso (Lorenzo Cadeddu, La leggenda del milite ignoto in Circolo Vittoriese di Ricerche Storiche). I corpi vennero rinvenuti nei cimiteri militari o nei campi di battaglia: per essere “scelti” non dovevano mostrare alcun segno di riconoscimento, se non l’essere riconosciuti come appartenenti a soldati italiani, come si sarebbe dovuto rilevare dall’uniforme anche se lacera, dalle scarpe, dai chiodi, dalle stellette. Per ogni esumazione venne redatto un documento che riportava le cautele adottate: tutti i corpi vennero collocati in bare di legno grezzo, di forma e dimensioni identiche perché non potessero essere identificati. Il 27 ottobre 1921 le undici casse con i resti dei dispersi vennero trasportate nella basilica di Aquileia e nella notte vegliate e scambiate, in segreto, di posto: chi ne aveva seguito il viaggio per un mese era ormai in grado di riconoscerle. Il giorno dopo sarebbe avvenuta la scelta di una di loro e sarebbe iniziato il viaggio verso Roma del “treno dell’eroe”.

MARIA, MADRE, MOGLIE, DONNA – La scelta della donna che avrebbe dovuto designare il Milite, ricorda Cadeddu, inizialmente ricadde su Anna Visentini Feruglio, udinese, madre di due figli dispersi in guerra, alla quale si preferì poi una popolana, Maria Bergamas, originaria di Gradisca d’Isonzo, per di più madre di un disperso irredento. Dopo l’aspersione, la donna scelse la bara del Milite Ignoto tra le campane, gli spari a salve delle artiglierie e le note della Leggenda del Piave suonata dalla Brigata Sassari. Sorretta da quattro militari, teneva in mano un fiore bianco che avrebbe dovuto gettare su una delle undici bare ma, davanti alla seconda, prese il suo velo nero e lo appoggiò sopra, decretando così la sua scelta. Suo figlio Antonio, richiamato alle armi dagli austriaci nel 1914, quando la città di Gradisca apparteneva ancora all’impero, aveva disertato arruolandosi volontario con gli italiani nel 137esimo reggimento di fanteria della Brigata Barletta. Con il nome fittizio di Antonio Bontempelli, escamotage imposto per arruolare i volontari irredenti, era morto sull’Altopiano di Asiago, durante la Strafexpedition.

UN INDIVIDUO PER TUTTA LA NAZIONE – La salma prescelta venne posizionata all’interno di un’altra cassa in legno rivestito di zinco e sul coperchio furono poste una teca con la medaglia commemorativa e un’alabarda d’argento dono della città di Trieste (Le salme dei caduti ignoti ad Aquileja, Corriere della Sera, 27 ottobre 1921). Il vagone era aperto in modo che, al passaggio del treno a vapore a velocità moderata davanti tutte le stazioni, potesse essere vista e salutata dalle popolazioni. Da Udine ad Arezzo, da Chiusi a Roma. Un viaggio emozionante attraverso cinque regioni e 120 stazioni, paragonabile a «un nuovo giro d’Italia» (Antonio Gibelli, La Grande Guerra degli Italiani). Attraverso la salma di un caduto senza nome il popolo onorava non il soldato ma l’intero esercito, non l’individuo ma la nazione, non la sofferenza di uno ma la guerra vinta dallo Stato italiano. Tutti i cinquecentomila caduti erano in quel feretro, ogni madre piangeva in quel soldato il proprio figlio, ogni orfano il proprio padre, ogni donna il proprio marito. Il 2 novembre il convoglio giunse nella Capitale, e il Milite Ignoto fu esposto nella basilica di santa Maria degli Angeli. Tutta la notte fu possibile recarsi in pellegrinaggio per salutare la salma, vegliata dalla guardia d’onore composta anche da ex combattenti. La mattina successiva il feretro venne trasportato al Vittoriano, dove fu tumulato, il 4 novembre del 1921, nell’edicola centrale del complesso alla presenza di Vittorio Emanuele III, per poi essere trasferito nella cripta interna. Alla cerimonia non presero parte né Cadorna, né Diaz, in missione negli Stati Uniti. Un’assenza quest’ultima che sette anni più tardi al momento della morte sarebbe stata compensata con l’esposizione della salma del maresciallo per ventiquattro ore proprio all’Altare della Patria. Niente, in quella prima occasione, avrebbe fatto distogliere l’attenzione dal Milite, «il Fante sacro di Roma». Attorno al Figlio di tutte le madri d’Italia, il Crociato, il Legionario, si unirono tutte le Italie. 

https://pochestorie.corriere.it/2018/11/06/il-milite-ignoto-le-undici-bare-e-la-scelta-di-maria-bergamas/?fbclid=IwAR3bthmakGZI4r0kJtLBEarGW591O9GpP4bnEyURTvXgmV76ay7xHgfrGfY