IL GIORNO DEL RICORDO

Oggi 10 febbraio si celebra la 'Giornata del Ricordo', istituita con la legge 30 marzo 2004 n. 92, dove si vuole «conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale».
Fin dalla sua istituzione questa giornata è stata oggetto di polemiche e recriminazioni più o meno legittime, tra le quali la più stucchevole è quella riguardante il numero dei morti.
La strumentalizzazione politica di tale giornata negli anni ha partorito cifre di ogni tipo: si passa dall'irreale cifra di 'un milione di infoibati' dichiarata dal ministro Gasparri durante una intervista alla trasmissione '3131' di Radio 2 nel febbraio 2004, passando per la sparata del conduttore televisivo Paolo Mieli che nell'intro di una puntata de 'La Grande Storia' di pochi anni fa parlò di 'centinaia di migliaia' di infoibati. Ma se da un politico possiamo aspettarci di tutto, l'uscita di Mieli è stata proporzionalmente molto più grave, dato che stiamo parlando di una persona laureata in Storia la cui presenza nella tv pubblica è ormai ultra-decennale.
Peraltro negli ultimi anni, nonostante le ricerche di numerosi storici, sembra che la politica non sia ancora riuscita a mettersi d'accordo su quanti siano state effettivamente le vittime.
Nel 2013 Bersani (ma non solo lui) parlò di 20.000 infoibati (http://www.ansa.it/…/02/10/Foibe-giornata-ricordo_8221408.h…), cifra poi ripresa da varie testate giornalistiche, da siti di divulgazione come Focus (https://www.focus.it/…/che-cosa-furono-i-massacri-delle-foi…) e politici di vari schieramenti, che a seconda dell'orientamento politico fanno oscillare il numero degli infoibati da 10 a 30 mila, con picchi di 80-100 mila quando associazioni di estrema destra si cimentano con la storia (https://twitter.com/ideadestra_/status/1224879015179227136).
Ma cosa dicono gli storici?
Prima di rispondere alla domanda è doveroso fare una precisazione: per estensione i termini "foibe" e il neologismo "infoibare" sono diventati sinonimi di uccisioni che in realtà furono in massima parte perpetrate in modo diverso: la maggioranza delle vittime morì nei campi di prigionia jugoslavi o durante la deportazione verso di essi. Secondo gli storici Raoul Pupo (storico e professore di Storia contemporanea all'Università di Trieste, tra i massimi conoscitori dell'Esodo giuliano-dalmata e dei massacri delle foibe) e Roberto Spazzali (storico, ex-direttore dell’Istituto Regionale per la Storia del Movimento di Liberazione del Friuli Venezia Giulia), l'utilizzo simbolico di questo termine «può divenire fonte di equivoci qualora si affronti il nodo della quantificazione delle vittime», in quanto la differenza tra il numero relativamente ridotto dei corpi materialmente gettati nelle foibe, e quello più alto degli uccisi nei campi di prigionia, dovrebbe portare a parlare di "deportati" e "uccisi" per indicare tutte le vittime della repressione.
Detto questo vediamo le cifre totali espresse dagli storici. Secondo Gianni Oliva, che pubblicò alcuni libri sull'argomento foibe a fine anni '90, le vittime durante le violenze sul confine orientale furono circa 4-5 mila.
Cifre simili sono state poi riprese da Pupo e Spazzali nel libro 'Foibe', in cui si riporta che in base ai dati raccolti dagli angloamericani nel dopoguerra, mancavano all'appello circa 1500 persone dall'area di Trieste, 1000-1500 dall'area di Gorizia, 500-600 dall'area di Pola (un totale per eccesso di 4600 persone). Nel 1947 l'ufficio addetto alle 'Displaced Person' comunicò al Governo militare alleato che le cifre degli scomparsi per la sola Zona A erano: 1492 a Trieste (724 civili, 768 militari); 1100 a Gorizia (759 civili e 341 militari); 827 a Pola (637 e 190); quindi 3419 persone pari all'1,4% della popolazione complessiva nelle zone sotto controllo anglo-americano. Negli anni '60 poi l'ex sindaco di Trieste Gianni Bartoli corresse tale lista inserendo dati parziali comprendenti persone scomparse anche in Istria e Dalmazia, arrivando alla cifra di 4122.
Sempre secondo Pupo-Spazzali, per quanto riguarda gli eccidi perpetrati in Istria nel settembre-ottobre 1943, nel corso di 31 esplorazioni ufficiali in cavità naturali e artificiali vennero recuperate 217 salme (116 civili e 18 militari accertati), anche se l'impossibilità di controllare tutta la penisola istriana porta a pensare che le vittime furono circa 500, equivalenti alle persone dichiarate scomparse nella zona (lo 0,06% degli abitanti).
Bisogna però rilevare che nella conta delle vittime, solo una piccola parte fu effettivamente recuperata dagli inghiottitoi carsici, le altre si ritiene che siano morte dopo processi sommari da parte delle forze jugoslave o durante la detenzione.
