Notiziario: FEDERAZIONE DI VERONA, SEZIONE DI BUTTAPIETRA: 13 GENNAIO 2021 AUGURI AL CENTENARIO OLINDO BUSSI

FEDERAZIONE DI VERONA, SEZIONE DI BUTTAPIETRA: 13 GENNAIO 2021 AUGURI AL CENTENARIO OLINDO BUSSI

IL 13 gennaio il nostro socio, Bussi Olindo, reduce di guerra

compie 100 anni.  Qui di seguito gli auguri trasmessi

dal Presidente Provinciale Gr.Uff. Bruno Buratto:

 

 Carissimo Olindo,

 a nome mio personale, del Direttivo  e di tutti i soci della Federazione Provinciale di Verona, porgo vivissimi auguri  di buon compleanno per i Tuoi 100 anni.

Rivolgo le congratulazioni più sentite per una vita vissuta con  passione e dedizione verso la nostra Associazione ma soprattutto verso la Tua Sezione, coinvolgendo anche Tuo figlio attuale vice presidente.

Tutte le doti che ti contraddistinguono ti rendono una persona ammirevole, orgoglio dei Tuoi famigliari ed esempio per tutti noi.

Grazie a te e al tuo esempio possiamo trarre l'energia per combattere oggi un nemico invisibile e quando ad ognuno di noi capita un momento di sconforto, di rabbia, pensiamo a te, a ciò che hai passato per lunghi anni e sono certo che andremo avanti, resisteremo e molto presto potremo festeggiare il trionfo del popolo italiano, potremo sventolare di nuovo il Tricolore insieme a te, nostro vero eroe e festeggeremo degnamente anche il tuo compleanno.

Fieri ed orgogliosi di averti tra le nostre fila.

Auguri …buon compleanno….

Auguri  da tutta la Federazione di Verona!!!
A 20 anni scampò alla morte, a  100 lo racconta ancora con emozione la  storia del sopravvissuto all’annientamento della divisione Acqui da parte dei tedeschi.
La storia tra date e numeri.
Fino all’8 settembre 1943 le giornate scorrevano tranquille, i rapporti coi civili greci erano in generale buoni e la guerra tutto sommato lontana. Poi, però, l’armistizio di Cassibile (firmato il 3 settembre, ma reso noto l’8) sconvolse ogni cosa. L’esercito italiano si dissolse, il re fuggì al Sud e migliaia di soldati italiani si trovarono di fronte a una scelta: arrendersi, consegnando le armi ai tedeschi, diventati di colpo nemici, o combattere. La loro vita era in gioco in ognuna delle due possibilità, e i militari del nostro Paese, sia a Corfù che a Cefalonia, scelsero di resistere. La storiografia contemporanea è ancora divisa sull’effettivo svolgersi degli eventi e sul numero totale delle vittime, ma quel che è certo è che gli italiani, le armi, non le consegnarono.
Non consegnò le armi la 33esima divisione di fanteria Acqui, che insieme ad altri corpi di complemento (carabinieri, guardia di finanza, marina e aeronautica) formava una forza di circa 12 mila uomini a Cefalonia. Qui, i tedeschi (il grosso formato dalla prima divisione di montagna della Wehrmacht, l’esercito) reagirono in modo brutale: spenta la resistenza italiana, parte delle truppe fu passata per le armi, a partire dagli ufficiali. La battaglia terminò dopo una settimana, il 22 settembre, quando il comandante della divisione Aqui, il generale Antonio Gandin, chiese ai tedeschi la resa senza condizioni. Le esecuzioni sommarie, però, continuarono almeno fino al 24. Chi fu risparmiato, fu in seguito trasportato in campi di lavoro o di concentramento in Germania o nei territori occupati a Est.

Chi sopravvisse, affrontò una vera e proprio odissea per tornare a casa. In molti, poi, perirono sulle navi affondate
 dalle mine o dai siluri degli angloamericani (circa 2.500 vittime in affondamenti di navi partite da Cefalonia e Corfù). Sul numero totale dei morti non c’è ancora un accordo unanime, ma se nel 2015 il conteggio dell’Associazione nazionale divisione Acqui ha stimato in 4439 i reduci italiani tornati in patria, non è azzardato ipotizzare che le vittime (ripetiamo: in totale) siano state almeno 7.500.

Quando una licenza (e un ritardo) salvano la vita:

Olindo Bussi
, 100 anni, l’ha scampata due volte. La prima perché “dopo aver contratto la malaria a Corfù, ero stato mandato a casa in licenza per un mese nel luglio 1943”. La seconda perché, al momento di dover tornare in Grecia, arrivò in ritardo al comando navale di Brindisi e vide salpare la nave ‘Città di Spezia’ dal porto. Quella nave fu poi affondata dai siluri di un sommergibile britannico e persero la vita diversi soldati. Olindo dovette così attendere per ripartire, ma con l’8 settembre e il pandemonio seguente non salpò più alla volta della Grecia. E, anzi, proprio in Puglia riuscì anche a vedere il re VittorioEmanuele III e parte della famiglia reale durante la loro fuga da Roma.