Grande Guerra. La storia di Giuseppe Cerruto, fucilato per decimazione

Questa è la storia di un soldato che partecipò alla Grande Guerra. Un giovane che, come altri migliaia di giovani, lasciarono le loro case e le loro famiglie per prendere parte alla Prima guerra mondiale. Si chiamava Giuseppe Cerruto e morì per mano amica. Fabrizio Corso, saggista e studioso di storia locale, socio delle Associazioni Storiche Carsoetrincee di Trieste e Cimeetrincee di Venezia, con un lavoro minuzioso e certosino, ha ricostruito le vicende di questo ragazzo scavando negli archivi.

Grande Guerra. La storia di Giuseppe Cerruto, fucilato per decimazione

di Fabrizio Corso

Una storia nella storia, quella di Giuseppe Cerruto. Un fante che venne fucilato per decimazione dopo essere stato sorteggiato tra altri 82 soldati. Fu scaraventato insieme ad altri commilitoni che subirono la stessa sorte in una voragine profonda 78 metri. Fu escluso per disonore dall’Albo d’Oro dei Caduti della Grande Guerra. E poi, come se non bastasse, a causa delle errate trascrizioni sui documenti dell’epoca, il suo nome fu trascritto in modo errato non permettendo, fino ad oggi, la sua esatta identificazione.

E’ questa la tragica e triste storia del soldato Giuseppe Cerruto, nato a Modica il 31 ottobre 1887 da papà Rosario e da mamma Concetta Abate e che partecipò alla Grande Guerra nei ranghi del 141° reggimento fanteria della Brigata Catanzaro. Oggi, dopo oltre 103 anni dai fatti, durante delle ricerche sui soldati modicani che morirono durante il conflitto, è stato finalmente possibile identificarlo correttamente, grazie alla consultazione dell’atto di morte e del suo foglio matricolare conservato presso l’Archivio di Stato di Siracusa su cui è appuntato: “Passato per le armi a Monte Sprunk in seguito a sentenza di Corte Marziale, li 28 maggio 1916”. Ma come e perché si arrivò alla sua fucilazione? Di seguito una breve ricostruzione dei fatti, peraltro già ampiamente trattati dalla storiografia della Grande Guerra.

Seconda metà di maggio del 1916, sull’altipiano di Asiago infuriava la cosiddetta “battaglia degli altipiani” scatenata il giorno 15 dall’esercito austro-ungarico con l’obiettivo di sfondare il fronte trentino ed invadere la pianura veneta. L’esercito italiano era in grosse difficoltà e stava arretrando pericolosamente subendo ingenti perdite. Furono giornate di combattimenti violentissimi e la Brigata Catanzaro (reggimenti 141° e 142°), formata in gran parte da fanti calabresi e siciliani, fu schierata nel settore di Asiago, il più critico e caldo del fronte. In quei giorni di fine maggio il 141° fanteria difese il Monte Mosciagh, situato pochi km a nord di Asiago, tanto valorosamente da meritarsi elogi, la citazione nei bollettini ufficiali del Comando Supremo e la concessione della medaglia d’oro al valor militare alla bandiera pur non riuscendo, infine, a mantenere il possesso del monte. Ma se da un lato gli alti comandi italiani premiarono le gesta del reggimento, dall’altro punirono spietatamente 12 suoi fanti senza possibilità di appello, giustiziandone 4 mediante esecuzione sommaria e passandone per le armi altri 8 estraendoli a sorte.

L’episodio che causò questa estrema punizione avvenne la sera del 26 maggio. Alle 19 si abbatté sul Monte Mosciagh un violento temporale con forti grandinate che generò confusione tra i reparti italiani schierati in prima linea. A ciò si aggiunse un improvviso attacco da parte degli austro-ungarici che, approfittando delle cattive condizioni meteo, tentarono di cogliere di sorpresa le difese italiane. La confusione, complice l’oscurità, si tramutò così in panico e una parte della prima linea tenuta dai reparti del 141° fanteria cedette, con il conseguente sbandamento di un’ottantina di soldati che si dispersero nei boschi. Questo li rese colpevoli, teoricamente, di avere violato l’art.92 del Codice penane per l’Esercito che testualmente recita: “Il militare che in faccia al nemico si sbandi, abbandoni il posto o non faccia la possibile difesa, soggiacerà alla pena di morte”.

