GLI INDIANI NEL REGIO ESERCITO

Dei quasi 72mila prigionieri in mano degli italiani al febbraio 1943, 5.203 erano di origine indiana, catturati in Nordafrica durante i combattimenti con l'8ª Armata britannica.
Già nell'agosto 1942 però i comandi italiani decisero di inviare i prigionieri indiani in Italia allo scopo di costituire reparti di volontari organizzati dal SIM, che intendeva sfruttare i sentimenti ostili degli indiani nei confronti dell'Impero britannico per compiere azioni di sabotaggio dietro le linee nemiche, come già fece la Wehrmacht quando costituì la Legione Indiana divenuta poi il 950° Reggimento di fanteria.

Nel Regio Esercito esistevano già due reparti appositi per i volontari tunisini ('Centro T'), per i volontari arabi ('Centro A') e venne quindi costituito anche il 'Centro I' per gli indiani.
Il primo nucleo fu basato a Villa Marina, nella periferia di Roma, e fu formato inizialmente da 15 volontari indiani, che divennero 44 nel luglio 1942. Essi erano addestrati da ufficiali e sottufficiali italiani che parlavano la lingua inglese o che avevano vissuto in India, coadiuvati dal Mohamed Iqbal Sheday, un esule indiano rivoluzionario anti-britannico che aveva riparato a Roma da diversi anni.
A settembre il numero del reparto crebbe fino a circa 260 volontari, permettendo di riorganizzare l'unità su quattro plotoni fucilieri, tre plotoni mitraglieri e un plotone paracadutisti. Quest'ultimo era formato da 55 elementi brevettati presso la Scuola di Tarquinia e comandati dal tenente Danilo Pastorboni.
Il 22 ottobre il "Centro I" venne trasferito per l'addestramento avanzato a Tivoli e il giorno successivo assunse la denominazione Battaglione Azad Hindoustan ("India libera"), con in organico 21 ufficiali, 12 sottufficiali e 34 soldati nazionali e 5 sottufficiali e 185 soldati indiani. I circa 260 effettivi adottarono le mostrine con i colori arancione, verde e bianco del Congresso indiano presieduto dal Mahatma Gandhi. A ottobre del 1942 il battaglione risultava composto da una compagnia fucilieri, una di mitraglieri, un plotone paracadutisti e un plotone di fanteria composto da personale italiano d'oltremare.

Nonostante le energie profuse, il disastroso andamento delle operazioni italiane in Nordafrica fece venir meno l'entusiasmo dei volontari, e con sconfitta ad El Alamein nel novembre 1942 il battaglione Azad Hindoustan si ammutinò, e i soldati preferirono tornare in prigionia. Il 12 novembre infine il Ministero della guerra decise lo scioglimento del "Centro I" e il reinvio ai campi di internamento dei volontari indiani.

[RM]

-----------

Fonte bibliografica: Filippo Cappellano, 'Quando i prigionieri erano indiani...', in Storia militare (Parma), nº 270, marzo 2016.
Fonte fotografica: 'Gruppo bandiera del Battaglione' (https://it.wikipedia.org/…/File:Bandiera_Centro_militare_I.…)