Secondo Sandi Volk, che riporta i dati di Roberto Spazzali, tra il 1945 e il 1948 vennero recuperati dalle foibe triestine e goriziane 464 corpi, a cui vanno sommarsi i circa 240 corpi rinvenuti dalle foibe istriane nel 1943, per un totale di circa 700 vittime. Numero innalzato a 1500 dall'Istituto friulano per la storia del movimento di liberazione.
Cifre peraltro confermate dallo stesso Pupo che scrive: <<Le ipotesi più attendibili parlano di circa 600-700 vittime per il 1943, quando a essere coinvolta fu soprattutto l'Istria [...] Nel complesso, un ordine di grandezza tra le 4000 e le 5000 vittime sembra essere attendibile; cifre superiori si raggiungono soltanto conteggiando anche i caduti che si ebbero da parte italiana nella lotta antipartigiana>>.
Un'altra considerazione doverosa è che durante la seconda ondata di violenza del giugno 1945, quando le truppe jugoslave giunsero nella Venezia Giulia, la maggior parte delle vittime furono collaborazionisti della RSI. Sempre secondo Pupo: <<Appena cessati i combattimenti, infatti, centinaia di militari della Repubblica sociale italiana caduti prigionieri furono passati per le armi (lo stesso accadde a quelli tedeschi) e migliaia di altri furono avviati verso i campi di prigionia - fra i quali particolarmente famigerato fu quello di Borovnica - dove fame, violenze e malattie mieterono un gran numero di vittime>> (http://www.treccani.it/e…/foibe_%28Enciclopedia-Italiana%29/).
Possiamo infine riportare la conclusione della 'Relazione della Commissione mista storico-culturale italo-slovena' (un lavoro congiunto di storici di entrambi i paesi durato dieci anni) e quella del 'Vademecum del giorno del Ricordo' (curato da Pupo e Spazzali con la partecipazione di storici autorevoli quali Guido Crainz, Giampaolo Valdevit e Amedeo Osti Guerrazzi). Il primo, seppur non impegnandosi nell'elencare mere numerazioni, si limita a parlare di <<centinaia di esecuzioni sommarie, le cui vittime vennero gettate nelle foibe, e nella deportazione di un gran numero di militari e civili, parte dei quali perì di stenti o venne liquidata nel corso dei trasferimenti, nelle carceri e nei campi di prigionia (fra i quali va ricordato quello di Borovnica) creati in diverse zone della Jugoslavia>>. Mentre il 'Vademecum' conclude che <<Una stima complessiva delle vittime fra le 3.000 e le 4.000 sembra ragionevole. Cifre molto superiori (10.000 o più) sono sicuramente frutto di errori, volute leggerezze metodologiche (come il computo di presunte migliaia di vittime nel pozzo della miniera di Basovizza o nella foiba 147 del Carso triestino), ovvero intenti propagandistici>>.
Siamo quindi molto lontani dalle 20-30 mila vittime spesso riportate dagli organi di informazione o dai politici. La politica soprattutto di destra poi, gonfiando i numeri cerca di orientare il problema verso una mistificazione, quella del 'genocidio nazionale' su base etnica. Sempre secondo Raoul Pupo, questa congettura <<riproduce la memoria diffusa dei protagonisti del tempo, ma che non è mai riuscita a dimostrare la strumentalità diretta delle stragi rispetto a un preventivo disegno di 'pulizia etnica'. A parte il numero delle vittime - certo elevato, ma lontano da qualsiasi dimensione di genocidio - la repressione jugoslava del 1945 ebbe infatti sicuramente anche finalità intimidatorie nei confronti dell'intera comunità italiana: esse però sembrano da collegare non tanto a un progetto di espulsione [...] quanto alla volontà di far comprendere nel modo più drastico agli italiani che sarebbero potuti sopravvivere nelle terre passate sotto il controllo jugoslavo solo se si fossero adattati senza riserve al nuovo regime, accettandone tutte le conseguenze di ordine politico, nazionale e sociale.>>
[RM]

Fonti bibliografiche:
- Raoul Pupo, Roberto Spazzali, 'Foibe'
- Vademecum per il Giorno del Ricordo (http://www.irsrecfvg.eu/…/Vademecum_giorno_del_ricordo_aggi…)
- Relazione della commissione italo-slovena (https://www.isgrec.it/…/materiali/relazione%20commissione%2…)
- Intervista a Raoul Pupo su tpi.it (https://www.tpi.it/…/foibe-giorno-del-ricordo-fascisti-com…/)
- 'Foibe' su Treccani.it (http://www.treccani.it/e…/foibe_%28Enciclopedia-Italiana%29/)
- AA.VV, 'Foibe, revisionismo di stato e amnesie della repubblica', atti del convegno: 'Foibe: La verità. Contro il revisionismo storico'