Il Capitano Mario Laterza, da Putignano ai cieli del Nord Africa

Mario Laterza, Capitano della Regia Aeronautica nel corso della Seconda Guerra Mondiale, è stato una di quelle figure di cui se ne sa troppo poco. La sua storia, come quella di tanti altri militari che vennero inghiottiti dall’oblio della guerra, ha dovuto subire l’oblio anche a conflitto concluso. Ed è quello che è capitato al giovane Ufficiale dell’Arma Azzurra. Mario Laterza era originario di un piccolo comune dell’entroterra barese, Putignano, famoso più per il carnevale che per avere dato i natali a tanti suoi figli decorati al Valor Militare, sia nella Grande Guerra che nel conflitto 1940-1945. Nato il 16 gennaio 1916, Mario Laterza si guadagnò ben tre Medaglie d’Argento al Valor Militare tra l’inizio delle ostilità, il 10 giugno 1940, e la tragica notte del 2 febbraio 1942, quando venne abbattuto durante una missione di guerra che stava conducendo sulla città d’Alessandria d’Egitto, in un momento in cui il conflitto si trovava ad una svolta: a gennaio le forze italo-tedesche guidate dal Feldmaresciallo Erwin Rommel avevano ripreso l’iniziativa. Ancora erano lontani i giorni della battaglia di El Alamein del novembre 1942 e niente lasciava presagire la disfatta (e la tragedia) che ne sarebbe seguita.

SparvieriIn quella che è passata alla storia come la Battaglia dello Jonio, combattuta al largo di Punta Stilo, tra l’8 e il 9 luglio 1940, le forze aeronavali italiane, guidate dall’Ammiraglio di Squadra Inigo Campioni, affrontarono quelle inglesi dell’Ammiraglio Andrew Cunningham. Vi prese parte anche l’allora Tenente Pilota Mario Laterza che, per il coraggio dimostrato durante lo scontro nei cieli del Mar Jonio, e per aver svolto un’ardita missione su Marsa Matruk, si guadagnava la sua prima Medaglia d’Argento al Valor Militare: “Capo Equipaggio di apparecchio da bombardamento notturno partecipava a numerose missioni di guerra sia sul fronte metropolitano che su quello dell’Africa Settentrionale. Durante la battaglia dello Jonio, pur colpito da preciso tiro antiaereo, rimaneva al proprio posto di gregario mostrando calma e sereno sprezzo del pericolo. In un’azione notturna sul campo trincerato di Marsa Matruk si portava a quota bassissima. Centrato in pieno da riflettori nemici, veniva inseguito e raggiunto da un velivolo da caccia, che colpiva con ripetute raffiche di mitragliatrice le ali dell’apparecchio. Manovrando con audacia e decisione riusciva ad eludere ulteriori attacchi del nemico e a riportare alla base il materiale e l’equipaggio incolume. Cielo del Mar Jonio e dell’Africa Settentrionale, 9 luglio-24 settembre 1940”.

A questa ne seguì una seconda, sempre d’Argento, per i suoi meriti quale ottimo Pilota e valido Ufficiale, esempio per i suoi sottoposti e per quanti si gettavano, con il proprio apparecchio, contro il nemico: “Comandante Interinale di Squadriglia in critiche contingenze belliche, con salda e appassionata azione di comando, infondeva agli equipaggi lo stesso suo entusiasmo ed una fiduciosa certezza nella vittoria. Capo Equipaggio di velivolo da bombardamento notturno, già distintosi in rischiose azioni belliche, più volte contrastato da avverse condizioni atmosferiche, confermava le sue belle doti di Pilota e di Comandante. Primo nel rischio, di energia inesauribile, in difficili condizioni, riusciva a mantenere in efficienza i mezzi affidatigli, sempre pronto ad intervenire ove le circostanze lo imponevano. Cielo dell’Africa Settentrionale, 14 luglio 1940-31 marzo 1941”. Il 2 febbraio 1942, la sua terza, ed ultima, Medaglia d’Argento al Valor Militare. Postuma. Nei cieli di Alessandria d’Egitto veniva abbattuto e il suo nome veniva consegnato alla memoria di quanti, magari anche per caso, sono passati (e passeranno) di fronte al Monumento ai Caduti di Putignano: “Confermava belle virtù militari in azioni belliche su lontani e ben difesi obiettivi del nemico. Da un volo su munita base avversaria non faceva ritorno. Cielo del Mediterraneo, settembre 1941-febbraio 1942”.