FIGURE DI COMBATTENTI: Soldato SETTINO Luigi

30° Fanteria Brigata Pisa
Nato a San Pietro di Guarano (Cosenza) il 16 Gennaio 1897
Morto sul Fajti  il 14 Maggio 1917
Sepolto a --------- 

Decorato di Medaglia d'Oro al Valor Militare

 
Privato delle gambe e delle braccia dallo scoppio di una granata che gli produceva anche una larga ferita alla faccia, incitava calorosamente i compagni a scagliarsi contro il nemico per respingerlo. Rifiutava ogni soccorso per non sottrarre soldati al combattimento. Respinto l'attacco, non volle essere asportato dalla trincea, chiedendo all'ufficiale di poter restare in linea contento di morire fra i suoi compagni per la grandezza del paese.
Dosso Faiti, 14 Maggio 1917
Note Storiche:

Il 30° fanteria che unitamente al 29° formava la Brigata Pisa, il 14 Maggio 1917 si trovava a presidiare la linea del fronte tra a  a del Faiti quota 432 fino al Volkovnjak. mentre La cima e la quota 366 era di competenza della Brigata Ferrara entrambi dipendenti dalla 22^ Divisione XI° C.A.
Cominciava in quel giorno la X^ battaglia dell'isonzo, sul Carso erano previste azioni dimostrative da distogliere e impegnare i reparti avversari dall'offensiva che era concentrata principalmente nel settore del medio Isonzo.
Nella zona di competenza del XI° C.A. si svolse nella notte  un fuoco continuo di artiglieria verso le posizioni Austriache. L'ora dello scatto era previsto alle ore 12.
Poco dopo le 11 al'ala sinistra del Copro d'armata quella presidiata dalla Brigata Pisa inizia un tiro intenso di sbarramento con artiglierie di ogni calibro e bombarde tra le nostre linee e le sue, tiro che sempre più intensificandosi e che raggiunge in pochi istanti una violenza spaventevole.
Il fatto che sulla fronte del XIII e VII C.A. il tiro do artiglieria avversaria è quasi nullo, prova che contro il centro dell'XI° Corpo è diretto il fuoco della massa di batterie austriache sul Carso.
Contro questo fuoco di sbarramento s'infrangono tre successivi attacchi della 22^ Divisione, le cui truppe uscite dalle trincee sono costrette a sostare nel fondo del burroncello , che separa le linee nostre da quelle nemiche (fra la quota 432 e 464).
All'ala sinistra reparti della Brigata Pisa, alle ore 12 occupano di primo impeto, la trincea nemica di quota 196 (a Nord del Faiti) da dove non riescono a procedere oltre a causa del violento tiro di interdizione. nessun progresso è possibile di fronte al Volkovnjak. Dopo una preparazione di fuoco di artiglieria di medio calibro e bombarde della durata di due ore , reparti della Brigata Regina attaccano quota 126 ma non riescono a raggiungerne la cresta a causa del violento tiro d'interdizione nemico: a sera il comando di Divisione (21^), decide di farli ripiegare nelle trincee di partenza.
Alle 17, le truppe della 22^ Divisione, malgrado il lungo, snervante bombardamento, mentre il nemico ha rallentato un pò il tiro di sbarramento, attaccano una quarta volta le posizioni nemiche; un battaglione del 47° fanteria riesce ad impossessarsi di quota 378; reparti arditi della Ferrara riescono A raggiungere la cresta di quota 464;: ma il nemico riapre ancora violentissimo tiro di sbarramento alle loro spalle, impedendo l'afflusso dei rincalzi e a sera il battaglione di q. 378 e gli arditi di q. 464 sono costretti a ritornare sulle loro posizioni di partenza.
Nella notte le due compagnie della Brigata Pisa che avevano occupato la trincea di q. 196 sottoposti a violento concentramento di fuoco nemico e prese d'infilata da mitragliatrici appostate sulle falde nord di q. 464, vengono quasi distrutte. Nuovi reparti accorsi sulla posizione investiti da violenti raffiche di artiglieria e mitragliatrici sono costretti a ripiegare, riuscendo appena a trasportare i feriti..

Tra i  fatti narrati di  questa giornata troverà la morte il soldato SETTINO, dopo un contrattacco austriaco una granata lo colpì mutilandolo degli arti dive rimase ferito gravemente, in quel momento transitò un plotone di rincalzo e lui ferito, che giaceva a terra trovava in se la forza per incitare i suoi compagni a lanciarsi avanti. Qualcuno mosso da compassione cercò di soccorrerlo, ed egli rispose: << Correte lassù: la c'è bisogno di voi! E non vi curate di me!>>.
L'attacco nemico fu respinto, ed i suoi compagni tentarono di trasportarlo al posto di medicazione. Ma il valoroso ferito, allo scopo di impedire che nella difficile opera del trasporto qualcuno fosse colpito, rifiutò chiedendo al suo ufficiale di poter morire in trincea tra i suoi compagni.