I BAMBINI DI VIENNA
Nei mesi che seguirono la fine della Prima Guerra Mondiale, la miseria, le malattie e la fame furono i problemi più significativi. Se la carenza di viveri assunse dimensioni preoccupanti per tutte le nazioni coinvolte nel conflitto, in Austria e in Germania divenne catastrofica e i bambini ne furono le prime vittime.
Una decina di paesi europei, organizzarono i così detti “treni della fratellanza” che portarono al sicuro dalle insidie della fame migliaia di piccoli Viennesi fra ì 4 e i 12 anni.
Ebbe molta risonanza l’azione dell’Italia dove Croce Rossa, parrocchie, comitati locali, Camere del Lavoro e soprattutto gli amministratori di molte città, soprattutto a conduzione socialista, tra le quali Bologna, Milano e Reggio Emilia, offrirono un soggiorno di 4 mesi ai bambini malati e sfiniti dalla fame.
Nel dicembre 1919 l’amministrazione comunale socialista di Reggio Emilia, nella figura del sindaco Giorgio Palazzi organizzò il soggiorno di 100 bambini viennesi. Il 24 dicembre 1919 partì un treno carico di viveri per i bambini di Vienna; il 1 gennaio 1920 il treno rientrò con i bambini che si fermarono fino al 12 maggio 1920. L’assistenza medica dei bambini fu assicurata dalla costante presenza di due importanti figure: Maria Bertolani Del Rio e il marito Aldo Bertolani, medici al San Lazzaro. I bambini arrivati furono ospitati al Villino Levi, messo a disposizione dal servizio sanitario dello stesso nosocomio.
Fu veramente una grande operazione di solidarietà, anche in considerazione che la guerra contro l’Austria era da poco terminata e i bambini ospitati erano i figli dei nostri nemici di un anno prima; fu dato così un esempio di riconciliazione con l’ex nemico.
Da sottolineare che la missione Italiana garantiva una costante informazione alle famiglie sulla salute dei bambini, l’istruzione scolastica con insegnanti austriaci, il rispetto della loro lingua e senza nessun intento di italianizzazione.
Lauro James Garimberti La Grande Guerra nelle Dolomiti