I battaglioni tracomatosi nel Regio Esercito e nell'Esercito Austro-Ungarico [ di Maury Fert ]

Sui soldati italiani affetti da tracoma non c'è una letteratura storica disponibile.
Dai pochi dati reperibili si evince però che questa malattia, presente in modo quasi endemico in alcune zone della Penisola, era considerata come "autolesione agli occhi".
Era infatti noto che alcuni richiamati al servizio di leva, erano soliti lavarsi gli occhi in acque stagne o putride al fine di evitarlo.
Si sa comunque che era stato predisposto un Battaglione d'Isolamento per tracomatosi con vari distaccamenti.
Un distaccamento con soldati addetti a servizi sedentari, ad esempio di fureria, esisteva con certezza a Bari. Qui sembra esistesse anche un luogo di cura dove risultano deceduti alcuni soldati, ma tracce di decessi di appartenenti al "Battaglione Tracomatosi" si trovano nelle registrazioni dei Caduti di numerose province.
Ancora negli Anni'30, in un'indagine promossa dal Ministero degli Interni, risultò che nelle 27 province dell'Italia Meridionale ed Insulare (fatta eccezione per quelle di Potenza Avellino ed Enna), il tracoma si trovava allo stato endemico.
Il totale presuntivo della popolazione tracomatosa adulta risultò di 645.000, quello della popolazione in età scolastica di 70.000.
La regione più colpita era la Puglia con le province di Taranto Brindisi e Lecce.
Non migliore era la situazione nell'Impero Asburgico: le "Trachom-Formationen" austriache erano Battaglioni di ammalati e convalescenti costituiti nel 1917 come Truppe Ausiliarie di retrovia e riattati al servizio di linea nel 1918. Erano formati da soldati affetti da tracomatosi, ovvero oftalmopatia, una malattia assai infettiva che necessitava di isolamento.
I Battaglioni Tracomatosi austro-ungarici venivano tenuti in montagna perché si pensava che l'aria "fina" fosse d'aiuto per il recupero della funzione visiva.