Il giorno dopo gli sbandati furono recuperati e ricondotti in linea. Alcuni fecero ritorno volontariamente, altri perché furono arrestati dai carabinieri, ma il fatto non poteva essere lasciato impunito. Il comandante del 141° fanteria, colonnello Attilio Thermes, applicò così alla lettera le direttive emanate dal Comando Supremo che proprio il giorno 26 aveva inviato una comunicazione firmata da Cadorna al generale Lequio, comandante le truppe dell’altipiano, contenente le seguenti parole: “Mentre sul resto della fronte le truppe si comportano ovunque valorosamente, in questi giorni, per parte di alcune unità del settore di Asiago, sono accaduti invece dei fatti oltremodo vergognosi, indegni di un Esercito che abbia il culto dell’onore militare. Posizioni di capitale importanza e di facile difesa sono state cedute a pochi nemici senza alcuna resistenza. L’E.V. prenda le più energiche ed estreme misure; faccia fucilare se occorre, immediatamente e senza alcun procedimento, i colpevoli di così enormi scandali, a qualunque grado appartengano.

Fu così che la scure della giustizia militare si abbatté inesorabile sui 12 fanti. Le condanne a morte, emanate da una speciale corte marziale di guerra presieduta dal colonnello Thermes, furono eseguite alle ore 15 del 28 maggio 1916 nella conca del Monte Sprunk, all’epoca situato nelle immediate retrovie italiane. I più alti in grado tra i presunti colpevoli furono sottoposti ad esecuzione sommaria: furono fucilati un ufficiale, il sottotenente Giovanni Romanelli da La Spezia, e 3 sergenti, Celeste Tabiadon, Angelo Losso e Ferdinando Catalano. Furono inoltre fucilati mediante sorteggio per decimazione altri 8 soldati e graduati di truppa: il caporale maggiore Angelo Andreoni, i caporali Giuseppe Serio e Giuseppe Fruci, i soldati Bruno Lacopo, Bruno Felice, Antonio Rega, Gennaro Del Giorno e il modicano Giuseppe Cerruto. Altri 74 soldati che si sbandarono quella sera furono deferiti al Tribunale militare di guerra del XIV Corpo d’Armata che emanò la sentenza il primo luglio 1916: ci furono parecchie condanne alla reclusione militare e qualche assoluzione, ma nessun altro militare venne condannato a morte.

I corpi dei 12 giustiziati vennero gettati nella voragine dello Sprunk, conosciuto anche come “Abisso del Monte Sprunch”, così da essere destinati all’oblio. Ma una ricerca condotta dallo storico catanzarese Mario Saccà, massimo esperto dei tragici fatti che coinvolsero la Brigata Catanzaro (un’altra decimazione colpì la Brigata nel 1917 a Santa Maria La Longa, questa volta dopo una rivolta dovuta ai massacranti turni di trincea a cui fu sottoposta sul Carso), ne ha riportato alla luce i loro nomi. Nel 2010 nei pressi della voragine, purtroppo divenuta in seguito una discarica, sempre su iniziativa del Dott. Saccà è stata piantata e benedetta una croce di legno con sopra trascritti i 12 nomi, ma come già accennato, per un beffardo scherzo del destino il cognome del soldato Cerruto è stato riportato come “Cerruta” poiché così fu erroneamente trascritto sui documenti dell’epoca ritrovati negli archivi. Adesso sarà possibile correggere il refuso e concedere anche al soldato modicano Giuseppe Cerruto la giusta imperitura memoria affinché la sua tragica vicenda non venga più dimenticata.

