FILM: LO SQUADRONE BIANCO

di AUGUSTO GENINA - 1936
Lo squadrone bianco è un film diretto da Augusto Genina nel 1936.
Realizzato in gran parte nel deserto libico, a quel tempo colonia italiana, venne presentato alla Mostra di di Venezia di quell'anno, dove fu premiato con la Coppa Mussolini al miglior film italiano, per poi conoscere una grande diffusione all'estero.
È considerato uno dei più importanti film di propaganda dell'epoca fascista.
TRAMA:

Il tenente di cavalleria Ludovici, in seguito a una delusione amorosa con la fidanzata Cristiana, si arruola nel corpo militare dei Meharisti e si fa assegnare in Tripolitania italiana. Giunge al forte in sostituzione del Ten. Bettini, caduto valorosamente in battaglia. Qui deve vedersela con il capitano Santelia, ufficiale dai modi duri, ma di grande esperienza del deserto..

Quando giunge notizia della presenza di una banda di ribelli, il comando decide di inviare uno squadrone al loro inseguimento. La colonna, guidata dai due ufficiali, affronta una spedizione di molti giorni nel deserto profondo. Dopo il primo giorno di marcia il tenente Ludovici, smarrito dalle ostiche condizioni ambientali e dai suoi malinconici pensieri, subisce una severa reprimenda dal capitano, convinto che Ludovici sia solo un giovane viziato senza una vera vocazione militare. Nei giorni successivi la colonna, affrontando la penuria d'acqua e le tempeste di sabbia, prosegue l'inseguimento, e Ludovici, benché stremato e sofferente, resiste allo sforzo.

Individuati e raggiunti i ribelli dopo una dura marcia a tappe forzate, viene ingaggiata un'aspra battaglia nella quale il capitano Santelia ed il "mehari" El Fennek, attendente di Ludovici, restano uccisi. Sarà quindi Ludovici a guidare la colonna nella marcia di rientro alla base. Qui egli ritrova inaspettatamente Cristiana, giunta al forte con un gruppo di turisti, che si dichiara pentita di averlo lasciato e gli chiede di tornare con lei. Ma Ludovici rifiuta, rispondendo che ormai il suo posto è lì, al comando delle truppe nel deserto. Segue il ricordo del capitano Santelia, le cui ultime volontà furono di essere sepolto nel deserto, da lui tanto amato.