Notiziario: Ferruccio Ferrari e Remo Schenoni, dei sacri confini guardie sicure

Ferruccio Ferrari e Remo Schenoni, dei sacri confini guardie sicure

Dei sacri confini, guardia sicura recitava il motto della Guardia alla Frontiera, istituita il 4 dicembre 1934 in seno al Regio Esercito: avrebbe vigilato lungo i confini italiani, dalla Francia alla Svizzera, passando lungo i valichi con l’Austria e tutto il confine orientale. Costituito con militari provenienti dalle Armi della Fanteria, degli Alpini e del Genio, avrà nella Fanteria e negli Alpini d’Arresto, istituiti alla fine degli Anni Cinquanta, i naturali eredi. E furono loro, i Guardiani alla Frontiera tra i primi ad entrare in guerra nel giugno 1940, pochi istanti dopo la dichiarazione di guerra alla Francia. Presso il Forte Chaberton, come Artigliere, prestava servizio il Sergente Maggiore Ferruccio Ferrari, originario della provincia di Cuneo, dove lasciò il lavoro di Ferroviere per rispondere alla chiamata di leva. Trattenuto in servizio nonostante avesse adempiuto agli obblighi previsti, venne destinato alla vigilia del conflitto alla 515a Batteria del VII Settore di Copertura. E qui, il 10 giugno 1940, Ferruccio Ferrari iniziò la guerra contro i vicini d’Oltralpe.
Il 21 giugno, i Francesi decisero di attaccare il forte italiano, posto ad oltre 3000 metri di quota: sulle posizioni tenute dalla Guardia alla Frontiera si riversò un violento bombardamento, che in poche ore distrusse la quasi totalità delle torri italiane. A poco valse la reazione dei cannoni italiani: dalle loro posizioni predominanti e al riparo dal fuoco, le batterie francesi ebbero gioco facile a colpire il Forte Chaberton. Venne colpita anche la 515a Batteria: il Sergente Maggiore Ferruccio Ferrari accorse tra i primi ai cannoni, sostituendo gli Artiglieri uccisi e feriti. Fino a quando un nuovo colpo d’artiglieria sventrò la sua torretta: ferito gravemente, continuò ad esortare alla lotta i suoi dipendenti, fino a quando non venne trasferito in un ospedale delle retrovie, dove moriva poco dopo. Assieme a Ferruccio Ferrari, trovarono la morte anche il Caporale Bruno Nannipieri e gli Artiglieri Umberto Orsenigo, Giovanni Stella Leonardo Sasso, Virginio Romanò, Giacomo Bombardieri, Federico Sala, Mario Redaelli e Riccardo Bossola. Quel giorno, il Sottotenente Carlo Fagnola, Comandante della Prima Sezione della 515a Batteria venne decorato di Croce di Guerra al Valor Militare: partì poi per la Russia, aggregato all’8° Reggimento Artiglieria della Divisione Pasubio. Catturato dai Sovietici nel 1943, morirà nel Campo di Prigionia di Tambow.
All’eroico Sottufficiale, che con la sua morte suggellò il motto con cui era stata creata la Guardia alla Frontiera, verrà conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare alla Memoria: “Sottufficiale Artigliere della Guardia alla Frontiera, all’inizio delle ostilità lasciava volontariamente l’ufficio contabilità per salire al forte ed assumere il comando di un pezzo. Durante violentissimo e preciso tiro di controbatteria nemica, pur conscio dell’inesorabile sorte della sua torre, con l’esempio animava i serventi del suo stesso magnifico slancio. Colpita in pieno la torre, lui stesso ustionato e mortalmente ferito, con sovrumano sforzo e sublime altruismo salvava dal rogo quanti più serventi poteva e cedeva ai suoi soldati feriti la barella che gli toccava per turno. Lasciava poi il forte incitando e gridando ai compagni la consegna del Duce. Nel delirio dell’agonia, una sola visione illuminava il supremo olocausto: il fuoco del suo cannone per la vittoria e la grandezza della Patria. Luminoso esempio di eroismo e di fede. Forte Chaberton, 21 giugno 1940″.
Un altro prode della Guardia alla Frontiera, il Tenente Remo Schenoni, cadde nelle stesse ore, mentre guidava all’assalto i suoi uomini sul Col du Mont, mentre al grido di Savoia! inseguiva un reparto francese in ritirata. Colpito da una raffica di mitragliatrice in pieno petto, spirava quando l’assalto volgeva al meglio per gli Italiani, meritandosi la Medaglia d’Or al Valor Militare alla Memoria: “Scattava per primo all’assalto di una munitissima posizione avversaria che con pochi ed ardimentosi uomini riusciva ad occupare e saldamente presidiare. Non pago di questa sua bella vittoria, inseguiva il nemico per lungo tratto, assoggettandolo al tiro di bombe a mano. Fatto segno a raffiche di mitragliatrice, solo contro molti, non desisteva dall’inseguimento. Colpito a morte, gridava ancora il suo ultimo Savoia. Fulgido esempio di eroismo e di virtù militari. Col du Mont, 21 giugno 1940″.

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