Si è molto dibattuto negli ultimi anni sulla riabilitazione dei fucilati per mano amica durante la Grande Guerra e in effetti l’argomento è molto complesso. Se da una parte nel corso del conflitto alcuni effettivi criminali furono condannati alla pena capitale, così come da regolamento del Regio Esercito in tempo di guerra, dall’altra parte furono ingiustamente passate per le armi anche persone del tutto innocenti. Nel caso in questione, considerando soprattutto le condizioni di estrema confusione che generarono lo sbandamento, il colonnello Thermes poteva comportarsi diversamente? Ha solamente eseguito una direttiva superiore, per quanto drastica? O poteva evitare di ricorrere alla decimazione, limitandosi a deferire tutti i presunti colpevoli al Tribunale di guerra in modo che venissero accertati e condannati solo gli effettivi colpevoli? Domande a cui non è facile rispondere. Ma una cosa è certa: il metodo della fucilazione per decimazione è stato ufficialmente riconosciuto dalla Commissione d’inchiesta su Caporetto come un “provvedimento selvaggio, che nulla può giustificare”.

La targa posta sulla croce dello Sprunk definisce “innocenti” i 12 fanti, riabilitandoli e concedendo loro il legittimo posto nella Memoria della Nazione. E a tutti loro dedichiamo i seguenti versi del poeta ragusano Vann’Antò, estratti dalla poesia “Fucilazione” pubblicata nella raccolta “Il fante alto da terra” (Vann’Antò partecipò alla Grande Guerra come ufficiale del 58° reggimento fanteria della Brigata Abruzzi):

Nel silenzio della notte

nel silenzio buio dei cuori

piange il condannato

il suo pianto fioco:

 

(- Compagno! fratello! uomo! -)

 

pianto oscuro estraneo

erra, cade senz’eco,

pianto di povero morto

dimenticato, o chissà!…

 

Non ritroviamo più il cuore

nostro: chiuso muto,

tutto un grumo denso

di buio fitto e silenzio.

Fonti documentarie, bibliografia e sitografia (ultima consultazione siti web: agosto 2019):

– Atto di morte di Cerruto Giuseppe registrato al n.58, parte II, serie C, dell’anno 1916 del Comune di Modica;

– Fascicolo matricolare del soldato Cerruto Giuseppe, conservato presso l’Archivio di Stato di Siracusa;

– Forcella Enzo e Monticone Alberto, Plotone di esecuzione, Editori Laterza, Bari 1968;

– Vann’Antò, Il fante alto da terra, All’insegna del pesce d’oro, Milano 1975;

– Saccà Mario, La Brigata Catanzaro, in La Brigata Catanzaro – Dall’eroismo alla decimazione, Istituto calabrese per la storia dell’antifascismo e dell’Italia contemporanea, Catanzaro 2017;

– Regno d’Italia, Codice penale per l’Esercito, consultabile al seguente link:

http://www.regioesercito.it/regioesercito/redoc/manumil3.htm

– Ministero della guerra, Comando del Corpo di Stato Maggiore – Ufficio Storico, Riassunto storico della Brigata Catanzaro, consultabile al seguente link: http://www.cimeetrincee.it/wp-content/uploads/2015/07/catanzaro.pdf

– Cappellano Filippo, Cadorna e le fucilazioni nell’esercito italiano (1915-1917), articolo consultabile al seguente link:

http://www.museodellaguerra.it/wp-content/uploads/2017/09/annali_23_Cadorna-e-le-fucilazioni.pdf

– Misuraca Fara e Grasso Alfonso, Grande Guerra: la decimazione della Brigata “Catanzaro”, articolo consultabile al seguente link: http://www.ilportaledelsud.org/brigata_catanzaro.htm

– Tiberi Valentina, L’irrecuperabilità degli Sprunk, articolo consultabile al seguente link:

http://www.scintilena.com/lirrecuperabilita-degli-sprunk/05/19/#sthash.PyALblKN.kvStSUxw.dpbs